Claudio Martelli arriva a Varese e presenta il suo libro: “Il Merito, il Bisogno e il Grande tumulto”. Presso Ville Ponti giovedì 20 novembre alle ore 17. Un volume che trae la sua essenza da quel discorso diventato celebre e fatto alla conferenza di Rimini del Partito Socialista Italiano nel 1982, dove Claudio Martelli intervenendo sui temi del lavoro della scuola e sul ruolo della politica in un paese moderno, espresse una semplice formula, quella del “merito e del bisogno”.
Dopo oltre 40 anni, l’aspetto sociale in Italia non è sostanzialmente cambiato, anzi e tutte le esigenze che quel discorso metteva in luce non solo sono ancora attuali, ma la loro modernità ha evidenziato la mancanza o il pochissimo spessore delle proposte giunte dopo quelle parole. Carenze che hanno condotto ad un malcontento comune che, condannando il merito, hanno portato alla nascita degli attuali populismi e ad affermazioni preoccupanti come 1 vale 1.
«Se pensiamo alla fuga di centinaia di migliaia di giovani italiani laureati e diplomati – interviene il Segretario Generale UIL Lombardia Enrico Vizza – per la mancanza di possibilità, spesso (anche se poco) date, ma sempre sottopagate (penso ad esempio ai ricercatori così come i medici, ingegneri e altro) questo fa ben comprendere quanto le parole del 1982 siano più che attuali. E la necessità di riconoscere i meriti si delinea come un’emergenza ancora più attuale di allora».
E come evidenzia il coordinatore Uil territoriale di Varese Antonio Massafra, le disuguaglianze non solo non si sono appiattite, ma si sono moltiplicate e si declinano su più fronti.
«E’ sotto gli occhi di tutti – dice Massafra – l’aumento del numero di famiglie italiane precipitate nella povertà assoluta, il bisogno di una casa a prezzi “popolari”, di un lavoro dignitoso che coniughi vita e lavoro, di giusti salari, di contratti ben retribuiti e non sottopagati. Se il sistema del libero mercato produce più prosperità di qualunque altro sistema economico ancora di più genera progressi l’accesso delle masse alla istruzione, al lavoro e alle professioni».
Tutti aspetti che mettono in risalto quanto sia non solo necessaria ma urgente una politica che dia risposte precise e concrete al mondo del bisogno sempre più agitato e in tumulto.
«Si deve rimettere in moto – conclude Vizza – quell’ascensore sociale che si fermato, di cui nessuno parla esplicitamente, come fosse polvere da nascondere sotto il tappeto. Dobbiamo far riaccendere i sogni e le speranze. Le vecchie generazioni da piccole giocavano e auspicavo di diventare qualcuno in futuro: medico, funzionario, notaio. Oggi i sogni sono spezzati. Non è più nemmeno possibile pensare di sognare. Perché le possibilità non vengono concesse se non si è figli di».














