È il giorno clou del congresso straordinario della Lega lanciato da Matteo Salvini dal palco di Pontida dopo i dissidi dei mesi scorsi con la fronda nordista.
Oggi, domenica, all’Allianz MiCo di Milano interverranno lo stesso Salvini, formalmente segretario dimissionario come previsto dal regolamento, e lo sfidante Massimo Garavaglia, presidente della commissione Finanze del Senato.
Ma ieri ci sono stati diversi interventi di governatori, segretari e amministratori locali e di altri delegati.
Lega di lotta e di governo e i panni sporchi
A prendere la parola anche diversi esponenti della provincia di Varese. A partire dal governatore Attilio Fontana, colui che più si è esposto, insieme a Massimiliano Romeo, segretario della Lega Lombarda, nel chiedere una squadra allargata e un cambio di passo.
«Mi ha lasciato un po’ perplesso questo affermare che per colpa nostra le cose stanno andando male – ha detto Fontana –. Le affermazioni che abbiamo fatto le vedo riportate addirittura nel titolo del congresso, “Lega di lotta e di governo”. Era proprio quello che auspicavo». Lo auspicava davanti a una possibile gestione di Roma «dei fondi di coesione o dei principali ospedali delle regioni».
«Io che ho girato tanto le sezioni della mia regione e non solo, qualche malessere lo percepivo e lo hanno percepito anche i sondaggi, purtroppo – ha proseguito l’ex sindaco di Varese –. Abbiamo semplicemente avanzato alcune proposte, come il concetto della territorialità, del federalismo. Ci siamo seccati della burocrazia e della fiscalità di Roma che ci opprime. Ribadendo questi principi, forse qualche consenso in più lo potevamo ottenere». Anche a fronte di un governo che talvolta «andava in direzione opposta».
Fontana ha anche rispolverato lo slogan «né neri né rossi ma liberi con Bossi»: «Ma vedo che siamo un pochino inclinati verso una destra estrema e questo non fa parte del nostro Dna». Il presidente lombardo ha anche ribadito la richiesta di organizzare il partito in modo federale.
Molto diverso il tenore dell’intervento del deputato tradatese Stefano Candiani, protagonista, dopo quasi sei ore di lavori, dell’ultimo intervento della giornata. «I panni sporchi si lavano in casa», la sintesi del suo pensiero. «A me ha dato disagio ritrovare le discussioni in pasto ai giornali, soprattutto quelli che non ci vogliono bene», ha affermato Candiani, per poi aggiungere che «non condivido il limitarsi a criticare la nostra azione di governo. Chi la vede da vicino sa che i nostri ministri fanno una fatica enorme. Dare oggi una risposta soddisfacente a chi si attende il federalismo e l’autonomia da anni è difficile. Molti risultati andranno raggiunti negli anni a venire».
Il consiglio di Cassani a Salvini

«Stiamo perdendo solamente consenso o stiamo perdendo le ragioni per cui migliaia di persone hanno scelto di entrare in Lega?» è la domanda che ha posto il segretario provinciale di Varese Andrea Cassani. Per il quale nei territori si avverte «una crisi di fiducia, di appartenenza e di credibilità. Credo che la responsabilità sia condivisa fra tutti. Dobbiamo avere il coraggio di guardare che cosa sta accadendo dentro le nostre sezioni».
Secondo Cassani «dobbiamo smettere di confondere la lealtà con il silenzio. Dire a un segretario quello che vuole sentirsi dire è molto facile. Dirgli quello che deve sapere richiede coraggio».
Ecco allora la «questione di posizionamento politico» posta dal segretario: «Vedendoci sottrarre da Fratelli d’Italia, da Giorgia Meloni soprattutto, il ruolo di interlocutore principale con le imprese, e vedendo la sempre maggiore presenza della premier in Lombardia, mi chiedo se non stiamo snaturando troppo la nostra identità o perdendo quel ruolo di sindacato del territorio o delle imprese».
Rivolgendosi a Salvini: «Mi permetto, Matteo, di darti un consiglio non richiesto: ascolta di più quelli che hanno il coraggio di dirti le cose in faccia e meno chi punta alla conservazione del proprio status. Chi ti dà dei suggerimenti, seppur fastidiosi, pensa al bene della Lega. Gli Yes man pensano al proprio bene e saranno loro a scagliarsi con maggior veemenza contro di te quando non otterranno quello che si aspettano».
Quindi la stoccata: «Vedere certi non nativi leghisti, entrati l’altro ieri, ma che hanno già ricevuto tanto, probabilmente troppo, che ci danno lezioni di leghismo è qualcosa che sinceramente fa un po’ indignare. Sono i primi che scappano quando la nave affonda».
Remigrazione e dintorni

