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Cronaca | 19 maggio 2026, 16:03

Violenza sessuale su giovani atlete: ex allenatore di volley condannato a 10 anni e mezzo

La sentenza del gup di Varese ha chiuso il processo con rito abbreviato nei confronti di un ex tecnico 55enne accusato di abusi aggravati su alcune minorenni della squadra che allenava. Disposta anche una provvisionale immediata da 10mila euro per ciascuna parte civile. L’inchiesta, nata dalla denuncia di una ragazza, aveva fatto emergere numerosi episodi documentati anche con telecamere nascoste

La sentenza pronunciata oggi in tribunale a Varese

La sentenza pronunciata oggi in tribunale a Varese

Si è concluso con una condanna a dieci anni e sei mesi di reclusione il processo con rito abbreviato nei confronti di un ex allenatore di volley di 55 anni, accusato di violenza sessuale aggravata ai danni di alcune giovani atlete di una squadra femminile amatoriale della provincia di Varese. La sentenza è stata pronunciata oggi, 19 maggio, dal giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Varese, Rossana Basile, che ha disposto anche le pene accessorie e una provvisionale immediatamente esecutiva di 10mila euro per ciascuna parte civile. L’avvocato difensore Marco Natola attende ora il deposito delle motivazioni, previsto entro 75 giorni, per valutare l’eventuale ricorso in Appello.

LE INDAGINI E LE ACCUSE

Il pubblico ministero di Varese Maria Claudia Contini aveva chiesto una condanna a 12 anni, 10 mesi e 20 giorni nei confronti dell’ex allenatore di pallavolo, 55 anni, originario della provincia di Varese, accusato di molestie nei confronti di alcune minorenni appartenenti alla squadra che allenava. La richiesta, formulata davanti al gup Rossana Basile, teneva conto della riduzione di pena prevista dal rito abbreviato rispetto ai 19 anni e 4 mesi inizialmente ipotizzati.

L’allenatore era stato arrestato il 25 febbraio 2025 in esecuzione di un’ordinanza cautelare. Gli episodi contestati si erano verificati tra il 2023 e il 2024 e avevano coinvolto ragazze tra i 13 e i 16 anni. Le indagini erano partite nel novembre 2024, dopo che una delle giovani aveva raccontato quanto accaduto alla madre, facendo scattare la denuncia.

L’inchiesta aveva portato alla luce numerosi episodi, documentati anche attraverso telecamere nascoste. Inoltre, dall’analisi dei dispositivi sequestrati - tra cellulari, tablet e computer - era emerso anche un secondo fascicolo per possesso di materiale pedopornografico, affidato alla Direzione distrettuale antimafia di Milano.

L’IMPATTO SULLA COMUNITÀ E LE PARTI CIVILI

Nel procedimento si sono costituite dieci parti civili, a fronte di dodici persone offese, con richieste risarcitorie complessive pari a circa 700mila euro. 

In aula erano presenti anche il sindaco e un assessore del Comune della provincia in cui si sarebbero verificati i fatti contestati, segno del forte impatto che la vicenda ha avuto sulla comunità locale e sull’ambiente sportivo del territorio.

Redazione

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