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Ultim'ora | 30 aprile 2026, 00:10

Bonus sicurezza 2026: quali spese rientrano, gli errori da evitare e come ottenere fino al 50%

Bonus sicurezza 2026: quali spese rientrano, gli errori da evitare e come ottenere fino al 50%

(Adnkronos) - Non esiste un vero e proprio “bonus sicurezza 2026” come misura autonoma. Si tratta infatti di un’espressione semplificata che fa riferimento a una serie di interventi agevolabili inclusi nel più ampio bonus ristrutturazioni. A chiarirlo è Alessandra Caparello di Immobiliare.it, spiegando che la misura rientra nel perimetro delle detrazioni fiscali sugli immobili. 

L’agevolazione riguarda le spese sostenute per lavori finalizzati a migliorare la sicurezza delle abitazioni e a ridurre il rischio di atti illeciti come furti, aggressioni, sequestri di persona o altri reati. L’obiettivo è incentivare interventi strutturali che rendano più difficile l’accesso non autorizzato agli immobili. Un punto fondamentale da tenere a mente è che la detrazione riguarda esclusivamente le spese per interventi sugli immobili, non i servizi esterni o continuativi. 

Le spese legate alla sicurezza di casa quindi sono detraibili nel modello 730, rientrando nel perimetro della detrazione per ristrutturazione. Uno degli errori più comuni però è pensare che qualsiasi spesa legata alla sicurezza rientri nella detrazione. In realtà, non sono agevolati, ad esempio i contratti con istituti di vigilanza privata. In altre parole, il bonus si applica solo alle spese sostenute per realizzare lavori sugli immobili. 

 

Gli interventi che invece rientrano nella detrazione sono molti e riguardano tutti i sistemi che rendono più difficile l’accesso non autorizzato all’abitazione.  

1) Protezioni su porte e finestre; installazione o sostituzione di porte blindate o rinforzate, apposizione o sostituzione di serrature, catenacci, lucchetti e spioncini; installazione di tapparelle metalliche con sistemi di blocco; vetri antisfondamento.  

2) Barriere fisiche esterne: cancellate e recinzioni murarie; grate su finestre; saracinesche di protezione.  

3)Sistemi elettronici di sicurezza: rilevatori di apertura e sistemi anti-effrazione; apparecchi antifurto con centraline collegate; casseforti a muro installate stabilmente. 

 

Possono usufruire dell’agevolazione tutti i soggetti che sostengono le spese e che possiedono un titolo sull’immobile. In particolare: 

- proprietari della casa;  

- usufruttuari o titolari di diritti reali;  

- inquilini in affitto;  

- comodatari.  

Non è quindi necessario essere proprietari per accedere al beneficio, ma è indispensabile essere intestatari delle spese e poterle documentare correttamente. 

 

Il cosiddetto bonus sicurezza non ha una percentuale autonoma, ma segue le regole del bonus ristrutturazioni. Nella disciplina attuale, la detrazione è generalmente pari al:  

- 50% delle spese sostenute, entro il limite complessivo previsto per gli interventi edilizi (fino a 96.000 euro per unità immobiliare, secondo le regole vigenti) per l’abitazione principale;  

- 36% per immobili diversi dall’abitazione principale.  

La detrazione non viene restituita subito, ma viene suddivisa in 10 quote annuali di pari importo. A partire dal 2027 è previsto un cambiamento importante nel sistema delle detrazioni: le percentuali attualmente in vigore verranno ridotte. In particolare, l’agevolazione scenderà al 36% per gli interventi sull’abitazione principale, mentre per le seconde case l’aliquota sarà ulteriormente ridotta al 30%. 

Uno dei vantaggi più importanti di questa misura è che non è necessario effettuare una ristrutturazione totale dell’immobile per avere il bonus. E' sufficiente realizzare interventi specifici di sicurezza per poter accedere al beneficio fiscale. Questo rende l’agevolazione molto accessibile anche a chi vuole semplicemente migliorare la protezione della propria casa senza affrontare lavori invasivi.  

 

Per avere il bonus sicurezza 2026 non è necessario fare alcuna domanda prima dei lavori. Il meccanismo per avere il bonus sicurezza 2026 è piuttosto semplice: si eseguono i lavori; si pagano correttamente le spese; si inseriscono i costi nella dichiarazione dei redditi. La detrazione viene poi recuperata direttamente tramite: modello 730 e modello Redditi PF. 

Uno degli aspetti più importanti riguarda la modalità di pagamento. Per avere diritto alla detrazione è obbligatorio utilizzare il bonifico parlante, che deve riportare: causale con riferimento normativo all’art. 16-bis del DPR 917/1986; codice fiscale del beneficiario della detrazione; partita IVA o codice fiscale dell’impresa che esegue i lavori; numero e data della fattura. 

In merito al bonifico si precisa che su di esso verrà apposta una ritenuta all’11%. Se non viene compilato correttamente e mancano dati essenziali, la banca o l’ufficio postale non possono applicare la ritenuta d’acconto e, di conseguenza, la detrazione fiscale può essere negata. In questi casi, l’agevolazione è ammessa solo se il pagamento viene rifatto in modo corretto. Se non è possibile ripetere il bonifico, la detrazione può comunque essere riconosciuta a condizione che il contribuente disponga di una dichiarazione sostitutiva dell’impresa, che attesti la corretta contabilizzazione delle somme ricevute. Tale documentazione deve essere presentata al Caf o al professionista abilitato in sede di dichiarazione dei redditi, oppure agli uffici fiscali in caso di controllo. Se invece l’errore riguarda solo l’indicazione dei riferimenti normativi sul bonifico (ad esempio quelli relativi alla riqualificazione energetica), la detrazione resta valida senza ulteriori adempimenti. 

 

 

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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