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Politica | 09 ottobre 2026, 13:30

Sergio Crespi, un manager per Busto: «Questa volta il centrosinistra non si divide e possiamo vincere»

L’INTERVISTA. «Siamo al lavoro per realizzare un “piano strategico” per la città», afferma il candidato sindaco. A partire da domani, ogni sabato sarà in centro a incontrare la gente insieme alla squadra della lista civica “Impegno per la città”, in attesa che i partiti che lo sosterranno rompano gli indugi. La sua storia e le sue idee

Sergio Crespi, un manager per Busto: «Questa volta il centrosinistra non si divide e possiamo vincere»

Dalla piazza virtuale a quella reale. Dopo aver lanciato tramite i social la propria candidatura a sindaco di Busto Arsizio, Sergio Crespi è pronto a incontrare di persona la cittadinanza. Domani, 10 ottobre, sarà in via Milano dalle 15 alle 19. E così sarà ogni sabato, fino al termine dell’anno.
Al gazebo con lui ci sarà la squadra della lista civica “Impegno per la città”, in attesa che le forze del centrosinistra e della sinistra che lo sosterranno (a cominciare dal Partito Democratico) rompano gli indugi. 

Dottor Crespi, come prima cosa le chiedo di presentarsi ai cittadini di Busto Arsizio.
«Ho 60 anni e sono un manager. Dopo la laurea in scienze politiche, sono cresciuto nel mondo Hupac, nel settore dell'intermodalità. Sono entrato in Hupac nella sede di Busto Arsizio, sono diventato direttore del personale, poi direttore generale di tutta la parte Italia, con la gestione dei terminal di Busto Gallarate, Desio, Oleggio, Milano Greco Pirelli e Novara. Sono stato direttore generale in Italia, poi direttore commerciale in Europa e dopo vent’anni sono andato a ricoprire la carica di direttore generale in Interporto Bologna, una città della logistica, molto grande. Era però un insieme di magazzini, io l'ho fatto diventare un luogo con la piattaforma logistica più importante e più grande d'Italia, con servizi sanitari, medici, sportivi, di trasporto, iniziative culturali.
Dopo sette anni sono ritornato in Lombardia con la lettera di encomio del sindaco di Bologna, in quanto Interporto Bologna è una società partecipata.
Quindi a Bologna ho vissuto l'amministrazione del bene pubblico così come la intendo io, unendo gli interessi dell'azienda con il miglioramento della qualità di vita e di lavoro di tutti i lavoratori e gli abitanti di quella “città di 25mila abitanti” (10mila lavoratori, 15mila autisti e operatori di vario tipo).
Ho continuato a fare il manager: per due anni sono stato amministratore delegato di Boni, una società di Ivrea, poi ho fatto il direttore generale a Brescia, Treviglio e Vicenza in Regas, e da due anni faccio il direttore generale di Sanico, un'azienda che distribuisce prodotti a sanitarie, ortopedie e farmacie di tutta Italia».

E dal punto di vista più “personale”, qual è il suo legame con la città?
«Sono nato a Busto, ho vissuto per anni in via Varese, ho fatto le scuole alle Pontida e alle De Amicis, poi mi sono diplomato alla ragioneria prima di laurearmi in scienze politiche. Ho frequentato fino a vent'anni l'oratorio San Filippo, giocando ma facendo anche l'educatore e l'allenatore. Ho sempre giocato a calcio, prima nel San Filippo poi nel Cas Sacconago. Ho allenato squadre giovanili al Cas e a Buscate. Ho maturato sempre la voglia di unire le persone, sia nello sport che nello studio e nel lavoro. Sono rimasto bustocco anche quando sono andato a Bologna per sette anni e quando sono andato in giro per l'Europa per lavoro. Adesso è arrivato il momento di trasferire queste esperienze per il miglioramento della città».

Come nasce la sfida di candidarsi a sindaco di Busto?
«Questa sfida è nata con la volontà di mettere a terra e di migliorare la città con tutto quello che ho appreso. Sono sempre stato un uomo che ha lavorato per il bene della collettività durante la mia carriera di manager e, su invito di amici e di conoscenti che mi hanno sempre apprezzato, ho iniziato a elaborare questo progetto.
Più parlavo con la società civile e più maturavo l'esigenza di mettere a terra quanto ho appreso, più conquistavo persone e più pensavo di essere sulla via giusta. Ho elaborato piano piano il mio programma e una lista civica, ma durante le interlocuzioni ho maturato anche la possibilità di unire la sinistra in un grande sogno: laddove gli altri si possono dividere, noi andiamo avanti coesi, pur con le nostre differenze».

