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Scuola | 23 aprile 2026, 10:12

Giuseppe Costanza incontra gli studenti a Gorla Maggiore: memoria, legalità e testimonianza

Al centro Numm l’autista di Giovanni Falcone racconta ai ragazzi la sua esperienza accanto al magistrato e i drammatici momenti della strage, invitando le nuove generazioni a contrastare la cultura mafiosa attraverso conoscenza, legalità e impegno civile

Il 22 aprile il centro polifunzionale Numm di piazza Martiri della Libertà a Gorla Maggiore ha ospitato Giuseppe Costanza, autista personale e uomo di fiducia per otto anni di Giovanni Falcone, che ha parlato ai ragazzi della scuola secondaria di primo grado (scuola media Alessandro Volta), in un incontro organizzato dal Comune di Gorla Maggiore in collaborazione con l’Istituto comprensivo Aldo Moro. 

Il sindaco Pietro Zappamiglio ha presentato gli ospiti; presenti l’assessore alla Cultura Cinzia Montini, la Preside Maria Concetta Tripoli, il prof. Antonio Fraiese e diversi insegnanti del corpo docente con gli studenti, tra cui il sindaco del CCR dei ragazzi Allegra Rotaris con il vicesindaco Mohamed Sarar. Sono intervenuti anche Marilù Reale, consigliere Ucim di Varese, e il comandante dei Carabinieri della stazione di Gorla Minore Alessandro Canistrà.

Zappamiglio ha evidenziato ai giovani che è importante oggi trarre insegnamento da quanto il sistema mafioso, che non è completamente debellato in Italia, sia deleterio per questo Paese: “Per essere combattuto un sistema deve essere contrastato con la conoscenza e con l’appello alla legalità e all’onestà. Come diceva Falcone ma anche Borsellino, la mafia non è solo un sistema delinquenziale, ma anche un sistema culturale… È il motivo per cui noi oggi, con Giuseppe Costanza, abbiamo la possibilità di fare un pezzettino anche noi insieme per cambiare l’Italia e dare una svolta migliore al nostro Paese”.

Gli studenti, durante le lezioni, hanno posto la domanda al prof. Fraiese sul perché studiano la storia; in sala ha risposto: “Ecco ragazzi, oggi la storia l’avete davanti agli occhi, la potete vedere con i vostri occhi. Il Sig. Costanza è stato testimone di uno dei fatti più tragici della storia recente italiana; è davvero un privilegio unico che sia venuto appositamente da Palermo per noi, per portare la sua testimonianza”. Gli studenti, sotto la guida del docente, hanno fatto un percorso sulla legalità durato un anno e hanno letto alcune riflessioni/scritti sul fenomeno mafioso e sulle tante persone che sono state uccise.

Costanza ricorda tutto benissimo: parla del 29 luglio 1983, quando sente quella forte esplosione in via Federico Pipitone, l’attentato al consigliere capo dell’Ufficio Istruzione di Palermo, Rocco Chinnici. È stato lui a creare il Pool antimafia, spiega, perché si è reso conto che, quando le indagini venivano sviluppate da un solo magistrato e questi veniva a mancare, il processo ricominciava daccapo; formando un gruppo di lavoro, il procedimento proseguiva. Costanza lo ha definito un genio.

Giuseppe Costanza racconta nitidamente, con la memoria, tutti i “passaggi” dello stesso giorno della terribile strage che è costata la vita al giudice Giovanni Falcone, alla moglie magistrato Francesca Morvillo e agli agenti della scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani

“I telefonini non esistevano, Falcone chiama direttamente lui alle 7 del mattino a casa, sul fisso, comunicando il suo arrivo a Palermo alle 17,45. Il compito di Costanza è allertare la scorta. Così l’autista rientra in ufficio recandosi nella stanza blindata del Pool antimafia e chiama la scorta comunicando l’arrivo del magistrato. In aeroporto arrivavano dentro le piste con le auto, nella zona Vigili del Fuoco. Il magistrato arrivò con un Falcon 10 (mezzo dei Servizi), puntualissimo; Costanza si affianca all’aereo, Falcone scende con la moglie (lei prendeva sempre posto davanti quando il marito non c’era, soffriva il mal d’auto). Il giudice ha preferito mettersi alla guida per stare accanto alla moglie e Giuseppe Costanza si è seduto dietro, centralmente ai sedili anteriori; il giudice avrebbe avuto un incontro con altri magistrati quel 23 maggio”. 

