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Economia | 05 agosto 2026, 13:46

Le imprese del Varesotto esportano di più e trovano meno credito

Il Report Congiuntura del Centro Studi Imprese Territorio di Confartigianato mette accanto due numeri che vanno nella direzione opposta. Non è la congiuntura a spiegarli: è il mercato del credito, che si è diviso per dimensione d'impresa e per territorio

Le imprese del Varesotto esportano di più e trovano meno credito

Nel Report Congiuntura del Centro Studi Imprese Territorio, secondo trimestre 2026, ci sono due numeri che riguardano lo stesso territorio e lo stesso periodo e vanno in direzione opposta: l'export della provincia di Varese cresce del 23,2%, il credito bancario alle imprese della stessa provincia cala del 2,9%. La domanda che ne nasce è semplice: perché un territorio che vende di più fatica a farsi finanziare?

La prima risposta possibile è che l'economia stia rallentando, e i dati dicono che non è così. Il prodotto interno lordo cresce dello 0,2% e la crescita già acquisita per l'anno arriva allo 0,8%. L'inflazione scende al 3%, con la componente di fondo — quella al netto di energia e alimentari freschi — all'1,6%. La Banca centrale europea si è fermata al 2,25%. Un quadro senza slancio, ma non una frenata.

La seconda risposta possibile è che manchi il lavoro, e anche questa non regge. La disoccupazione sale al 5,7%, però nello stesso mese gli inattivi calano di 103 mila unità e gli occupati restano stabili: sono persone che hanno ricominciato a cercare, non posti perduti.

Se non è la congiuntura e non è il lavoro, resta il credito. E qui il dato è netto. I prestiti alle imprese lombarde nel complesso crescono dell'1,3%, ma il segno positivo appartiene alle medio-grandi, che prendono l'1,9% in più. Le piccole perdono il 4%. Stessa fonte, stesso periodo, stesso universo: il confronto tiene, e dice che il credito si è diviso per dimensione d'impresa. Alle piccole arriva il 9% dei prestiti netti.

Il prezzo conferma la quantità. Un nuovo prestito fino a un milione di euro costa il 4,34%, sopra il milione il 3,25%: poco più di un punto percentuale in più a carico di chi chiede meno.

C'è però una seconda frattura, e non coincide con la prima. Su dodici province lombarde soltanto tre crescono — Milano, Cremona e Bergamo — mentre tutte le altre calano, fino a Lodi che segna il valore peggiore. Nel bacino, oltre a Varese, Como perde il 6% e Monza e Brianza lo 0,5%. La distanza fra territori è perfino più ampia di quella fra dimensioni, e un dettaglio spiega l'aggregato: la sola Milano concentra 112,9 miliardi di prestiti netti sui 195,2 della regione. Il dato regionale in crescita, quindi, è in larga parte un dato milanese.

Le due fratture non si escludono: si sommano. Un'impresa piccola è svantaggiata a parità di territorio, un territorio manifatturiero è svantaggiato a parità di dimensione. Per una piccola impresa manifatturiera del bacino gli svantaggi arrivano insieme, e a questi si aggiungono i costi: nell'artigianato i prezzi delle materie prime salgono del 6,1% contro il 3,7% dell'industria.

Dentro questo quadro l'unica leva davvero governabile dall'impresa riguarda i mercati, e passa dai dazi americani. La domanda utile non è quanto pesi il tetto del 15%, ma dove finiscono i propri prodotti: quel tetto è un massimale e non un'aliquota unica, perché aeromobili civili, farmaci generici e alcune materie prime restano alla tariffa ordinaria, e l'esenzione sugli aeromobili lascia fuori i militari e quelli senza pilota. Acciaio, alluminio e rame stanno addirittura fuori dall'accordo, con aliquote più alte. Per una filiera metalmeccanica la verifica va fatta lì, codice per codice.

Per ulteriori informazioni consultare il documento integrale.

C.S.

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