La grandezza di Francesco, che pur si definiva “il giullare di Dio”, la genialità dello stile innovativo e travolgente di Dario Fo e Franca Rame, reinterpretati dal talento internazionale di Christian Poggioni, fanno dello spettacolo “Lu santo jullare Francesco” una di quelle piccole cose preziose che tanto avrebbero amato i protagonisti dei due centenari che si festeggiano quest’anno, i cent’anni della nascita di Fo e l’ottavo centenario della morte del fraticello di Assisi.
E la dimostrazione che la provincia può accogliere grandi spettacoli viene attuata dall’Amministrazione comunale di Laveno Mombello, che porta in scena questo giocoso monologo teatrale di Dario Fo e Franca Rame domenica 22 novembre alle ore 21.00 grazie anche alla fattiva collaborazione del Cinema Teatro Franciscum di Mombello.
L’evento è gratuito, con prenotazione sul sito www.visitlaveno.it, nella scheda dell’evento. I posti non sono numerati.
Dario Fo scrisse il testo dopo il conferimento del Nobel per la letteratura, in stile “giullaresco”. Le fonti storiche sulla vita del Santo si intrecciano con tradizioni popolari, leggende e fioretti: il lupo di Gubbio, la predica agli uccelli, l’incontro con Papa Innocenzo III, la composizione del Cantico delle Creature. Ne esce un ritratto leggero, spirituale e molto umano del Poverello d’Assisi, che ancora oggi ci parla di amore universale. Francesco è riconosciuto, anche oltre il mondo cristiano, come simbolo di pace, dialogo tra culture e religioni e armonia con il creato.
In scena, anche come regista, Christian Poggioni, diplomato alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano con Giorgio Strehler, ha poi ottenuto un master in regia alla School of Cinematic Arts della University of Southern California. Poggioni porta lo spettacolo con l’autorizzazione ufficiale della Fondazione Fo Rame.
Questo spettacolo è stato particolarmente voluto dall’Amministrazione in occasione delle celebrazioni francescane a cui il rimando è forte nelle parole del Vicesindaco e Assessore alla Cultura Mario Iodice: «Francesco ci ricorda che la verità può passare anche attraverso il sorriso di un giullare e che nella leggerezza si nasconde l’essenziale. In un tempo che fatica ad ascoltare, questo spettacolo ci invita a cercare il senso profondo delle cose là dove meno ce lo aspettiamo: negli ultimi, nella semplicità, nella gioia.»














