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Sport | 16 gennaio 2020, 00:31

HOCKEY, FINAL FOUR -2. Matteo Bianchi, l'onorevole giallonero: «Ragazzi, a Merano divertitevi. E quando uscite dagli spogliatoi, guardate negli occhi i 200 Mastini sulle gradinate»

L'onorevole della Lega è cresciuto al Palalbani, ama l'hockey e spinge il Varese all'impresa che manca da 25 anni: «Un vero Mastino lotta e vince quando gli altri smettono di farlo. A Merano gioca il nome di una città per una coccarda che resta per sempre. La KHL russa guarda alla Lombardia. Sul palaghiaccio politica unita»

"Regalateci un sogno" c'era scritto sotto la curva Nord traboccante di gialloneri ai bei tempi: sabato alla Meranarena per le final four di Coppa Italia capiterà ancora. Nella gallery Matteo Bianchi hockeysta al Palalbani e poi da tifoso in tribuna

"Regalateci un sogno" c'era scritto sotto la curva Nord traboccante di gialloneri ai bei tempi: sabato alla Meranarena per le final four di Coppa Italia capiterà ancora. Nella gallery Matteo Bianchi hockeysta al Palalbani e poi da tifoso in tribuna

Venticinque anni: esattamente lo stesso tempo in cui Varese era rimasta lontana dalla serie B del calcio, prima di riconquistarla.

Venticinque anni: alcuni dei duecento tifosi varesini che sabato invaderanno la Meranarena sognando di vincere la semifinale e andare a giocarsi la Coppa Italia il giorno dopo, riportando il nome della città davanti a tutti, non erano ancora nati quando nel 1995 i Mastini conquistarono l'ultimo trofeo di una storia gloriosa, la Federation Cup.

Venticinque anni: in questo quarto di secolo ci sono le armi in più del Varese e cioè la distanza, la fame, le umiliazioni subite e il risveglio che nessuna delle avversarie può mettere sul ghiaccio, visto che la maggior parte dei Mastini in pista e sugli spalti ha sangue giallonero nelle vene, e sa cosa significa avere quel logo sulle maglie.  

«E' un bene per tutta la città essere a Merano a giocarsi la Coppa Italia - dice Matteo Bianchi, onorevole della Lega e Mastino dentro che con l'hockey, da giocatore e poi da tifoso, è diventato grande - ed è un bene anche per tutto il movimento che il Varese sia tornato a questi livelli. 
Siamo conosciuti ovunque per il basket, che vive una situazione altalenante, per il calcio che è nel dramma e per l'hockey che ha boccheggiato per responsabilità da ricondurre alla politica miope tenuta dalla Federghiaccio da metà anni 80, quando vennero privilegiate le realtà valligiane, rinchiudendo l'hockey a sport regionale a discapito di piazze come Varese e Milano.
Se i Mastini rialzassero la testa fino a metterla davanti a tutti, sarebbe il segnale di una riscossa di tutto il movimento».

Matteo Bianchi è un fiume in piena: «Anche in momenti difficili, Varese ha continuato a far battere il cuore giallonero grazie a un buon movimento giovanile e a centinaia di ragazzini che indossavano questa maglia come se esistesse una prima squadra davanti a loro in cui giocare: è per questo che il sogno di essere un Mastino non è mai morto.
Chi si avvicina all'hockey da piccolo, per emergere deve avere una prospettiva di almeno 10-12 anni con una squadra senior a livelli decorosi: se quest'ultima un anno c'è e un anno dopo forse non c'è, oppure se a ogni stagione cambiano le regole e i campionati, questa prospettiva e questo stimolo non esistono e tutto è più difficile. Serve che la società duri, e così la prima squadra a certi livelli, perché l'hockey a Varese torni ad essere trainante. Bisogna dare costanza, anno dopo anno».

