Dove Angela, un giorno di tanti anni fa, si è inventata da zero - con il coraggio di chi cerca la luce in mezzo al buio - il suo piccolo nido di felicità, oggi c’è il volo di Alice, nato forse per caso, ma non per caso diventato una parabola di amore familiare, consapevolezza e realizzazione.
Angela, mamma Angela. Mamma (e zia) amorevole, curiosa degli altri, un cuore dotato di udito sull’animo dei clienti, un po’ gelataia e un po’ “psicologa” per una Besozzo alla ricerca di dolcezza. E Alice, la piccola (non più, ormai…) Alice. Intelligente, indipendente, forte di determinazione e gracile di umanità, cuore di panna racchiuso da una scorza di cioccolato fondente, apparentemente poco penetrabile: se ti meriti di romperla, però, scopri. E capisci.
Quanta vita si nasconde, talvolta, dietro a un gelato.
Le mura de “La Gelateria” - ormai parte del paesaggio di quella piazza I Maggio, da sempre storico nucleo del commercio besozzese - hanno iniziato a raccontarla nel 1998. La vita di Angela, in principio, una donna di mezz’età che un bel giorno tira fuori dal cassetto un sogno che nessuno conosce e che nulla c’entra con il lavoro da lei svolto fino a quel momento. Il sogno diventa progetto, il progetto una ricerca, condivisa con il marito Tino, la ricerca punta sul Comune del Verbano e trova due opzioni: un locale più spazioso e maggiormente in vista e uno, invece, più minuto, più riservato, più familiare, più vicino a una determinata idea di commercio e di rapporto con gli altri.
Angela sceglie il secondo ed entra a piccoli passi in una comunità che non la conosce ma che a poco a poco inizia ad apprezzarla, non solo per l’innovativa intuitività dei gusti che caratterizzano il suo gelato, ma anche per il suo fare gentile, aperto, disponibile, premuroso: «Mamma era tanto amata da questo paese. La sua presenza, il metterci anima e corpo nella gelateria, non si limitavano al lato commerciale, ma si estendevano ai rapporti umani che instaurava con i clienti…».
E allora una coppetta o un cono fanno presto a diventare la scusa per uno sfogo, una confidenza, un sorriso che ristora, un consiglio che illumina: «Alcune ragazze la consideravano quasi una “seconda mamma”, le raccontavano i primi amori, le marachelle, i problemi più complicati».
A parlare è Alice. Nel retrogusto delle sue parole si assapora nitidamente l’orgoglio per un tesoro prezioso, da custodire e da rinnovare. Zia Angela se ne è andata troppo presto, qualche anno fa, ma il senso di ciò che ha creato vive ancora nella passione della figlia: «Io ero una di quelle che dicono la classica frase: questo non sarà mai il mio lavoro - sorride la ragazza - Però in realtà ho iniziato giovanissima, a 16-17 anni, come occupazione estiva nelle pause dello studio. E da lì non ho più smesso. Quando mamma è venuta a mancare ho fatto mio il suo sogno, perché ho compreso davvero quanto lavoro, quanta umanità e quanti legami con le persone lei fosse riuscita a costruire: ho sentito il bisogno di portare avanti una cosa così importante».
E allora ecco la vita di Alice. Besozzo, oggi, ha imparato a voler bene anche a lei, lei che ha mantecato - proprio come si fa con il gelato - sapientemente l’eredità ricevuta con la propria essenza, fino a trovare la miscela perfetta per proseguire lungo la strada tracciata, portando avanti - in modo uguale e diverso (sembra una contraddizione ma non lo è) - la non semplice vocazione di prendere le persone per la gola.
E mica solo i besozzesi: per assaggiare la menta che è fatta davvero di menta (al bando gli sciroppi) e altre prelibatezze sopraggiungono anche da fuori (e pure gli stranieri non sono pochi): «La soddisfazione più grande è vedere qualcuno tornare. Chi ci ha conosciuto quando era adolescente, oggi porta i suoi figli, così come ci sono clienti che si sono trasferiti in altri paesi ma continuano a venire da noi…».
Il palato, d’altronde, segna la via. E allora, prima di essere una questione di feeling, è una questione di… vaschette e di ciò che è in esse contenuto. Angela era in qualche modo un’avanguardista, perché ai grandi classici accostava le sue intuizioni, i suoi assaggi, le sue sperimentazioni. Idee improvvise, spesso azzeccate, come quella del peperoncino nel cioccolato prima che fosse di moda metterlo o i gelati con gli infusi. Dopo di lei, Alice ha mantenuto lo stesso stupore nell’esplorazione, traghettando “La Gelateria” in un presente che impone una continua ricerca che assecondi le inclinazioni e le intolleranze, un tempo non così determinanti per la scelta dei prodotti da utilizzare. La filosofia aurea rimane sempre «produzione solo giornaliera, pochi ingredienti, gusti puliti e al bando i “mischioni” - spiega la titolare - Non mi piace nemmeno cambiare troppo e troppo spesso: se un gusto funziona, è giusto continuare a proporlo».
Per esempio, scritto della già citata menta, senza la quale «nemmeno potrei aprire», a resistere al tempo e a rimanere un cult per gli avventori sono “pane, burro e marmellata” e il “fondente al sale dolce di Cervia”, senza dimenticare anche un sempreverde - in tutti i sensi - come il pistacchio.
C’è una “miscela”, infine, che in tanti arrivano a chiedere ma che nessuno ha ancora avuto il privilegio di scoprire cosa contenga. È un tormentone nato il giorno uno e sopravvissuto fino a oggi, 28 anni dopo. La gente arriva, se ne incuriosisce, lo assaggia e fa passare parola, entusiasta. Della serie: «Non so cosa sia, ma è buonissimo…». È il Calego, un nome che non significa nulla e non esiste perché altro non è che la storpiatura di “gelato” che da bimba faceva una nipote di Angela, cugina di Alice.
Affetto, famiglia e ricordo. Anche qui, come sopra, come sempre.
Sì, ma cosa c’è dentro? «Zabaione, fior di latte e… A volte nemmeno io lo so…», scherza Alice. Il mistero continua.














