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Basket | 02 marzo 2021, 21:47

«Bulleri? Non può essere il Poz del 2014. Io mi giocavo la mia storia con Varese»

Gianmarco Pozzecco a 360 gradi nella diciannovesima puntata de l’Ultima contesa, a cinque giorni dalla sfida tra Sassari e Varese: «Il blocco delle retrocessioni? Doveroso. Tornare da allenatore? Sarebbe meglio da giocatore…»

«Bulleri? Non può essere il Poz del 2014. Io mi giocavo la mia storia con Varese»

Prossimo avversario, mai avversario. Almeno qualora si voglia seguire pedissequamente l’etimologia del termine in questione, che classicamente suggerisce l’idea di qualcuno che sia “contro”. 

Poz contro Varese? Mai. Nemmeno quando è costretto a incrociarla sul parquet con addosso una casacca diversa.

La chiacchierata di ieri, durante la diciannovesima puntata de l’Ultima contesa (insieme al cronista del Corriere della Sera Flavio Vanetti), lo ha confermato: Gianmarco Pozzecco non è riuscito a trattenersi dal far emergere copiosamente tutto l’amore verso la realtà sportiva con cui ha scritto la storia da giocatore e che poi lo ha accolto da allenatore.

Sullo sfondo della sfida di sabato prossimo tra Openjobmetis e Banco di Sardegna, sono stati diversi gli argomenti trattati con il grande ex: dalla situazione attuale delle due squadre, alla crisi di risultati del gruppo biancorosso, fino al modo di intendere il gioco che il Poz porta avanti - controcorrente - nella sua avventura isolana.

In questa sede vi isoliamo tre piccoli focus: l’intervento su Massimo Bulleri e sulle dimissioni che nel 2014 portarono il Poz a lasciare la città, l’opinione su blocco delle retrocessioni e sulle licenze e l’eterna domanda («Tornerai ad allenare qui»?), a cui, stavolta, Pozzecco dà una risposta molto chiara… 

«Varese segue ancora il suo allenatore»

«Quello che io ho vissuto a Varese, quello che ha rappresentato per me Varese, era ciò che in quel momento del 2014 mi stavo giocando e volevo per certi versi proteggere. Bulleri non ha questo rapporto con la realtà varesina e sarebbe ingiusto chiederglielo, così come paragonare le due situazioni. La spinta a dare le dimissioni derivò per me proprio da quel vissuto e dalla convinzione che il mio stato d’animo fosse condizionante in negativo per i miei giocatori. Secondo me un allenatore deve dare le dimissioni se ritiene che i suoi ragazzi non lo ascoltino più: io, vedendo Varese da fuori, questa sensazione non la percepisco».

«Quest’anno è mancata l’integrità sportiva»

«Non possiamo non riconoscere che a causa della pandemia il basket stia vivendo un problema di integrità sportiva. Il Covid ha condizionato questo campionato: ci sono squadre che hanno avuto più fortuna e altre che ne hanno avuta meno. Squadre come Varese e Cantù non hanno potuto allenarsi per settimane: altri club non hanno vissuto questi problemi. Bloccare le retrocessioni è allora un atto dovuto. E lo direi anche se non fossi un tifoso di Varese. Nel mondo dello sport le opportunità devono essere uguali per tutti. Le licenze? Se vogliamo fare in modo che la pallacanestro progredisca, non possiamo non renderci conto di quanto il titolo sportivo condizioni pesantemente la programmazione di un club. Le società dovrebbero avere una serenità nelle scelte da prendere che oggi non esiste, proprio per paura di retrocedere».

«Tornerò da dirigente»

«No, non tornerò ad allenare Varese. Non sarei capace di gestire la sofferenza. Tornerò sicuramente in qualche altra veste, magari da dirigente. Potessi fare un patto con il diavolo, tornerei da giocatore…»

Alleghiamo qui sotto la puntata integrale

Fabio Gandini


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