È scontro in Consiglio regionale sull’inchiesta della Procura di Ravenna relativa all’ipotesi di presunti falsi certificati medici rilasciati per impedire il trattenimento nei Cpr, centri di permanenza per il rimpatrio, di cittadini stranieri irregolari.
A portare il caso al Pirellone è stato il leghista Emanuele Monti, attraverso una mozione volta ad approfondire quanto emerso a seguito delle attività giudiziarie in corso «con particolare riferimento all’eventuale coinvolgimento di professionisti e strutture operanti in Lombardia».
Nel testo si legge infatti che nell’ambito dell’attività di polizia giudiziaria «sono stati eseguiti decreti di perquisizione locale, personale e informatica nei confronti di oltre venti professionisti in diverse città italiane, tra le quali Milano e Varese».
Il documento – approvato dall’assise – chiede alla Regione di acquisire, nel rispetto delle indagini, elementi sull’eventuale coinvolgimento di professionisti o strutture del Servizio sanitario lombardo e di verificare le procedure adottate per il rilascio delle certificazioni, i controlli e la loro tracciabilità.
Illustrando la mozione, il varesino Monti ha citato «il signor Ibrahima», giudicato non idoneo per il Cpr e arrestato a seguito «sette molestie sessuali», e pure il «signor Mustapha» e le sue «69 sanzioni amministrative». Per il Partito Democratico l’iniziativa «criminalizza i medici».
Le critiche dell’opposizione
Il capogruppo del Partito Democratico Pierfrancesco Majorino ha bollato il testo come «una brutta mozione che ci potevamo risparmiare, pericolosamente superficiale nel trattare il coinvolgimento eventuale dei medici». Per l’esponente dem, «Monti si è basato su notizie giornalistiche messe insieme con un po’ di superficialità».
«È una mozione 5 per cento, percentuale attuale della Lega – ha proseguito Majorino – fatta per rispondere alla competizione che si sta scatenando a destra. Così criminalizziamo chi aiuta chi è in difficoltà senza accertarsi che i fatti evocati corrispondano alla realtà».
Ancora più decisa la collega del Pd Carmela Rozza, che ha parlato di «mozione che criminalizza i medici. Non posso accettare che si metta sotto la lente d’ingrandimento una categoria che ci serve come il pane».
Per Luca Paladini (Patto Civico) è «pericoloso tenere insieme un certificato che ha negato l’entrata nel Cpr di una persona con gli atti compiuti da questa. Si accusa implicitamente il medico di essere il colpevole morale degli atti poi compiuti». Mentre Onorio Rosati (Alleanza Verdi-Sinistra) ha fatto notare che si tratta di una vicenda «per la quale non c’è stato neanche un rinvio a giudizio».
La difesa della mozione
«Davanti a queste indagini che aprono a orizzonti molto gravi, la Regione si muova in autotutela nell’interesse di migliaia di medici perbene», ha detto Monti riprendendo la parola e replicando a Majorino sul garantismo, riportando alcuni attacchi del capogruppo dem al governatore Attilio Fontana risalenti al periodo del Covid.
Monti ha poi spiegato di aver «raccolto la proposta del presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici, Filippo Anelli, affinché alla valutazione clinica dei soggetti destinati ai Cpr si affianchi un atto amministrativo di convalida. Un passaggio che consentirebbe di definire meglio le responsabilità e di non lasciare interamente sulle spalle dei medici un compito così delicato».
«È imbarazzante che la richiesta di fare chiarezza su presunti certificati sanitari falsi venga descritta come un attacco ai medici – la replica dai banchi della maggioranza di Marco Bestetti (Fratelli d’Italia) –. L'indagine è stata avviata dalla Procura di Ravenna, non dal centrodestra. Se le ipotesi degli inquirenti fossero confermate, saremmo davanti a condotte gravissime».
Per il capogruppo della Lega Alessandro Corbetta è «giusto tenere accesi tutti i fari possibili, affinché emerga la verità». Il leghista ha aggiunto che sul sistema dell’accoglienza «ci sono state truffe, indagini e sentenze definitive che hanno fatto emergere sistemi attraverso cui qualcuno ha lucrato sull’immigrazione. Mentre Matteo Salvini ha rischiato anni di carcere per aver difeso i confini».
La mozione è stata approvata – con voto segreto su richiesta delle minoranza – con 36 voti favorevoli, 21 contrati e un astenuto.