L'ex sindaco di Morazzone ha cominciato da difensore, passando poi a giocare da centro. «Andavo al palaghiaccio con la Kronenburg, la Merlett, la Whirlpool e la Shimano: ci sono stati sponsor importanti, da Ducrocchi fino ai Colombo, e l'attenzione per l'hockey venne esaltata anche dalla presenza di tanti italoamericani che portavano qualità. Un nome? Ne faccio due, ovviamente difensori: Brad Shaw, tecnicamente inarrivabile, e Chad Biafore, fisicamente una bestia. Attacco? Scelgo Mansi-Figliuzzi». 

Duecento tifosi in trasferta sabato per la semifinale di Merano con il Pergine cosa significano?
«Che il livello si è alzato e la gente ha capito: ci sono giocatori di qualità e carattere che quando usciranno dagli spogliatoi della Meranarena, vedendo 200 varesini sulle gradinate, sbraneranno il ghiaccio. Un vero Mastino sa diventare una cosa sola con il pubblico».

Perché un tifoso e un imprenditore dovrebbero credere nell'hockey a Varese?
«Perché è uno sport veloce e di contatto che regala emozioni continue. Perché è lontano anni luce dalle questioni negative che ruotano attorno al mondo del calcio. Perché è uno sport nostro, emblema di radici, fatica e territorio. Perché è uno sport internazionale che insegna ai ragazzini che lo praticano a confrontarsi con coetanei provenienti da tutto il mondo. L'hockey è un'esperienza di vita. E perché c'è la prospettiva olimpica: Varese non può vedersi passare accanto Milano-Cortina 2026 senza essere protagonista della partita».

La politica cosa deve fare perché questa partita e quest'occasione non siano perse? 
«Deve investire sugli impianti sportivi, e l'amministrazione lo sta facendo anche grazie al sostegno dei 2 milioni arrivati da Roma: portare avanti in maniera corale e bipartisan il progetto di ristrutturazione dal Palalbani è da vincenti. Ma non basta: bisogna investire ancora di più sull'impianto più frequentato della provincia. Non solo: la politica deve fare capire alla Fisg che confinare l'hockey in Sudtirol, in Trentino e nell'Alto Veneto nuoce a tutti, come si è visto negli ultimi 25 anni».

Lei come può aiutare i Mastini? 
«Il campionato più importante d'Europa, la KHL russa, ha mostrato più volte interesse ad avere squadre al di fuori dei propri confini, ci sono stati agganci e coinvolgimenti dal Nordamerica a Zagabria e a Praga, e so per certo che le piazze lombarde, cioè Varese e Milano, possono entrare in questo discorso. Sull'onda delle Olimpiadi, il sogno di agganciare le squadre lombarde al secondo campionato hockeistico mondiale può non essere soltanto un sogno».

Cosa direbbe nello spogliatoio giallonero prima della semifinale, da Mastino a Mastini?
«Ragazzi, a Merano divertitevi. Giocate mettendo davanti la voglia di rincorrere le emozioni: sono quelle che rimangono nei ricordi di un giocatore e di un tifoso. Essere un Mastino significa questo: giocarsela, combattere anche quando gli altri smetterebbero di farlo, tenere alti i colori gialloneri e della città. Perché una competizione come questa non è solo una partita di hockey ma porta in alto il nome di un'intera comunità e di una città. Una coccarda tricolore resta per sempre».

Ai vecchi tempi dei grandi Mastini cosa scriveremmo ora per chiudere l'articolo?
«Vecchio cuore giallonero, batti ancora. Batti forte e batti tutti».

FINAL FOUR COPPA ITALIA

Sabato 18 e domenica 19 gennaio a Merano: sabato semifinale Varese-Pergine (ore 16: biglietti a 10 euro) e Merano-Valpeagle (ore 20). Domenica finale alle 18 (biglietti a 15 euro). Biglietto per tutte le partite a 30 euro.

In caso di parità al termine dei 60', overtime di 20' ed eventualmente rigori.







Andrea Confalonieri


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