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Cronaca | 26 gennaio 2022, 08:21

Oltre centro operazioni sospette in un anno: cinquantasettenne a processo per bancarotta

I “buchi” nelle scritture contabili e una serie di prelievi al bancomat e bonifici sospetti ripetuti fino a prosciugare un intero conto: il fallimento di una immobiliare di Varese sotto la lente di ingrandimento dei giudici

Oltre centro operazioni sospette in un anno: cinquantasettenne a processo per bancarotta

I “buchi” nelle scritture contabili e una serie di bonifici anomali e di prelievi sospetti al bancomat, ripetuti fino a prosciugare un intero conto. E’ quanto emerse, ormai diversi anni fa, da una indagine della Guardia di Finanza del Gaggiolo, oggi al centro di un processo per bancarotta, in corso presso il tribunale di Varese, a carico di un cinquantasettenne che nel 2017 figurava come amministratore di una immobiliare, poi fallita, con sede in città. 

L’immobiliare, fondata nel 2004, era passata di socio in socio - quasi sempre all’interno del contesto familiare - fino ad arrivare all’odierno imputato, che nel 2015 quando ancora non ricopriva cariche all’interno del gruppo, avrebbe utilizzato in maniera impropria il capitale della società, all’epoca guidata dalla sorella. 

Fu proprio la donna a manifestare i primi sospetti, quando si presentò in ufficio un “cliente”, mai visto prima, che pretendeva dei soldi. Aveva con sé un assegno, l’amministratrice accusò il fratello di aver falsificato la sua firma. E lo denunciò. 

A quel punto la società fu sottoposta al controllo fiscale delle fiamme gialle, che si concentrò soprattutto sull’anno 2015 e su un centinaio di operazioni “sospette”, tra prelievi e bonifici, che avevano portato a zero il conto corrente dell’immobiliare, sul quale erano presenti circa 20 mila euro. Dallo stesso conto erano partiti tre bonifici, per un totale di 2 mila euro, diretti al fratello dell’allora amministratrice.

Chi disponeva del conto della società? Chi si recava al bancomat, anche più volte nello stesso giorno, per attingere dalle risorse del gruppo? Le domande, poste in aula dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Bottinelli, sono rimaste senza risposta, anche dopo aver ripercorso i punti focali dell’indagine della Guardia di Finanza, grazie alla testimonianza di un brigadiere che partecipò alle operazioni e del curatore fallimentare che analizzò la documentazione raccolta. Di certo c’è soltanto il fatto che nel 2015 il cinquantasettenne non aveva cariche all’interno della società, di cui non era nemmeno dipendente (acquisirà dalla sorella l’80% delle quote soltanto nel 2017, circa un anno prima del fallimento, con l’immobiliare già formalmente inattiva). 

Durante la prossima udienza, in calendario a fine aprile, altri testimoni compariranno davanti al collegio del tribunale. Poi verrà dichiarato chiuso il dibattimento. E si passerà alle conclusioni delle parti.

Gabriele Lavagno

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