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Basket | 28 aprile 2026, 07:00

Tre modi diversi per andare ai playoff e le dichiarazioni di coach Jemoli

La corsa playoff protagonista all'Ultima Contesa: ecco tutto quello che c'è da sapere - comprese le ipotesi di parità possibili - sulla lotta per la post season. Con il vice di Kastritis si è parlato anche di tanto altro, dal match contro Cremona («Ci siamo dimenticati di attaccare l'uomo nel secondo tempo, accontentandoci del tiro») alla stagione nel suo complesso («Mentalità e tattica sono andate di pari passo») fino al mercato: «Aver sofferto così tanto a rimbalzo meriterà una riflessione importante...»

Matteo Jemoli all'Ultima Contesa

Matteo Jemoli all'Ultima Contesa

Tre modi per andare ai playoff: vincere contro la Virtus all’ultima giornata; perdere ma sperare che sia Trento che Napoli perdano a loro volta almeno una partita; perdere ma sperare che Trento non faccia 2/2 e che invece Cremona le vinca entrambe.

Si è parlato anche di questo nella puntata di ieri de l’Ultima Contesa, il talk show di VareseNoi.it dedicato al basket. Ospiti di serata il vice-allenatore della Pallacanestro Varese Matteo Jemoli e il giornalista del Corriere della Sera Flavio Vanetti. Ecco le slide che spiegano per filo e per segno tutto ciò che c’è da sapere sulla lotta per la post season:

Al di fuori di questo, ecco un sunto di altri argomenti toccati con coach Jemoli.

Il match contro Cremona (minuto 6:55): «Dal punto di vista difensivo, dopo il calo avuto nelle ultime cinque partite, abbiamo lavorato molto bene nella pressione sulla palla e sui loro esterni: era quello che avevamo chiesto in settimana. Nel secondo tempo, al massimo vantaggio, abbiamo iniziato ad accontentarci delle triple e abbiamo capito poco i loro quintetti, soprattutto quando sono andati con Ndiaye da 5 e con Grant che lungo non è: potevamo attaccare più il ferro e non prendere così tanti tiri da 3, soprattutto dal palleggio, sia per cercare di segnare o prendere fallo, sia per creare vantaggi ai nostri tiratori facendo chiudere la difesa. I parziali subito e il non controllo dei vantaggi? Prendere e dare parziali fa parte del nostro modo di giocare ed è anche vero che in tutte le partite che vedo a tutti i livelli sono pochissime le occasioni in cui una squadra va a +20 e lì finisce la partita. Di farsi recuperare succede anche a formazioni ben più esperte di noi».

Il giudizio sulla stagione di Carlos Stewart e Davide Alviti, i migliori contro la Vanoli (17:43): «Stewart è al suo primo anno in Europa e nessuno si aspettava un impatto così forte dal punto di vista offensivo e, quando è lì con la testa, anche dal punto di vista difensivo. Ogni tanto va un po’ fuori dalle righe, ma fa parte del suo processo di maturazione. Mi sorprende che non ci sia tra le nomination del sesto uomo dell’anno. L’anno prossimo? Non so che idee abbia la società e che idee abbia lui, ma di certo ha fatto vedere buone cose e ha margini di miglioramento… Su Dado c’è poco da dire: in questi due anni si è rivelato uno dei leader della squadra, sia dal punto di vista tecnico che morale, ed è diventato un punto di riferimento in campo per noi dello staff tecnico. È un ragazzo intelligente, contro la Vanoli per esempio ha capito che ci servivano i rimbalzi e ci è andato forte. Il futuro? Anche qui: bisogna vedere che offerte riceverà ma credo e spero che anche noi faremo la nostra parte…».

Il lavoro dello staff tecnico che, insieme al mercato, ha migliorato questa Varese fino a portarla a un passo dai playoff (minuto 32:41): «Mentalità e tattica sono andate di pari passo. Kastritis pretende innanzitutto aggressività sugli esterni, è la base del nostro sistema difensivo: quando c’è stata abbiamo sempre fatto buone cose indipendentemente dalle scelte tattiche, sulle quali comunque il coach è sempre molto bravo. Il nostro vero tallone d’Achille difensivo sono stati i rimbalzi, abbiamo sofferto troppo. L’attacco? Siamo partiti male offensivamente in questo campionato. Ci sono state anche diverse situazioni in cui abbiamo creato tanto senza concretizzare, soprattutto al tiro. E d’altra parte noi dobbiamo prendere tanto del nostro attacco dalla nostra difesa: quando essa ci ha sostenuto, siamo andati meglio anche davanti; quando invece la difesa è scesa di giri e abbiamo concesso canestri e rimbalzi, non abbiamo più potuto correre».

Il fatto che la squadra del prossimo anno possa essere diversa o meno come filosofia di gioco, con più fisicità nei suoi giocatori, un centro in più e magari un playmaker in luogo delle “combo” odierne (minuto 57:44): «Finita la stagione analizzeremo quanto accaduto e sicuramente il fatto che per tutto l’anno abbiamo sofferto a rimbalzo richiederà una riflessione in sede di mercato. Sul discorso del playmaker penso non sia semplice trovare giocatori che abbiamo dalla loro sia lo scoring che il playmaking, nemmeno per squadre di più alto livello del nostro».

Nella registrazione integrale qui sotto il resto della puntata:

F. Gan.


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