3° quarto
Sia la mano che la voglia sono diversi in casa biancorossa al rientro in campo: Nkamhoua inaugura un parziale in cui si distingue soprattutto un assatanato Iroegbu, a farsi perdonare gli errori della seconda frazione. Una tripla dopo l’altra Varese arriva prima a -5 (55-50), poi anche a -4 (58-54) grazie al tempismo di Assui. La Virtus si rianima però, complici anche diverse disattenzioni ospiti, e con Diouf e Diarra si porta sul 64-57 del 25’ costringendo Kastritis a fermare il gioco. Serve a poco, è marea bianconera: Jallow e Hackett mettono il dito nella piaga e lanciano le VNere sul massimo vantaggio 71-57 del 27’. Nkamhoua va in automatico, Stewart manda il primo segnale del match e la Openjobmetis torna a -10 al 29’. Iroegbu segna ancora da fuori, Diarra da sotto a eludere la zona e ancora Iroegbu spreca due liberi su due. Al 30’ è 78-69.
2° quarto
Librizzi segna al primo possesso della seconda frazione, poi son tre minuti di sciopero varesino durante i quali i padroni di casa raggiungono il massimo vantaggio (34-21) un libero dietro l’altro. La schiacciata in contropiede di Stewart prova a destare i biancorossi, ma è un abbaglio: il piano continua inclinato e Kastritis chiama timeout solo sul 38-23. Il problema dei viaggianti non è tanto (o solo) l’attacco, con poche idee e costrutto ma ogni tanto capace di acuti ancora con Nkamhoua, Iroegbu e Librizzi, ma i rimbalzi: il parziale di 22 carambole (8 offensive) a 8 spiega da solo il vantaggio casalingo. Eppure 7 punti in fila della coppia Libro-Alviti riaccendono il match: 42-35 al 7’ e timeout Jakovljevic. Varese però non va oltre, ovviamente per colpe proprie tra amnesie difensive, altri rimbalzi lasciati e canestri mangiati (che errore Iroegbu…), anzi: la bomba di Edwards, perfetta nella costruzione difensiva, vale un nuovo +11 bianconero. Così finisce il secondo quarto: è 49-38.
1° quarto
Varese in quintetto base schiera Iroegbu, Moore, Alviti, Nkamhoua e Renfro. Virtus subito sul 5-0 con la tripla di Vildoza e la schiacciata di Niang su dormita collettiva biancorossa. Renfro sbaglia due volte, poi inaugura le segnature esterne, quindi - dopo la tripla di Nkamhoua - commette il suo precoce secondo fallo ed è costretto a uscire. Quando sul tabellino ci sono andati anche Iroegbu e Assui il punteggio dice 12-9 al 4’. I canestri di Nkamhoua e Alviti tengono temporaneamente lì i lombardi, che però si perdono via in turnover e soprattutto lasciano parecchi rimbalzi in attacco alle VNere (19-12) che peraltro girano bene la palla in attacco. La Openjobmetis a poco a poco si stacca: i liberi di Pajola al 10’ fissano la contesa sul 27-17.
O dentro o fuori: il destino in mano, ma non sarà facile.
Varese nella tana della Virtus prova a regalarsi l'accesso ai playoff, un sogno che manca da otto anni in casa biancorossa. Un occhio in campo qui alla Virtus Arena della Fiera di Bologna, un altro a Trento: dovesse andare male qui, c'è anche il piano B, ovvero la sconfitta della Dolomiti Energia contro Milano.
Si gioca alle 17, così come su tutti gli altri parquet: un'ultima giornata in contemporanea che mette i brividi in qui verdetti che ancora devono essere emessi.
Nessuna novità dell'ultima ora tra le fila di Varese.
Le parole di Kastris e l'articolo della vigilia.
Olivier Nkamhoua già a Barcellona, capitani sbattuti in prima pagina due giorni prima della gara più importante della stagione (Librizzi è interessato alla NCAA? Ma va? Che poi onestà vorrebbe che si aggiungesse che il ragazzo non ha ancora scelto davvero cosa fare del proprio immediato futuro…), notiziole di mercato a riempire colonne fameliche di inchiostro che altrimenti rimarrebbe più vuote di un pozzo nell’altopiano del Burundi.
È iniziato il solito giochino dell’estate, più noioso di certi sudoku, ma chi lo porta avanti e chi gli va dietro con la stessa mortale curiosità di un boccalone del lago di Pusiano forse non si ricorda che l’estate dalle parti del Campus e per i tifosi della Pallacanestro Varese stavolta non è ancora iniziata: non tenerne conto è una mancanza di rispetto infinita nei confronti di chi gioca e di chi tifa.
Chi ama il biancorosso merita un brivido dopo anni di atarassia, pur nella consapevolezza del valore reale dei playoff eventualmente conquistati da ottavi (con la quota di raggiungimento più bassa di sempre) e senza alcuna ragionevole speranza di fare strada durante gli stessi: merita di riprovare dentro le proprie viscere quell’atmosfera da dentro o fuori che toglie il respiro, merita di illudersi almeno per una sera di calcare il palcoscenico dei più grandi, merita infine e in particolare di vivere l’avvicinamento verso il match decisivo contro la Virtus Bologna di domenica alle 17 senza che nessuno inquini il dolce, palpitante e anche un po’ terrorizzante sapore dell’attesa che sale al palato in occasioni come queste.
«E se ci andremo ce li saremo meritati anche noi» esclama giustamente Ioannis Kastritis dopo l’allenamento del venerdì. Già. La sua Openjobmetis, così umile, sudata, orgogliosa e fragrante negli sforzi messi per combattere il mostro dell’imperfezione, arrivata dove nessuna Varese negli ultimi otto anni è arrivata: «A fare bilanci aspettiamo però anche l’ultima partita - continua coach K., senza perdere la consueta “calma” - Siamo padroni del nostro destino e questa è già una gran cosa: essere lì, lottare fino all’ultimo per un obiettivo è la cosa più importante. Non voglio parlare oggi come se finisse la stagione perché la stagione non è finita, ma l’andamento del nostro campionato dimostra che abbiamo costruito una cultura, e questo è l’aspetto più importante. E per me è stato cruciale e fondamentale che, durante i tanti alti e bassi avuti, abbiamo mantenuto la nostra unità, abbiamo mantenuto la fiducia nel nostro roster. Siamo tra le squadre che non hanno fatto molti cambiamenti, se escludiamo l’inizio e siamo rimasti tutti insieme, combattendo tutti insieme, dimostrando che in questo modo possiamo far funzionare le cose».
«Se poi non arriveremo alla post season - continua l’allenatore greco - significa che avevamo bisogno di qualcosa in più ancora: solo se raggiungeremo i playoff significherà che ce li saremo meritati davvero».
Mentre Kastritis parla, vicino a lui c’è Tazé Moore con una borsa del ghiaccio sul piede. Problemi? «Non penso sia qualcosa di serio. In generale Taze ha un po’ di irritazione derivante dal suo infortunio precedente alla partita contro Cantù: stiamo semplicemente gestendo questa situazione» rassicura Kastritis, che poi - stimolato sul punto - commenta anche la sua candidatura a coach of the year: «La cosa più importante è che la squadra abbia una stagione di successo e, ovviamente, se c’è qualche tipo di riconoscimento per lo staff, non ha nulla a che vedere con il successo individuale. Anche se questa è una candidatura per me o per un giocatore, è una grande ricompensa, diciamo, per il lavoro di squadra e per lo sforzo che tutti hanno messo durante tutta la stagione».














