Ci sono persone che, senza mai cercare i riflettori, finiscono per diventare parte della storia di una città. Persone che vengono ricordate non soltanto per ciò che hanno fatto, ma soprattutto per il modo in cui hanno vissuto. Vittorio Croci, per tutti semplicemente “Vittorino dell’Internazionale”, era una di queste.
Si è spento lunedì 13 luglio, all’età di 84 anni, lasciando un vuoto profondo nella sua famiglia e in una Luino che, in questi giorni, ha ritrovato nella memoria collettiva il volto sorridente di un uomo capace di trasformare un ristorante in una seconda casa per generazioni di clienti.
La sua storia professionale iniziò da ragazzo, quando scelse la cucina come mestiere e come passione. Come tanti della sua generazione fece la vera gavetta, imparando il lavoro in alcune importanti realtà alberghiere e della ristorazione italiana. Passò da Courmayeur a Firenze, da Milano alla Versilia, fino al prestigioso Ristorante Lago Maggiore di Varese, costruendo esperienza, disciplina e amore per un mestiere che non avrebbe più lasciato.
L’approdo a Luino avvenne al ristorante “Due Scale“, dove il proprietario gli affidò la responsabilità della cucina. Fu proprio lì che organizzò e preparò il ricevimento di nozze dello scrittore Piero Chiara, una delle tante tappe di un percorso professionale destinato a crescere.
Nel 1975, insieme alla moglie Graziella, prese una decisione destinata a cambiare la loro vita. I due rilevarono il Ristorante Internazionale, in piazza Marconi, che per oltre trent’anni sarebbe diventato uno dei punti di riferimento della ristorazione luinese. Dietro ogni piatto servito c’erano sacrificio, giornate infinite, passione e una convinzione semplice: chi entrava dalla porta non era un numero, ma un ospite da accogliere con rispetto.
«Ha sempre lavorato con serietà e grande rispetto per ogni cliente – racconta la figlia Sonia -. Cucinava ogni piatto con amore e si preoccupava sempre che fosse stato gradito. Credo che quella passione fosse la chiave per amare il proprio lavoro senza subirne mai la fatica.»
Il successo non cambiò mai il suo carattere. Chi lo ha conosciuto lo descrive come un uomo semplice, umile, rispettoso. Un marito presente, un padre amorevole nonostante il lavoro impegnativo e un nonno speciale. Valori come il rispetto, l’onestà e la parola data erano il fondamento della sua vita. «Diceva sempre che non servivano contratti: bastava una stretta di mano per rispettare un impegno.» Una frase che racconta forse meglio di qualsiasi altra il suo modo di essere.
Negli ultimi giorni sono stati in tanti a voler condividere un ricordo. C’è chi ne sottolinea il carattere scherzoso, capace di trasmettere serenità anche nei momenti più difficili. «Ricorderò sempre lo zio con tanto affetto – afferma una nipote -. Negli ultimi anni la vita lo ha messo a dura prova, ma ha affrontato ogni difficoltà con una forza e una dignità straordinarie. Non ha mai perso il suo modo speciale di regalare un sorriso e di farsi voler bene.»
Anche i vicini di casa parlano di lui come di un uomo capace di lasciare un segno profondo. «Sapeva infondere un’allegria straordinaria, era sempre gentile e generoso. Un vero modello di vita e tale rimarrà per sempre.» Parole alle quali si aggiungono quelle di un conoscente: «Ha vissuto una sofferenza estrema con rassegnazione e dignità. Era un uomo dai rapporti sinceri e amichevoli con tutti, sempre affettuoso e gentile.»
Forse è proprio questa la vera eredità che lascia Vittorino Croci. Non soltanto i ricordi di una cucina apprezzata o di un ristorante che ha fatto parte della storia di Luino, ma il modo con cui ha scelto di vivere ogni giorno: con rispetto, educazione, disponibilità e umiltà. Qualità che non fanno rumore, ma che restano impresse nella memoria delle persone molto più a lungo di qualsiasi successo.
Oggi, giovedì 16 luglio, familiari, amici e tanti luinesi gli daranno l’ultimo saluto nella chiesa di San Pietro in Campagna. Il funerale sarà celebrato alle 16.15, preceduto alle 16 dalla recita del Santo Rosario. Sarà il momento per restituire, con la presenza e il silenzio, una piccola parte dell’affetto che Vittorino ha saputo seminare in una vita trascorsa tra i fornelli, la famiglia e la sua amata Luino.














