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Varese | 04 febbraio 2026, 07:48

Daniele Zanzi, l'avvocato degli alberi e le sue battaglie: «A loro devo tutto. Curiamoli invece che abbatterli: sono la vera risorsa per la salute»

L'agronomo di fama internazionale che strinse la mano alla Regina Elisabetta e che salvò l'ippocastano che Anna Frank vedeva dalla finestra ad Amsterdam ci racconta la sua lotta al fianco delle piante, dai ciliegi di Como ai cipressi di Roma: «Restituisco qualcosa a chi mi ha riempito la vita con perizie gratuite in Italia e in Europa. I fondi ingenti del Pnrr fanno danni: in nome della riqualificazione dell’ambiente si distrugge lo stesso ambiente. Il verde dei quattro grandi parchi di Varese vale 6 milioni di euro all’anno»

Daniele Zanzi, agronomo varesino e paladino del verde

Daniele Zanzi, agronomo varesino e paladino del verde

Da anni ormai è “l’avvocato d’ufficio” degli alberi d’Italia, colui che affianca chi protesta per i tanti soprusi che l’ambiente è costretto a subire ogni giorno, vittima della miopia e degli interessi nascosti di coloro che non esitano a sacrificare interi patrimoni arborei nel nome della “riqualificazione” del territorio.

Daniele Zanzi, agronomo di fama internazionale, titolare di “Fitoconsult”, è uno che non si arrende mai, e alle perizie mortifere oppone ineccepibili contro perizie, frutto di un lavoro e di una competenza maturati in 40 anni di esperienza e di studio. Così molto spesso riesce a fermare gli abbattimenti o perlomeno a sensibilizzare i cittadini sul problema della salvaguardia del verde pubblico, un polmone insostituibile cui dobbiamo gran parte della nostra salute.

«Le mie battaglie, prima che tecniche, sono civili, e poi non bisogna dimenticare che la tecnica, senza l’umanesimo, è molto pericolosa, soprattutto se al cieco servizio della politica. Agli alberi devo molto, sono la mia vita, e ora a 73 anni è giusto che ricambi ciò che mi hanno regalato, con le perizie gratuite fatte per chi mi chiama come consulente. Ho richieste quotidiane, mi telefonano da Pescara, da Modena perfino da Foggia per denunciare possibili abbattimenti sconsiderati», spiega Zanzi, seduto al tavolo della sala riunioni della sua “Fitoconsult” dove campeggia una maglia del Milan, sua altra grande passione.

L’agronomo che strinse la mano alla Regina Elisabetta, è stato in prima linea a Gallarate, per il bosco di via Curtatone, a Torino, dove il sindaco Lo Russo ha decretato la fine degli alberi di Corso Belgio mandando la polizia contro i manifestanti, a Bologna, a Como per i filari di ciliegi minacciati dal sindaco Rapinese, solo per dirne alcune, ed è apparso in televisione di recente, intervistato dalle “Iene” in merito allo scempio dei cipressi centenari intorno al Mausoleo di Augusto voluto dal sindaco di Roma Gualtieri.

«Non posso tollerare un comportamento come quello del sindaco di Gallarate Cassani, che passando in macchina davanti al sit-in delle persone contrarie alla distruzione di 20mila metri quadrati di bosco ha alzato il dito medio in segno di spregio. Queste persone non capiscono che fomentare lo scontro porta all’inasprimento degli animi e all’arrivo poi di facinorosi che con la difesa del verde pubblico non c’entrano nulla. Chi governa, molto spesso è incapace di ascoltare i cittadini, ma il vero danno lo sta facendo il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) con la distribuzione di fondi ingenti che poi i sindaci non sanno come spendere e causano disastri, come nel caso della reggia di Caserta, dove c’è il rischio che i 750 lecci secolari del parco della Reggia del Vanvitelli cadano sotto la scure dell’ignoranza, con la scusa della malattia, oppure di Pordenone, dove tigli monumentali dovrebbero far posto a una palestra. Così, in nome della riqualificazione dell’ambiente si distrugge lo stesso ambiente. Riqualificare non significa radere al suolo e rifare ex novo, ma cercare di tutelare ciò che esiste e migliorarlo. A Peschiera Borromeo, per esempio, la sindaca voleva far fuori tre chilometri di pioppi cipressini grazie a una perizia approssimativa. Lì, grazie alla mia contro perizia e al supporto delle “signore degli alberi”, un gruppo di “pasionarie” del verde, tutto si è fermato e la sindaca è stata costretta a dimettersi. Peraltro l’anima delle battaglie per l’ambiente sono le donne, molto più motivate e non inclini ai compromessi», spiega Daniele, che prossimamente sarà a Como per un forum con l’urbanista Gioia Gibelli, una conferenza in cui il pubblico, grazie a uno speciale codice, può intervenire in tempo reale nel dibattito con lo smartphone.

