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Salute | 20 maggio 2026, 16:03

L'assessore Caruso dai piccoli pazienti del Del Ponte per il laboratorio di arteterapia

L'invito è arrivato dal Ponte del Sorriso. L'assessore regionale alla Cultura: «Integrare arte e cultura nei percorsi di cura significa mettere al centro la persona»

L'assessore Caruso dai piccoli pazienti del Del Ponte per il laboratorio di arteterapia

Il Ponte del Sorriso ha invitato l’assessore regionale alla Cultura Francesca Caruso all’Ospedale Del Ponte in Neuropsichiatria Infantile per assistere al laboratorio di arteterapia.

Al bando unico cultura 2025 di Regione Lombardia, Il Ponte del Sorriso aveva partecipato con Progetto Zattera, ottenendo un finanziamento per “La Cultura che Cura”, con l’biettivo di portare la cultura in un luogo, come un reparto ospedaliero, dove è difficilmente accessibile.

L’assessore ha accettato l’invito con entusiasmo e ha trascorso un paio d’ore con i ragazzi ricoverati, complimentandosi per gli elaborati artistici che sono riusciti a produrre partendo da un libro su Renè Magritte, anche grazie all’arte terapista Elena Gasparetti, che ha spiegato il significato delle arti espressive che utilizzano un linguaggio non verbale per esprimere le emozioni, anche quelle più profonde che è difficile tradurre in parole.

«È stata per me un’esperienza molto intensa. Integrare arte e cultura nei percorsi di cura significa mettere al centro la persona. Le attività artistiche possono favorire benessere emotivo e qualità della vita, soprattutto nei contesti più delicati» sottolinea l'assessore Caruso, che ha potuto proprio toccare con mano la delicatezza della NPI attraverso le percepibili difficoltà dei ragazzi, soffermandosi a leggere le frasi scritte da loro ed esposte in una bacheca.

A fare gli onori di casa il direttore Socio-Sanitario Giuseppe Calicchio, il direttore di reparto Cristiano Termine e la caposala Carolina Rossi. Con loro anche i volontari e le educatrici de Il Ponte del Sorriso che ogni giorno organizzano l’attività occupazionale, una vera e propria terapia con la quale si cerca di riattivare nei ragazzi, soprattutto preadolescenti e adolescenti, le competenze e le risorse per affrontare la vita quotidiana una volta dimessi.

«Ci ha fatto molto piacere la visita dell’assessore Francesca Caruso alla quale abbiamo potuto dare un ritorno positivo su come abbiamo utilizzato i fondi messi a disposizione dal suo assessorato. In NPI le degenze sono piuttosto lunghe, il reparto è chiuso per la sicurezza dei ragazzi che hanno comportamenti disfunzionali per cui la cultura rischia di stare lontana da loro mentre invece è lo strumento che fa stare meglio anche e soprattutto i soggetti più fragili» è il grazie di Emanuela Crivellaro.

C.S.

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