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Basket | 10 settembre 2020, 21:52

IL COMMENTO DI FABIO GANDINI Gli appunti per il Bullo dopo la solita partita ingiudicabile (per colpa di Milano…)

Quali indicazioni trarre dal match contro i marziani? Quattro: la necessità di una difesa continua, quella di “mischiare” il secondo quintetto, il bisogno di trovare alternative a Douglas e Scola e quello di un’intensità senza se e senza ma. Buon lavoro, allora, al nuovo coach

Massimo Bulleri

Massimo Bulleri

È sempre difficile giudicare Varese dopo una partita contro quei marziani di Milano. Quando Datome e soci ti lasciano un po’ di “respiro”, come in effetti accaduto stasera nei primi due quarti, pare evidente che non stiano giocando al massimo delle loro potenzialità, avendo tra l’altro nell’occasione una giustificazione più che valida: la qualificazione già ottenuta in un girone di Supercoppa dominato senza se e senza ma.

Quando si “ricordano” dei loro mezzi, della loro fisicità e delle loro infinite opzioni, invece, aggredendoti fin dalla tua linea di fondo, infilandoti una tripla dietro l’altra o dettando legge sotto ai tabelloni, risultano contendenti che non possono fungere da metro di paragone: troppo forti. E appartenenti a una categoria e a un “campionato” che non saranno quelli della Openjobmetis.

Il 91-77 del Forum, allora, va ancora una volta commentato tra parentesi, cercando il buono e il cattivo biancorosso indipendentemente dagli avversari: non semplice, ma ci proviamo. Non prima di ri-scoprire l’’acqua tiepida: perdere di 14 è sempre meglio che farlo di 33…

La fatica odierna è stata l’ultima dell’interregno di Vincenzo Cavazzana: da domani sarà solo Bulleri. La partita contro Brescia domenica giungerà ininfluente e poco indicativa della mano del nuovo coach (troppo poco il tempo a disposizione), ma conclusa l’avventura in Supercoppa l’uomo di Cecina potrà iniziare davvero a preparare la stagione. 

Iniziando da dove? Secondo noi dalla difesa. Una retroguardia senza “bestioni” (in altezza, larghezza e atletismo), difensori eccellenti e che deve scontare - non sembra una bestemmia notarlo - la presenza di uno Scola necessariamente più lento di piedi rispetto ai predecessori, non può prescindere da una continuità senza pause lungo tutti e 40 i minuti: altrimenti - e non vogliamo essere Cassandre… - sarà un massacro. Le mancanze strutturali ci saranno sempre, salvo per ora inimmaginabili interventi sul mercato: all’allenatore il compito di coprirle.

Secondo punto: l’efficacia del secondo quintetto. Anche oggi, comunque pre-stagione (non dimentichiamolo mai), l’avvento sul parquet dei rincalzi ha fermato l’attacco varesino. De Nicolao ha voglia ma è ancora troppo acerbo, De Vico si sta dimostrando un gran lottatore ma non è un “bomber”, Jakovics ha punti nella mani ma anche qualche luna, il Gianca capitano è una sicurezza ma non va investito di nessun ruolo se non quello di capo-garra e Morse appare meno prolifico rispetto a quanto fatto intendere dalle prime gare. Al bando i cambi “hockeystici”: bisogna trovare un compromesso. E non sarà privo di complessità farlo: Scola, in fondo, deve riposare, non spremersi…

Terzo punto, collegato ai primi due: le alternative a Douglas e a Scola. È l’aspetto che se volete preoccupa di meno: questa Varese non ha pochi punti nelle mani, in apparenza. Ma se non ci sarà un terzo violino ben riconoscibile, per cifre e responsabilità, per ogni avversaria sarà troppo facile scegliere su chi e cosa concentrarsi. Oggi dietro ai 16 punti di Toney (ottimo inizio e solito calo alla distanza) e ai 10 di Luis (qualche numero di alta scuola ma anche 5 perse e zero triple), tanti piccoli squilli ma nessun terzo moschettiere. Non Andersson, né Ruzzier, figuriamoci Strautins.

Quarto e ultimo punto, il più importante: l’intensità. Gli anni di Attilio Caja ci hanno abituato troppo bene in tal senso: le sue Varese non mollavano mai e, se e quando provavano a farlo, venivano crocifisse in sala mensa dall’Artiglio con urlatacce, timeout di fuoco e cambi punitivi. Insomma: Ferrero e compagni non si sono mai potuti permettere di non aggredire, non difendere, non essere intensi. E allora possiamo pure stare a discutere mesi su metodi, modi ed educazione, ma certe abitudini non vorremmo cambiarle.

Ecco il quaderno degli appunti, caro Bullo: buon lavoro.

Fabio Gandini


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