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Storie | 19 luglio 2026, 15:53

Max Biz, il genio di un gaviratese in una matita. «Sogno un murale nell'ex Aermacchi con la sagoma dell'idrovolante record, incontro tra passato e presente»

Parlare con Massimo Bizzozero significa viaggiare sulle ali della fantasia più sfrenata, dal fumetto all’incisione, dalla progettazione di un logo a una graphic novel, dalla creazione di un manifesto per un concerto ai disegni per una campagna pubblicitaria. «Tutto iniziò al liceo artistico di Varese, era una scuola appagante e ci si divertiva... Lavoravo in banca e chiedevo le ferie per poter disegnare fumetti. Mi sarebbe piaciuto illustrare Dylan Dog del mio amico Corrado Roi, così come nella piscina che sorgerà all'ex Aermacchi raffigurerei su un murale la sagoma dell’idrovolante Macchi-Castoldi M.C.72 che mio padre Ettore contribuì a progettare»

Massimo Bizzozero, in arte Max Biz, gaviratese di 68 anni, immerso in alcune delle sue "creazioni" realizzate a matita, l'inseparabile compagna di vita. Sotto nella gallery altre splendide realizzazioni di un artista globale

Massimo Bizzozero, in arte Max Biz, gaviratese di 68 anni, immerso in alcune delle sue "creazioni" realizzate a matita, l'inseparabile compagna di vita. Sotto nella gallery altre splendide realizzazioni di un artista globale

Incontrare Massimo Bizzozero, in arte Max Biz, è iniziare un viaggio nella fantasia più sfrenata, che la matita cerca di imbrigliare, regalando a chi osserva mondi nuovi, esplorati con ironia e profondità. È difficile definire l’arte di Bizzozero, perché passa dal fumetto all’incisione, dalla progettazione di un logo a una graphic novel, dalla creazione di un manifesto per un concerto ai disegni per una campagna pubblicitaria. Un artista globale che però non se la tira e, come dice qualche comico, rimane umile, nonostante la mole di lavoro messa da parte negli anni, perché fin da bambino Massimo lo si vedeva sempre con una matita in mano, pronto a buttar giù storie, che magari non terminava perché un’altra idea già gli germinava in testa.

«Vista la predisposizione per il disegno, i miei non contrastarono la mia volontà di frequentare il liceo artistico a Varese, e a quei tempi non era scontato. Al “Frattini” ho avuto buoni docenti, come la professoressa Cascioli di figura e il professor Petrosemolo di modellato, che mi avviò alla calcografia. Ma su tutti voglio ricordare Angelo Guerraggio, di matematica, un vero maestro di vita. Ci si divertiva, era una scuola appagante», racconta Maz Biz, nato a Gavirate 68 anni fa.

«Purtroppo però per me però l’illustrazione e il fumetto non sono mai stati il lavoro, perché finite le scuole sono entrato alla Banca popolare di Novara fino alla pensione. Comunque non ho mai smesso e mi sono preso anche delle belle soddisfazioni, in banca chiedevo le ferie per poter disegnare fumetti. Fin dal liceo illustravo tazebao e manifestini politici che criticavano la scuola, poi incontrai a Milano Max Capa, fumettista ed editore, tra i fondatori del fumetto underground italiano, con cui collaborai, quindi pubblicai i primi fumetti sulla rivista “Apocalisse”».

Massimo poi contatta Oreste Del Buono, all’epoca direttore di “Linus”, per proporre i suoi lavori, ma OdB gli risponde che gli sembrano quelli di un crepuscolare gozzaniano e non se ne fa nulla.

«Chiusa una porta se ne apre un’altra, quella di “Fumo di china”, una bella rivista su cui ho pubblicato diversi lavori, e intanto disegnavo fumetti pubblicitari collaborando con la prestigiosa Saatchi & Saatchi in via Moscova a Milano. Mi sembrava incredibile che mi pagassero per disegnare. Un incontro importante è stato quello con l’artista Fausto Bianchi, che mi fece illustrare alcuni testi scolastici di matematica, mentre alla Bonelli, tempio del fumetto italiano, i fumettisti mi dissero testualmente: “Perché vieni a rubarci il lavoro che ne hai già uno?”. Alla fine feci molte prove e mi liquidarono dicendo che ero a un livello medio-alto ma avevano già troppi disegnatori. Peccato, mi sarebbe piaciuto molto disegnare Dylan Dog. Il mio amico Corrado Roi, invece, grande fumettista che di Dylan Dog è tra gli autori migliori, apprezzava moltissimo le mie strisce».

Maz Biz, che tra i maestri ammira Hugo Pratt, Sergio Toppi e Guido Crepax e tra i contemporanei Gipi, Dino Battaglia e il francese Gibrat, ha illustrato i manifesti e le locandine dei concerti jazz organizzati a Barasso dal compianto Renato Bertossi, inventato molti loghi per aziende, illustrato libri e partecipato a mostre come incisore e acquerellista, ha idee a getto continuo e molti lavori in corso.

«Sto preparando i fumetti per due novelle di Pirandello che mi hanno colpito, “Sole e ombra” e “Niente”, li proporrò alla NPE di Nicola Pesce, un importante editore del genere, poi sto illustrando la storia di Amelia Earhart, l’aviatrice americana scomparsa nel nulla durante un volo, e il racconto “Il tesoro del bigatto” di Giuseppe Pederiali, con tavole acquerellate. Non mancano le incisioni, ho creato anche un ex-libris per una mostra a tema, ma il merito della stampa va al bravissimo Roberto Giudici. Un’altra storia la sto disegnando traendola dal libro di Gaetano Allegra “Uccidere il diavolo” e poi sono alle prese con quella di Antonio De Beatis, segretario del cardinale Luigi d’Aragona. Chissà se riuscirò a finirle tutte», ribadisce Bizzozero, che nel 2023 ha allestito al C’artificio di Pallanza la mostra antologica “Il più bel gioco” con i suoi lavori più importanti.

«Però avrei un desiderio che mi riporta indietro negli anni, a mio padre Ettore, che costruiva modelli di aerei e al suo idrovolante Macchi-Castoldi M.C.72, perfetta riproduzione in scala di quello che con il comandante Francesco Agello conquistò nel 1934 il record di velocità, tuttora imbattuto, per la categoria idrovolanti a pistoni. Mi piacerebbe che nella piscina costruita nella sede dell’ex Aermacchi, potessi disegnare un murale con la sagoma dell’idrovolante, a testimoniare l’incontro tra passato e presente».

Mario Chiodetti

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