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Varese | 14 agosto 2020, 08:00

«Mio figlio picchiato perché non ha voluto leccare i piedi a un coetaneo. In piazza Repubblica vedo troppi ragazzi abbandonati»

La testimonianza di una madre intervenuta in pieno centro a Varese per difendere il figlio tredicenne dal "branco": «Sono rimasta sconvolta: alcol, prepotenze e violenza tra giovanissimi. Una ragazza era ubriaca e stava male, altri si azzuffavano. Che futuro avranno se li lasciamo a loro stessi?»

«Mio figlio picchiato perché non ha voluto leccare i piedi a un coetaneo. In piazza Repubblica vedo troppi ragazzi abbandonati»

L'episodio lo avevamo raccontato anche noi, sulla base della ricostruzione del 118: una ragazza di 14 anni soccorsa in piazza Repubblica per intossicazione etilica (leggi QUI). Voi lo avete commentato, ipotizzando cosa avesse potuto spingere una ragazzina a bere tanto, in pieno giorno. Ora vi proponiamo la testimonianza di una donna - una madre - che era li in quegli istanti, che ha vissuto direttamente il contesto in cui, il malore della ragazza, fa solo da contorno.

Parliamo di compagnie di ragazzini dai 13 ai 16 anni, italiani e non, che in piazza si ritrovano in mancanza di meglio da fare. Un po' come succede nel fine settimana in piazza Cacciatori delle Alpi (leggi QUI), solo che questi ragazzi sono più giovani. Più gestibili e ingenui verrebbe da dire. E invece no. «Quando sono arrivata in piazza Repubblica sono rimasta sconvolta – ci racconta la donna - Era tempo che non ci andavo e sono rimasta colpita dal degrado: tutti i presenti avevano una bottiglia in mano, chi birra e chi vino e con i loro telefonini riprendevano il litigio tra due ragazzi, uno dei quali era mio figlio. Si stava azzuffando, anzi le stava prendendo, perché poi mi ha confessato di aver smesso di reagire quando ha visto comparire un coltellino, perché lui - 13 anni - si era rifiutato di leccare i piedi ad un ragazzo che non conosceva e che di anni ne ha 14».

Una provocazione probabilmente, data l'età si può ipotizzare fatta proprio per scatenare una reazione da riprendere con i telefonini, per postarla online e fare incetta di like. L'arrivo dei genitori ha evitato il peggio, «anche se lo ammetto, sono andata su tutte le furie. Dei bambini che giocavano a fare i grandi senza rendersi conto della gravità della situazione». Gli animi dei ragazzi non si sono calmati nemmeno con l'intervento della polizia. «Sono stati sprezzanti nei confronti degli agenti, che non so come abbiano fatto a mantenere la calma con quelli che potevano essere i loro figli e uno scappellotto in certe situazioni farebbe anche bene».

Sempre la donna ha notato che una ragazza nel gruppo non si sentiva bene. «Era ubriaca alle 18.30 del pomeriggio, aveva bevuto birre e vodka e nessuno degli amici sembrava interessato alle sue condizioni, probabilmente nemmeno se ne erano accorti. Sembrava di stare in un film, in una scena ambientata in un quartiere degradato in mezzo a disagiati. Ed è questo che più mi ha colpito: possibile che dei ragazzi possano essere abbandonati così a loro stessi?».

Se sul momento la rabbia era tanta, col senno di poi questa mamma non si sente nemmeno di colpevolizzare i ragazzi, ed è per questo che sta riflettendo sulla possibilità di sporgere denuncia nei confronti di chi ha aggredito suo figlio, che ha riportato diverse contusioni al volto. «Perché a 14 anni qualcuno te la deve insegnare l'educazione, ti deve guidare. Da mamma mi sento responsabile per i comportamenti di mio figlio e se questi ragazzi non hanno delle famiglie alle spalle, perché i servizi sociali non intervengono?».

Questa mamma ha voluto andare in fondo a questa faccenda e capire chi fossero gli aggressori di suo figlio. «Ragazzi giovani ma già segnalati, alcuni con situazioni familiari difficili. Insomma vivono situazioni di disagio che si mischiano a quello degli altri frequentatori della piazza, che sono più grandi e che cercano di emulare».

Il disagio sembra il denominatore comune delle compagnie che ultimamente stanno frequentando il centro. Non si parla di pochi ragazzi, ma di decine. E non si sta parlando nemmeno di “ragazzate”, ma di gravi comportamenti, di violenza, abuso di alcol e forse di droghe e di scarsa sorveglianza. «Capisco che le forze dell'ordine da sole possano fare ben poco. Mi chiedo dove siano le altre istituzioni, perché si permette che questi ragazzi si perdano così, cosa ne sarà di loro in futuro? Per adesso mio figlio in centro non andrà più, ma non trovo sia giusto, tutti noi da ragazzi abbiamo passato pomeriggi in centro a Varese, siamo stati in compagnia e situazioni come queste erano l'eccezione, non la normalità».

Valentina Fumagalli

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