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Territorio | 24 luglio 2021, 07:10

Cento anni e non sentirli: tutta Comerio in festa per il compleanno di Ernesta Bianchi

Nata a Voltorre il 24 luglio del 1921, la neocentenaria ha iniziato a lavorare all'età di 11 alla filanda di Comerio e poi alle Pipe di Barasso. Una vita di sacrifici con il trasferimento temporaneo in Francia e poi il ritorno nel Varesotto: «Cura e zappa ancora il suo orto dove coltiva fiori e sogna di fare un viaggio in Sardegna»

Ernesta Bianchi con la nipote Sabrina

Ernesta Bianchi con la nipote Sabrina

Cento anni e non sentirli per niente, nonostante una vita di lavoro e di sacrifici ma anche di tante soddisfazioni; è questa in estrema sintesi la storia della lunga vita della signora Ernesta Bianchi che oggi, 24 luglio, raggiunge l'invidiabile traguardo del secolo di vita in splendida forma e con tanta voglia di vivere. 

E' la nipote Sabrina che vive con lei a raccontare qualche aneddoto legato alla nonna, che nasce a Voltorre, precisamente nella piazza del Chiostro la domenica mattina del 24 luglio del 1921 alle 9, proprio mentre suonavano le campane della Messa domenicale; sua mamma Rosa Binda era appena rientrata in casa dopo essere stata nei campi sulle rive del lago di Varese a fare il fieno.

La signora Ernesta è la prima di quattro fratelli, una morta appena nata, la sorella Rina di sette anni più giovane ed il fratello Romolo di diciassette anni più giovane. «Cresce giocando tra i capitelli e le meraviglie del Chiostro di Voltorre - racconta Sabrina - all’età di 11 anni inizia a lavorare in filanda a Comerio in piedi su di uno sgabello per poter arrivare alle vasche piene di bachi da seta. Appena compì i 12 anni venne assunta presso le pipe Rossi di Molina, Barasso, alla pulitura di fino interna delle pipe. Dove restò fino al 1947 quando si sposò».

I tempi della guerra sono durissimi, ma la signora Ernesta si rimbocca le maniche e aiuta anche i vicini di casa a vangare e zappare i campi o mungere le mucche, per ottenere i cambio un pezzo di pane, qualche uova o un pezzo di carne. Dà una mano anche la sorella Sara, che faceva la sarta, a cucire. 

«Suo padre Mario era malato poiché fu ferito durante la prima guerra mondiale - prosegue la nipote - il suo ricordo più ricorrente è il periodo dei bombardamenti a Varese durante la seconda guerra mondiale, dove vedeva volare sopra la sua testa i “sorci verdi” che lanciavano le “caramelle”. La domenica mattina si mettevano insieme quattro o cinque amiche ed andavano in gita a Gavirate, ma non avendo soldi guardavano dalle vetrine del “Verbano” gli altri ballare. Oppure mettevano insieme i soldi che avevano ed andavano al cinema cercando di tirare il prezzo».

Il 6 gennaio del 1947 conobbe suo marito Beniamino Crugnola che sposò il 22 febbraio, perché poi iniziava la Quaresima e non ci si poteva sposare, trasferendosi a Comerio al Quartè, rimanendo lì con la suocera poiché il marito finito l’inverno dovette far ritorno in Francia dove lavorava come muratore. Ma arrivata l’estate, appena riuscì ad ottenere tutti i permessi, lo raggiunse a Talange, dove il 13 novembre nacque l’unica figlia Denise.

«Si trovava in un Paese straniero senza conoscere la lingua - continua Sabrina - che imparò a parlare e capire non appena la figlia iniziò ad andare a scuola, ed ancora oggi la parla e la capisce bene. Tutti i giorni però guardava il treno dalla finestra che passava, con la speranza di ritornare in Italia. Dove ritornava durante l’inverno per sistemare la casa dove ancora oggi vi abita».

Finalmente nel dicembre del 1960 ecco che preparati i bauli, la signora Ernesta e il marito salirono sul treno diretto a Como e fecero ritorno a Comerio. In una casa dove rimase senz’acqua per tre anni. Poi nel 1975, la nascita della sua unica nipote Sabrina, che vive ancora con lei.

Dopo la morte del marito nel 1995, iniziò a viaggiare e visitare luoghi nuovi, in viaggi organizzati dalla parrocchia di Comerio e non solo, in Israele, Polonia, Russia, Turchia, Malta, Cipro, Ungheria, Cecoslovacchia, Croazia, Slovenia, Spagna, Grecia, Francia, tutta l’Italia tranne la Sardegna, che è ancora il suo sogno, accompagnata dalla figlia o dalla nipote.

«Nel 2003 viene a mancare la madre Rosa all’età di 102 anni - conclude la nipote - poi nel 2013 viene a mancare sua figlia e da allora vive con me. Nonostante l’età, sembra una settantenne con tutta la vitalità e lo spirito. Cura ancora il suo orto, che la scorsa primavera ha zappato personalmente, dove coltiva i fiori da portare al cimitero. Parla molto volentieri e le piace ridere e scherzare».

Domenica 25 luglio nella chiesa di Voltorre alle ore 11 verrà celebrata una Messa per il centenario di nonna Ernesta. 

 

Matteo Fontana

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