Aveva chiesto all’autista se avesse preparato la sua auto, visto che a Roma si muoveva senza scorta. La domenica l’autista aveva chiesto giornata libera per la Comunione del figlio. Costanza gli chiese le chiavi; Falcone, distratto (mentalmente era all’incontro con i colleghi), mentre guida toglie le chiavi e Costanza gli replica: “Ma che fa? Così ci andiamo ad ammazzare”. Il giudice: “Scusi, scusi”… in quel momento avviene l’esplosione… la macchina davanti salta in aria… Per l’autista c’è il buio… ricovero in un primo ospedale e poi, in elicottero, nell’altro ospedale. Per i due magistrati purtroppo non c’è più nulla da fare, mentre Costanza verrà operato anche se la prognosi non dava speranze… Nella guida in autostrada, spiega ancora l’autista, con la scorta le auto sono in parallelo, fiancheggiandosi tutte e tre nel punto dell’esplosione. La prima auto aveva rallentato vedendo che quella di Falcone aveva rallentato con la marcia innestata perché aveva tolto le chiavi… Se avesse guidato Costanza, Falcone si sarebbe salvato? Costanza sarebbe stato felice di morire al posto del magistrato, commenta; se Falcone fosse in vita oggi avremmo un’Italia diversa, perché il giudice sapeva “dove mettere le mani”

Le tre persone di scorta nella terza auto sono in vita; i sopravvissuti quel giorno sono quattro.

Nel gennaio 1991, chiamato dal ministro Martelli, Falcone va a Roma alla Direzione Generale degli affari penali, ma non si limita solo al suo ruolo burocratico; sarebbe ancora vivo e vegeto, evidenzia Costanza. Costituì quella struttura, è stato lui a volerla e realizzarla; sarebbe divenuto il capo della Direzione nazionale antimafia (DIA). Una settimana prima dell’attentato disse “È fatta” al suo autista di fiducia… Ma… non glielo hanno permesso…

Costanza racconta che è stato un “depistaggio”, perché a Roma il magistrato si muoveva senza la scorta; a Palermo è stato uno “stratagemma”, è stata la mafia, la manovalanza: “Chi è stato l’ideatore? Dov’è? Sono trascorsi 34 anni, ancora aspetto la verità”…

Per ben 23 anni Giuseppe Costanza è stato “emarginato”, nessuno gli chiedeva nulla. Nel 2013, guardando in tv l’anniversario del 23 maggio, il nipotino gli domanda: “Nonno, ma non c’eri anche tu?”. “Era la sfilata di politici e rappresentanti vari”… Accantonato per 23 anni, ha ricevuto uno “schiaffo morale” dal nipote e da quella domanda ha avuto l’idea di scrivere il libro “Stato di abbandono”, “dove c’è di tutto e di più”, replica Costanza, provato con documenti.

Ha realizzato una registrazione su Falcone e Borsellino per contrastare la mafia: immagini del 23 maggio, dell’autostrada che non esiste più, delle lamiere accartocciate e le tante foto e nominativi degli uomini uccisi, medici, poliziotti, giudici… che hanno perso la vita per difendere la legalità. Più volte l’autista si è commosso… Il filmato è accompagnato dalla canzone di Fabrizio Moro, “Pensa”, vincitrice del Festival di Sanremo giovani 2007, testo molto bello che fa molto riflettere.

Nel 1991, in un’intervista al TG della testata regionale, Falcone diceva che c’erano tanti segnali gravi, potevano accadere cose spiacevoli nel futuro… Il dott. Falcone parlava a Costanza, senza fare nomi, di menti affinatissime e colletti bianchi…

Giuseppe Costanza è medaglia d’oro al valor civile. Ha 79 anni ma ricorda benissimo i tanti episodi e fatti con il giudice Falcone, che loda come un grand’uomo ed un grande magistrato, come Paolo Borsellino. Quest’ultimo fu l’unico magistrato ad andare a trovarlo in ospedale.

Numerose le domande dei giovani studenti a Giuseppe Costanza, a cui ha replicato.

Una testimonianza molto bella, emozionante, reale e, in alcuni momenti, commovente: Giuseppe ha riportato episodi e fatti sul giudice e sull’uomo.

Giuseppe Costanza, 79 anni, gira nelle scuole italiane raccontando la realtà dei fatti accaduti in quegli anni, del sacrificio dei tanti rappresentanti delle istituzioni e “passa il testimone” ai giovani affinché, dopo di lui, siano il seme per cambiare la società.

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