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La Varese Nascosta | 04 luglio 2026, 07:32

LA VARESE NASCOSTA. La spettrale leggenda del cane bianco del Campo dei Fiori

Un'antica e inquietante tradizione del passato racconta di un enorme cane lattiginoso che si aggirava nei boschi tra Gavirate e Barasso. Ecco la sua storia tra testimonianze e folklore

(foto generica generata con Intelligenza Artificiale)

(foto generica generata con Intelligenza Artificiale)

Torna l'appuntamento con la rubrica dedicata alla storia, agli aneddoti, alle leggende e al patrimonio storico e culturale di Varese e del Varesotto in collaborazione con l'associazione La Varese Nascosta. Ogni sabato pubblichiamo un contributo per conoscere meglio il territorio che ci circonda.

La spettrale leggenda del cane bianco del Campo dei Fiori

Sul Campo dei Fiori è presente una forma spettrale più inquietante, perché più vicina alla nostra sensibilità: il cane fantasma.

È descritto come un enorme cane bianco lattiginoso, simile a un pastore abruzzese ma molto più grosso. Lo si incontrerebbe soprattutto di notte nel periodo più corto dell’anno, ma alcuni lo hanno visto anche d’estate.

I luoghi in cui comparirebbe vanno da Gavirate a Barasso.

«Ero in quinta elementare e abitavo dopo la chiesa della Trinità. Spesso mi fermavo a giocare in paese da un mio amico e tornavo all’ora di cena. D’inverno era buio ma la strada era illuminata da lampioni. A quei tempi c’erano poche auto e la strada per lo più era deserta la sera. Girato l’angolo della chiesa presi a salire quando vidi davanti a me materializzarsi un grosso cane tutto bianco. Non pensai a una visione, mi sembrava in carne e ossa e temetti che mi aggredisse. Perciò mi immobilizzai pensando a una possibile via di fuga. L’animale si mosse e venne verso di me, minaccioso. Io afferrai una pietra, anche se contro un tale animale massiccio non sarebbe servita a molto. Il cane, man mano che avanzava, diventava sempre più grosso ed in breve mi fu addosso.

Me lo sentii passarmi attraverso il corpo con un’acuta sensazione di gelo e un odore nauseabondo! Mi girai e lo vidi allontanarsi. Non so cosa mi successe ma mi misi a seguirlo di corsa fino ai binari della ferrovia: mi sdraiai sui binari come imbambolato, non capivo più niente, sentivo solo che dovevo fare così. I fari e il clacson di un’auto che saliva dal lago mi scossero, saltai in piedi sconvolto e corsi sulla strada. Un minuto dopo passò il treno. Se fossi rimasto sarei stato schiacciato al buio.

La notte dopo, in bagno mentre mi lavavo i denti, vidi nello specchio formarsi dietro di me il muso del cane bianco. Urlai scoppiando a piangere. Raccontai tutto ai miei genitori che mi portarono al Sacro Monte a farmi benedire.

Ad un mio coetaneo, che abitava dopo il Sasso, il cane bianco comparve mentre era in soffitta: come ipnotizzato aprì il lucernario e si sarebbe gettato nel vuoto se la sorella, entrando, non si fosse messa a gridare terrorizzata, riportandolo in sé.

Una mia conoscente mi assicurò di avere visto un grande cane bianco aggirarsi dove inizia la strada del Gadasch e poi salire verso la casa di Guido Morselli il giorno che lo scrittore si è suicidato.»

Dopo la guerra si raccontava di una coppia anziana che abitava in una villa di questa località, marito e moglie, che sarebbero stati uccisi per rapina tra il 1943 e il 1945 da una banda di malviventi.

Il cane della coppia restò chiuso in casa per diversi giorni con i cadaveri dei padroni. Quando si scoprì il delitto, con raccapriccio si vide che la povera bestia affamata si era cibata della carne dei morti. L’animale venne abbattuto. Lo spettro di quell’animale sarebbe questo cane bianco ultraterreno, e la sua visione indurrebbe al suicidio.

Questa è la spiegazione più diffusa sulla possibile identità del cane-spettro, che è stato avvistato molte altre volte nella zona attorno al “Sasso” di Gavirate. Va però ricordato che la figura del fantasma di un grande cane bianco è comune in diverse località italiane e si presenta in ambienti culturalmente molto diversi tra loro. Talvolta è un’anima umana perduta che si manifesta sotto queste spoglie per rassicurare o avvertire i testimoni della sua sorte nell’aldilà.

(Post de La Varese Nascosta. Fonte: “Fantasmi nostri” di Roberto Corbella)

Redazione

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