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Economia | 03 agosto 2026, 18:23

Siccità, l'allarme di Coldiretti Varese: «Mais, perdite fino al 60%. Criticità anche per il fieno»

Preoccupante il quadro tracciato dall'associazione di categoria: «Situazione complessa anche per soia e colture di secondo raccolto. Pascoli asciutti e Lago Maggiore attorno all'8% di riempimento»

Siccità, l'allarme di Coldiretti Varese: «Mais, perdite fino al 60%. Criticità anche per il fieno»

Mais con perdite produttive che nelle situazioni più critiche possono superare il 60%, secondo taglio dei prati in situazione di criticità, difficoltà nelle semine di soia e nelle colture di secondo raccolto. È il primo quadro dei danni causati dalla siccità nelle campagne della provincia di Varese, tracciato da Coldiretti sulla base delle segnalazioni raccolte direttamente nelle aziende agricole.

La situazione appare particolarmente delicata nella fascia di pianura e nelle aree meridionali della provincia, dove la scarsità di precipitazioni si combina con temperature elevate, forte evaporazione e necessità irrigue crescenti. Le criticità riguardano soprattutto mais, prati da sfalcio, soia e colture seminate dopo la raccolta dei cereali autunno-vernini.

«Non siamo più soltanto davanti al rischio di una riduzione dei raccolti: in molte aziende una parte della produzione è già stata compromessa» afferma il presidente di Coldiretti Varese Pietro Luca Colombo. «La situazione varia in base alla disponibilità d'acqua e alle caratteristiche dei terreni, ma le segnalazioni indicano perdite importanti sul mais e una ricrescita dei prati fortemente ridotta, quando non completamente assente».

Le prime valutazioni aziendali indicano per il mais cali che, negli appezzamenti maggiormente esposti allo stress idrico, possono arrivare al 40%. La mancanza d'acqua nelle fasi decisive dello sviluppo compromette infatti la crescita della pianta, l'impollinazione e il riempimento della granella, con effetti che potranno essere quantificati definitivamente solo al momento della trinciatura o della raccolta.

Più contenuti possono essere i danni nei terreni raggiunti regolarmente dall'irrigazione, ma anche in questi casi aumentano sensibilmente i costi sostenuti dalle imprese per l'acqua, l'energia e il funzionamento degli impianti. 

La siccità ha inoltre ostacolato la programmazione delle seconde colture. Dopo la trebbiatura di frumento e orzo, in diversi campi non è stato possibile procedere normalmente con la semina di mais di secondo raccolto o soia, oppure le colture appena nate hanno incontrato condizioni insufficienti per uno sviluppo regolare.

«Il problema riguarda sia la produzione immediata sia le scorte necessarie per i prossimi mesi» sottolinea il direttore di Coldiretti Varese Luciano Salvadori. «Quando viene meno il secondo taglio dei prati, gli allevamenti perdono una parte essenziale del foraggio destinato all'autunno e all'inverno. La conseguenza è la necessità di acquistare fieno sul mercato, con costi aggiuntivi che si sommano alle maggiori spese irrigue ed energetiche». 

Proprio i prati da sfalcio rappresentano un altro comparto tra i più colpiti. Dopo il primo taglio, la mancanza di precipitazioni regolari ha impedito o fortemente limitato la ricrescita dell'erba. In numerose aziende il secondo sfalcio è risultato scarsissimo o praticamente inesistente, con una riduzione sia della quantità sia della qualità del foraggio disponibile.

La situazione interessa anche i pascoli delle Prealpi varesine. L'erba secca anticipatamente e la diminuzione della portata di sorgenti e punti di abbeverata possono rendere necessario integrare l'alimentazione degli animali con fieno trasportato dalla pianura oppure accorciare il periodo di permanenza al pascolo. Prati e pascoli rappresentano inoltre un presidio essenziale del territorio montano, contribuendo alla biodiversità, alla manutenzione delle superfici e alla prevenzione del dissesto e degli incendi.

Il quadro agricolo si inserisce in una condizione idrica preoccupante anche sul versante del Verbano. Alla fine di luglio il Lago Maggiore risultava circa 35 centimetri sotto lo zero idrometrico e con una percentuale di riempimento attorno all'8%, dopo settimane segnate da caldo intenso e precipitazioni insufficienti. Già nel mese di giugno, sul bacino del Po chiuso alla confluenza con il Ticino, erano caduti circa 62 millimetri di pioggia, il 36% in meno rispetto alla media climatica 1991-2020. Il livello del Lago Maggiore aveva quindi iniziato a diminuire rapidamente, mettendo sotto pressione il sistema idrico del territorio.

La crisi non riguarda soltanto il Varesotto: all'inizio di luglio il deficit complessivo delle riserve idriche lombarde era stimato in oltre il 36%, pari a circa 709 milioni di metri cubi in meno. Il dato regionale aiuta a comprendere il contesto, ma non costituisce una quantificazione dei danni economici subiti dalle singole aziende della provincia. 

Al momento non è infatti ancora disponibile una stima complessiva in euro né una percentuale media di perdita valida per tutte le produzioni varesine. Le segnalazioni raccolte permettono però di individuare con chiarezza i comparti più colpiti e di delineare una situazione destinata ad aggravarsi in assenza di precipitazioni diffuse.

«È necessario avviare una ricognizione puntuale delle perdite e sostenere le imprese costrette ad affrontare maggiori costi per irrigazione, energia e acquisto di foraggio» conclude Salvadori. «Occorre contemporaneamente proteggere le produzioni ancora recuperabili e programmare una gestione dell'acqua capace di rispondere a periodi siccitosi sempre più prolungati».

C.S.

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