Lì dove solo la nobiltà di stirpe conclamata (Virtus e Venezia) è riuscita a vincere, le buone intenzioni e i momenti non bastano.
Nel palato il retrogusto di un finale da cuori impavidi - prodezze e sciocchezze, sciocchezze e prodezze, poi il duro esame di realtà di quell’ultimo, perfido, ferro - rischia di annacquare un sapore più marcato e oggettivamente persistente con il passare del tempo: quello del vorrei ma non posso, quello di una partita sfuggita di mano ben prima delle ultime immagini del film, quello dell’occasione persa…
Soprattutto perché la Trieste senza Brown, Moretti e Brooks non era più quello spauracchio dal talento e dalla profondità ingiocabili per la “normalità”, pur ultimamente molto brillante, della Openjobmetis. Si poteva fare e per un bel po’ si è effettivamente “fatto”, complice una zona mai così sdoganata da Kastritis (costretto all’abuso soprattutto dai falli di Renfro, oggi un pesce fuor d’acqua) che di sabbia negli ingranaggi triestini era riuscita a metterne eccome, aggiungendo confusione alla “naturale” confusione dell’incedere giuliano.
Poteva essere la Peppa Tencia, è stata un’illusione: in quella stessa confusione Varese a un certo punto si adeguava e si perdeva, invece di abbassare il ritmo (e contro la squadra dell’ex Arcieri ogni tanto è necessario farlo) e non curandosi oltretutto che nel frattempo i padroni di casa si erano a loro modo messi a posto, spremendo quel po’ di difesa che è servita a cancellare i mismatch a lungo cavalcati dai biancorossi e pescando in attacco quanto possibile dal talento residuo (comunque non trascurabile).
Varese è caduta da sola nella trappola, poi ha provato a rimediare, finendo vittima del caso.
Avrebbe potuto evitarlo…
I playoff saranno una somma lunga 30 partite: non sorprendiamoci se alla fine scopriremo che ai prealpini mancheranno degli addendi alle proprie ambizioni. La Openjobmetis ha iniziato a perderli per strada quando ancora non era conscia di poter essere qualcuno (vedi l’inizio di campionato), poi ha continuato a farlo anche nella sua nuova, più che convincente, dimensione (vedi Treviso, vedi Trento, vedi Napoli, vedi oggi).
Ora quattro finali: a 28 punti i playoff dovrebbero esserci lo stesso, ma da qui a vincerle tutte ci passano la Virtus e un ultimo scatto di maturità e competitività che ancora non si è visto e che serve soprattutto in trasferta.














