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Storie | 10 gennaio 2021, 20:00

Il viaggio di Gian Pietro Elli alla scoperta dell’animo umano e di quegli «errori che noi stessi rinneghiamo»

«Legami, religioni, politica, famiglia, innamoramenti, malattia». Quello dello scrittore comasco pubblicato dall’editore varesino Pietro Macchione è un libro che racconta l’inconfessato, sedici storie in cui i personaggi fanno i conti con il loro lato oscuro. Una raccolta “indecente”, come il suo titolo

Il dettaglio della copertina di Indecenze, nuovo libro di Gian Pietro Elli

Il dettaglio della copertina di Indecenze, nuovo libro di Gian Pietro Elli

Quanti di noi, ogni giorno, assumono atteggiamenti o compiono piccoli gesti di cui, in un secondo momento, si vergognano, quasi negano la loro responsabilità?

Gian Pietro Elli, classe 1963, giornalista e scrittore nato e vissuto a Como, ha voluto raccontare proprio questo, ovvero «quelle piccole e grandi indecenze di cui siamo attori protagonisti nella vita di tutti i giorni»; sedici storie in cui ognuno può ritrovarsi raccolte in un libro, Indecenze, appunto, pubblicato dall’editore varesino Pietro Macchione.

Dai primi racconti alla pubblicazione di una raccolta… Indecente

«Mi piace scrivere. È il mio mestiere, ma anche la mia cifra. Ho un senso costante di ricerca, forse perché l’inclinazione nichilista non mi basta: non voglio rinunciare, voglio andare oltre, tentare di capire, cercare un senso. La scrittura è la forma e lo strumento di questa ricerca ma anche semplicemente una modalità espressiva, il mio modo di guardare e condividere il mondo».

Un mondo che Gian Pietro racconta ogni giorno. Quando fa leggere le prime due storie di Indecenze, scritte circa tre anni fa, a un grande autore italiano, dal quale riceve un riscontro così positivo da lasciarlo sorpreso, Gian Pietro si emoziona e inizia a «scrivere senza sosta. Di notte. Come se fosse esplosa una vena. L’ho praticamente scritto nell’arco di tre settimane».

Il libro è completo, Gian Pietro sente che è arrivato il momento di pubblicarlo. Così, inizia a interessarsi a vari concorsi letterari (sempre su consiglio di quell’autore che tanto aveva approvato le sue storie) e, tra gli editori di riferimento per il varesino Premio Chiara, nota Pietro Macchione, al quale propone subito il suo scritto, perché, afferma: «Credo sia giusto incentivare le piccole case editrici, sono sempre ben disposte ad accettare nuovi manoscritti o dattiloscritti».

Dalle parole ai fatti. Con una foto

«Non ho controllato l’ispirazione, l’ho lasciata fluire, mantenendo al minimo il controllo letterario, ma man mano che procedevo nella scrittura mi sono reso conto che c’era un impulso, un rumore di fondo, che teneva insieme i diversi racconti e li allacciava in una sensibilità dominante». È stata una scrittura di getto, quella di Gian Pietro, pensata ma non troppo, istintiva, “di pancia”, poco autobiografica ad eccezione di «un solo racconto, uno solo. Il secondo (Pietro II). Il primo ci va vicinissimo, ma non riesce ad esserlo», anche se quello che ha suscitato in lui più emozioni è stato Il segno.

Le sedici storie di Indecenze sono tutte diverse, ma in qualche modo, legate in modo inevitabile, così come il testo e la foto in copertina, un ritratto forse dello stesso autore, forse di un’altra persona, un figlio che, in potenza, è anche padre, un bambino che è destinato a diventare adulto, la purezza che cela già un lato oscuro, indecente – e tale è il contrasto tra l’immagine e il titolo.

Le Indecenze a cui Gian Pietro fa riferimento, nel titolo e in ogni racconto, sono insite nell’animo umano: «Non siamo né bianchi né neri, ma grigi. Un impasto di virtù e debolezze, di nobili gesti e mancanze. Siamo spesso indecenti: per colpa, egoismo, inadeguatezza, malinteso, qualche volta involontariamente ma, in ogni caso, sempre facciamo fatica ad ammetterlo», anzi, lo nascondiamo, arriviamo anche a negarlo o rinnegarlo.

Lo scrittore guarda alla condizione umana, in un limbo costante, in una “zona grigia” fatta di negatività, errori e mancanze, alla «miseria umana, forse, ma guardata con pietas»: attraversarla è un vero atto di coraggio e di autocomprensione.

Gian Pietro è molto soddisfatto del risultato finale: «I primi complimenti che ho fatto a Macchione sono stati relativi al volume, è bello anche nell’estetica» e la sua speranza è di riuscire a entrare, con la sua scrittura, nelle persone e suscitare in loro pensieri, sensazioni.

«Il riconoscimento più bello per me sarebbe che chi legge Indecenze poi mi scrivesse e dialogasse con me. Cercasse spiegazioni sui singoli racconti o passaggi. Magari troviamo qualche risposta». È, infatti, questo che lo scrittore chiede ai suoi lettori, desideroso di ricevere un’opinione, di confrontarsi, di scendere, forse, ancora di più nell’animo delle persone. Potete trovare il libro nel catalogo online di Pietro Macchione Editore e, per rispondere alla sua richiesta, contattare l’autore tramite la pagina Facebook Indecenze.

Giulia Nicora

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