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Basket | 10 ottobre 2021, 19:52

La metamorfosi di Kell nei replay di una Varese ideale. Ma per uno che entra c’è già chi esce

IL COMMENTO DI FABIO GANDINI La Openjobmetis stravolge la propria immagine in soli 7 giorni grazie al ritorno dell’americano, trovando sprazzi della versione che si ipotizza migliore: fisica, prolifica, ordinata. Ma per un giocatore ritrovato, ce n’è un altro che alza bandiera bianca e un altro ancora che forse si ridimensiona

Foto di Fabio Averna

Foto di Fabio Averna

Dentro al replay… tra miliardi di altri ci sei.

Prendiamo in prestito una citazione di uno splendido pezzo di Samuele Bersani: dentro al replay di questo derby perso, tra miliardi di immagini il cui senso ora ci sfugge, ora non è importante, c’è la Varese migliore che possa affrontare il cammino davanti a sé.

Andiamo random: Sorokas che ruba un rimbalzo a giganti in maglia rossa e garantisce un secondo possesso ai suoi; Beane che segna la bomba del 29-21 dopo una circolazione di palla perfetta e quindi con tre metri di vantaggio sul difensore; Kell che si fuma Moraschini e va a schiacciare a due mani; Amato che la mette dall’arco a sintesi di un altro giro di giostra di livello; Caruso che prende un gran rimbalzo in attacco e poi riesce a lucrare un 2+1 di maturità, voglia, adeguatezza; Ferrero che entra dalla panchina come un termosifone e ne scrive 5 di fila; Egbunu che da una parte vola sopra tutti e dall’altra sta perfettamente in mezzo a una difesa chiusa a doppia mandata, la sua e quella dei suoi sodali esterni. E infine le prodezze di Ale Gent, comprese 3 triple che entrano di voglia, più che di tecnica.

Sono attimi di una squadra che ha stravolto la propria immagine in soli 7 giorni, passando dall’essere un'inerme vittima sacrificale di una corazzata a una tracotante outsider che si permette il lusso di guardare negli occhi un’altra corazzata. E di fargli paura. A sintesi dei 40 minuti l’ardire è stato pagato: un po’ dalla stanchezza, un po’ perché semplicemente Milano è più forte, un po’ (un po’ tanto) grazie agli arbitri, che nel dubbio - e nonostante l’instant replay - sono sempre sembrati decidere a vantaggio dei più forti. Ma è inutile sorprendersi: tra Pollcino e l’Orco i fischietti sceglieranno sempre il secondo, in qualsiasi sport.

Torniamo alla metamorfosi, che é più interessante. Non è avvenuta per caso: da agnelli a ragni velenosi non ci si sveglia una mattina, alla Kafka. Alla Varese del PalaDozza mancava un playmaker, un leader carismatico e un giocatore dalle variegate atout tecniche. Tre in uno: Trey Kell. Il suo avvento contro i griffati Armani, sorprendente per continuità e durata d’impatto dopo l’infortunio e la polvere dell’inattività, ha mostrato che la versione originaria della Openjobmetis 2021/2022 non è stata pensata così male: il Trey ritrovato dà fisico, ordine, pericolosità offensiva, garretti in difesa, coinvolgimento dei compagni, vitalità di spirito. 

Per lunghi tratti della gara di oggi pomeriggio si è vista una Varese che i punti a tabellino li può mettere facilmente, che sa leggere i raddoppi sulle sue star, che sa ruotare difensivamente su un'asse lunghi-esterni che in quanto a chili e centimetri non è certo destinata ad arrossire davanti a tutti.

Inevitabilmente, però, quando si aggiunge spesso si toglie. Per un Kell che entra c’è un Wilson che esce, chissà se definitivamente, dal radar. Lo "dicono" gli 0 punti e gli 0 tiri in 13 minuti, ma più ancora il fatto che alla sua presenza sia stato preferito qualsiasi altro assetto, pure con l’americano rientrato in versione guardia. E poi occhio a Jones, indubbiamente il più positivo di questo inizio stagione ma oggi un po’ snobbato sull’altare della sua dimensione fisica - che ha pagato dazio - e di una difesa che ha abbisognato più della “sporcizia” di Sorokas che della sua pulizia.

Poco male: certi ruoli possono anche essere coperti in maniera bifronte. Altri, come quelli del tiratore, no. In quel caso o la metti o non la metti: se non tiri neanche, significa che hai alzato bandiera bianca.

Fabio Gandini


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