Quando ha iniziato a costruire questo percorso?
«Il mio percorso è iniziato un anno e mezzo fa e le interlocuzioni sono partite da diversi mesi. Ho iniziato a coinvolgere amici, amici degli amici, parenti, gli amici dei parenti, persone che non vedevo dai tempi dell'oratorio San Filippo e dell’Hupac.
È nato come una goccia e poi mi sono accorto che c'era un torrente e adesso è diventato un fiume di persone che si trova tutti i mercoledì. Siamo partiti in sette e siamo in cinquanta; ho avuto 250 relazioni, dietro queste relazioni ci sono associazioni sportive, oratori, forze sindacali.
L'obiettivo è amministrare al meglio la cosa pubblica e migliorare questa città partendo dalle priorità che sono sotto gli occhi di tutti: illuminazione, strade che si allagano alle prime gocce di pioggia, quartieri lasciati un po' andare, da rivitalizzare e da ristrutturare. Per arrivare alle cose più profonde, come il miglioramento delle condizioni di lavoro, verificare quanti disoccupati ci sono, quanti pendolari; andare a vedere quanti non riescono a usufruire dei servizi sanitari perché il privato costa troppo e i tempi del pubblico sono troppo lunghi. Iniziare a capire che la sicurezza non è soltanto militarizzare la città ma è agire nel profondo della cultura e degli strumenti sociali. Insomma, fare un piano industriale nella politica. Io sono abituato a realizzarli, in Interporto di Bologna ne ho fatto uno di dieci anni. Ora il mio obiettivo è redigere un programma strategico per cinque anni, di ampio respiro, partendo dalle cose che a Busto non vanno per migliorare le situazioni che possono far passare il cittadino dalla frase “Non si vive male a Busto” alla frase “Ma allora si può vivere meglio a Busto”. E io sono convinto che si può vivere meglio a Busto Arsizio».

Ha detto che vuole unire il centrosinistra: può già dirci quali partiti sosterranno la sua candidatura?
«Non posso dirlo non perché non voglia, ma perché sto interloquendo con tante persone. Il campo largo, anche se il termine non mi piace, è un insieme di persone, associazioni, partiti che possono andare dal centrosinistra fino alla “sinistra più sinistra”. Saranno loro a dire che “Impegno per la città” è la lista civica che può veramente dare una svolta e di volerla appoggiare. Questo unirsi uno più uno può fare la differenza. Non è detto che vinceremo, ma senza dubbio potremo dire la nostra alle elezioni per migliorare la città».

Busto non ha una tradizione di sinistra. Perché questa volta le cose potrebbero cambiare?
«Perché la gente si accorge che la sinistra questa volta non si divide, mentre forse saranno gli altri a farlo. Questa volta potrebbe essere diversa perché c'è una lista civica con un manager che è abituato a far funzionare le aziende assumendo, mettendo le persone al posto giusto e creando team building, gruppi di lavoro che si possono unire nella loro diversità. Questa volta si può vincere perché c'è un programma che verrà migliorato attraverso il confronto con la cittadinanza. Questa volta si può vincere perché la gente forse è stanca di sentirsi dire le stesse cose, di sentire “miglioreremo”, ma poi non si migliora.
Con le idee della popolazione, vogliamo analizzare le cose che non vanno una per una e metterle a terra».

Qual è il suo giudizio dei dieci anni di amministrazione Antonelli?
«Il mio giudizio è che si è diviso e non si è unito, si è lavorato come un uomo solo al comando, si è un po' tralasciata la parte dell'aggregazione, dell'inclusione, la parte sociale, la parte culturale. Ci sono alcuni problemi strutturali che esistono ancora, come i ponti che si allagano, i marciapiedi che non sono percorribili dal nonno con il nipotino nelle periferie; dai parchi che non possono essere utilizzati perché sono trascurati alle periferie che cadono a pezzi.
Il giudizio non è sul passato, ma su quello che io vedo nel presente: una città da migliorare».

Come si svilupperà la sua campagna elettorale?
«Incontrando i cittadini. Iniziamo sabato 10 ottobre in centro, in via Milano, con il primo gazebo caratterizzato dalla presenza di tutto il mio gruppo ormai di circa 50 persone. Incontreremo i cittadini che ci potranno dare il loro nome oppure soltanto un'idea. Ci sarà chi si sceglierà di parlare in modo più approfondito. Dal gazebo del sabato ci sposteremo nei vari quartieri per colloquiare e ascoltare tutte le persone. Siamo anche molto attivi sui social. Sarà un percorso in crescendo, caratterizzato proprio dall'incontro».

Riccardo Canetta


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