Ma Zanzi si è sempre dato da fare anche all’estero, con l’aiuto dell’opinione pubblica e di un collega di Stoccarda ha prolungato la vita di 15 anni allo storico ippocastano, minato dai funghi e ormai cavo, che Anna Frank vedeva dalla finestra della sua camera ad Amsterdam.

«Collaboro come consulente tecnico anche con l’ONDA (Organizzazione Nazionale per la Difesa degli Alberi) che ha sede a Empoli, conta su un ufficio legale agguerrito e raggruppa i movimenti civici, con 800mila followers. Il caso dei cipressi di Roma, piantati nel 1938 dall’architetto paesaggista Antonio Muñoz (e che secondo una stima dell’associazione Curaa valevano oltre 2 milioni e mezzo di euro, ndr.) dimostra come per certi amministratori quello degli abbattimenti per la riqualificazione delle città sia a volte soltanto un alibi».

Quando si parla di Varese, a Daniele Zanzi si accendono gli occhi: «Grazie al software “iTrees” messo a punto dal Ministero Agricoltura e Foreste degli Stati Uniti, ho dato un valore agli alberi di quattro parchi varesini: Giardini Estensi, Villa Toeplitz, villa Mylius e Parco Zanzi della Schiranna. Ebbene siamo di fronte a 6 milioni di euro all’anno come valore di servizi ecosistemici, che vuol dire un enorme aiuto in termini di benessere e di salute pubblica. È importante capire che va cambiato il concetto di volumetria, che oggi è la superficie costruibile: ormai la priorità è la salute dei cittadini e le piante sono coloro che ci permettono ancora di respirare e di ripararci all’ombra, visti i cambiamenti climatici e le estati sempre più torride. A Varese sarebbe più importante mantenere e curare le piante esistenti piuttosto che metterne di nuove e giovani. Il professor William Moomaw, premio Nobel 2007, ha calcolato che quando si abbatte un albero di 70 anni, di 130 centimetri di diametro e alto 25 metri, sono necessari 3.028 alberi di diametro da 14 a 16 centimetri per rimpiazzare il suo lavoro a servizio della nostra salute e addirittura 48mila piante forestali, come quelle messe a villa Toeplitz da Esselunga per compensare la costruzione del supermercato ex Malerba, o in viale Belforte tra marciapiede e nuova pista ciclabile, con un’operazione che in altri paesi, come Olanda o Stati Uniti, si fa nei viali lunghi e nuovi, non come rabbocco alle strade esistenti».

Sul verde varesino, che conosce in ogni sua piega, Zanzi snocciola dati con la velocità di un computer: «A Varese ci sono 20 alberi monumentali, in parchi pubblici e privati e 150 hanno i requisiti per essere tutelati. Abbiamo 26 parchi, 6 pubblici e 20 privati, questi la vera ricchezza della città, protetti dalla legge Bottai del 1939 con un vincolo forte. Altri 121, tra parchi e giardini storici, sono tutelati solo dal Pgt del 1994, una tutela comunale più morbida. Se potessi decidere ciò che vorrei a Varese direi incentivare la conservazione dei parchi privati, magari non facendo pagare lo sfalcio, poi migliorare il decoro della città e come terzo punto introdurrei la regola inventata dall’università di Vancouver e messa in pratica per esempio a Bergamo e Bristol: 3-30-300, dove la prima cifra indica che un cittadino deve vedere tre alberi guardando dalla finestra, la seconda che nel suo quartiere deve esserci una copertura vegetale del 30 per cento, e l’ultima che ogni cittadino abbia un parco pubblico a 300 metri da casa. Oggi il verde varesino è mal distribuito, la Circoscrizione 1 ne possiede il 35 per cento del totale, la 4 solo il 4 per cento, capirete che abbattere alberi nell’una o nell’altra ha un impatto ben differente. Ogni anno in Europa muoiono 400mila persone per problemi respiratori, occorre finalmente rendersi conto che con i guasti ambientali e il riscaldamento globale l’unica vera risorsa per la salute sono le piante, viste non più come un abbellimento estetico, ma come veri e propri strumenti di cura».

Mario Chiodetti

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