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Eventi | 02 aprile 2022, 20:00

Franco Nero al Baff: «Ottant'anni e mi diverte ancora tanto fare cinema»

VIDEO. Allo Spazio Festival un'inaugurazione nel segno di una star: tutti a caccia di selfie. E ora la serata d'apertura del festival del cinema

Franco Nero con Sandro Munari e Paola Poli

Franco Nero con Sandro Munari e Paola Poli

Ottant’anni come non sentirli, come non dimostrarli. Eppure ci sono tutti, ma considerando che non si è ancora stancato di girare il mondo, che passa da un aereo all’altro, da un set all’altro, che non gli importa il fuso orario, che non perde una partita a tennis, lui Franco Nero, è l’emblema dell’eterna vitalità. Un’agenda fittissima, è arrivato sabato alle 18 in piazza San Giovanni e subito si è visto accerchiato da fan che hanno chiesto foto, selfie, autografi.

Qualche minuto per soddisfare le richieste degli ammiratori, qualche foto per la stampa sullo sfondo delle quinte del Baff e si è precipitato nello spazio festival, che per l’occasione straripava di gente. A presentarlo, il direttore del Baff Steve Della Casa che ha esordito ricordando l’ultima “fatica” di Franco Neri, come regista di un film dal titolo alquanto impegnativo che sarà nelle nostre sale la prossima stagione: “L’uomo che disegnò Dio”. Primo argomento della serata, il film che andrà in scena lunedì a Castellanza, “The match”, dove Nero è protagonista.

«Interpreto questo vecchio che racconta al nipotino come sia sopravvissuto nei campi di concentramento nazisti giocando a pallone. I nazisti avevano chiesto ai prigionieri di fare una partita a pallone». Insomma una storia interessante che ha avuto la fortuna di essere venduta in ottanta paesi. Franco Neri racconta poi di aver lavorato in tutto il mondo, in film dai generi più disparati, anche western. «Mi dicevano, quando fai un western cerca di cavalcare un cavallo piccolo – scherza l’attore – Se è grande tu scompari». E non sono mancate anche altre battute che hanno strappato risate e applausi del pubblico.

«Ho lavorato in trenta cinematografie, vestendo i panni di trenta personaggi di nazionalità differenti. Mi mancava solo il papa. Ma tre mesi fa mi ha chiamato un regista spagnolo che mi ha chiesto di fare il papa, così ho fatto anche questo». All’attivo ha 240 film, negli ultimi trent’anni il 90 per cento del lavoro l’ha fatto all’estero. Sette lavori durante la pandemia (di cui tre in Croazia e uno in Romania). «Insomma mi diverto a cambiare. Ho avuto la fortuna di lavorare con i più grandi registi di tutto il mondo e anche star americane – prosegue – Ho fatto l’eroe ungherese, jugoslavo, italiano (Garibaldi) e mi sono sempre divertito e continuo a divertirmi. È un lavoro duro, ma mi piace tantissimo. Anche quando mi è capitato di lavorare a 47 gradi sotto un tendone e qualcuno del set mi diceva “Quello scoppia”».Poi altra novità.

In questi giorni l’attore ha concluso di scrivere un libro “Django e gli altri”, che sarà presentato il 20 maggio al Salone del libro di Torino: si racconta parte della sua vita.

 

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Laura Vignati

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