«L’unica parola per difendere il futuro dei nostri popoli e della nostra gente è una sola: remigrazione». Lo ha scandito l’eurodeputata bustocca Isabella Tovaglieri, presentando la propria mozione dal titolo “Un piano per la remigrazione”.
Il congresso, ha ricordato Tovaglieri, si teneva in una «Milano blindata». In riferimento alle recenti devastazioni, ha detto che «siamo in uno scenario di guerra perché qualcuno ci sta dichiarando guerra. Questi non sono maranza, sono terroristi. Non si accontentano di approfittare del nostro welfare, vorrebbero anche l’iPhone di cittadinanza. La sinistra minimizza, sono diventati gli utili idioti dell’Islam socialista».
«Qualcuno dice che la proposta di remigrazione è in antitesi col Dna del nostro partito – ha continuato l’europarlamentare –. Io invece credo che non sia in contrapposizione con l’autonomia, perché oggi in gioco c’è l’identità del nostro nord. L’immigrazione, soprattutto quella di seconda generazione, sta facendo danni soprattutto qui. Se non difendiamo ciò che abbiamo costruito, tutte le battaglie indipendentiste e autonomiste saranno destinate a rimanere inutili».
Di «invasione islamica» e «“no” alle moschee» da inserire nei programmi elettorali delle prossime amministrative ha parlato il segretario della Lega di Gallarate Giorgio Caielli (foto qui sopra). Proponendo che «chi chiede la cittadinanza italiana e proviene dai paesi islamici rinunci alla cittadinanza del paese di provenienza», sulla scia dei paesi che oggi non ammettono la doppia cittadinanza.
Nel proprio intervento, il delegato varesino Davide Quadri (qui sotto) ha fatto riferimento ai timori di chi deve «far crescere i propri figli come minoranza in casa propria».

L’invito del delegato di Busto a Garavaglia: «Ritirati»

Non ci ha girato intorno il delegato di Busto Domenico Donadio (foto sopra) nell’esprimere il proprio sostegno a Salvini, definito un «supereroe». Donadio ha invitato Garavaglia a ritirare la candidatura: «Questo renderebbe la Lega molto più forte. Una Lega unita. I nemici non sono qui dentro, ma fuori: sono la sinistra, i delinquenti che sfasciano le città, i giudici che hanno perseguitato Matteo con i processi».
Di diverso tenore l’intervento di Riccardo Battiston (sotto), delegato di Venegono Superiore, che ha invitato ad avere il «coraggio» di rimettere al centro il federalismo e i militanti.

Gli altri delegati

Oltre a quelli già citati, i delegati della provincia di Varese ammessi di diritto per i ruoli istituzionali che rivestono sono il ministro Giancarlo Giorgetti (considerato vicino a Garavaglia ma ieri seduto in prima fila accanto a Salvini, nella foto qui sopra), la deputata Manuela Maffioli, il consigliere regionale Emanuele Monti.
Gli altri delegati sono Stefano Cavallin, Simona Cassarà, Thomas Guerini, Claudia Mazzetti, Stefano Gosio, Angelo Veronesi, Matteo Mancini.














