«Eravamo invincibili»: Matteo Malfatti, che nella Kronenbourg dell'89 aveva 24 anni e giocava in terza linea con Farè e Quilici dietro ad alcuni mostri gialloneri come Brad Shaw, Tony Currie, Pat Micheletti, Bob De Piero, la leggenda Jim Corsi e l'indimenticabile coach Bryan Lefley, usa un aggettivo oltre il quale c'è solo il cielo, anzi il secondo scudetto del Varese che domani rivivrà dopo 34 anni nell'amichevole contro il Fassa che ci riporterà alla finale scudetto di 34 anni fa (inizio alle 18.30: QUI i biglietti on line, poi ai botteghini da 16 a 10 euro).
«Di quella partita ricordo l'invasione del pubblico - dice il ds giallonero - una marea umana di oltre 3 mila persone che ci travolse. Un'invasione da brivido che ho avuto l'onore di rivivere pochi mesi fa».
Si dice che Brad Shaw sia stato il giocatore più forte che abbia mai indossato la maglia dei Mastini, naturalmente con Big Jim Corsi: Malfatti ci spiega perché. «Tiro, pattinaggio, intensità, personalità - dice - Brad aveva tutto alla massima potenza. Dell'Nhl aveva, però, soprattutto la testa. Infatti poi è diventato anche un grande coach».
Ma il mitologico numero 3 giallonero e gli altri Invincibili avevano sopratutto una qualità che Matteo non dimentica: «Brad e i fenomeni con noi varesini e con i giovani erano campioni d'umanità. A volte erano addirittura loro a cercare il nostro conforto, anche se ce ne fu davvero poco bisogno visto che in tutto il campionato perdemmo 4 partite».
Perfino Bryan Lefley, scomparso a 49 anni dopo un incidente nel '97 e imperturbabile coach degli Invincibili, venne sepolto dall'onda giallonera e dovette lasciarsi andare: «Uno dei coach dell'hockey migliori di sempre, emanava un carisma travolgente, quasi un'energia che risucchiava tutti. Incredibile Bryan, ci manca tanto. Poteva sembrare scontroso o un po' burbero, in realtà entrava in modo empatico nelle cose e nelle persone».
Quel Fassa, ricorda Malfatti, era la squadra «con gli italiani migliori e con un certo Mustafa Besic, che incuteva timore solo a nominarlo. Un uomo simbolo, un grandissimo. Con il Fassa era ed è sempre bello giocare, ha sempre espresso un hockey "positivo"».
Quel pubblico giallonero e questo sono così distanti come i 34 anni passati da allora? «Nei numeri ma non nell'anima, nella forma - oggi al palaghiaccio abbiamo più famiglie e bambini - ma non nella sostanza. Nell'89 arrivavamo da uno scudetto, una partecipazione alla Coppa dei Campioni: era un altro hockey, ma il popolo giallonero è il popolo giallonero».
Domani il Varese prova una categoria e un livello di hockey superiori «per capire la partita che ci attenderà in Supercoppa il sabato dopo con il Cortina - dice Malfatti - la differenza tra Ihl e Alps sta nella velocità di esecuzione e nella precisione, dal pattinaggio al passaggio. Ma lo sport è bello perché nulla è scritto, sicuramente saranno partite di una difficoltà estrema. In queste sfide può essere ancora più determinante il portiere, vista la qualità e la precisione dei tiri».
In forse Pietro Borghi e Garber e in attesa di Massimo Cordiano (l'annuncio forse prima di Cortina-Varese), i Mastini giocheranno in maglia nera - come in Supercoppa, ma anche perché il Fassa sarà in giallo - «domani il pensiero tornerà sicuramente all'89, ma subito dopo sarà sugli avversari, che hanno già battuto il Cortina» conclude Malfatti.
Varese-Fassa, Acinque Ice Arena, ore 18.30
Biglietti: tribuna centrale 16 euro (ridotto 14), laterale 14 (12), curva gold 12 (10), curva 10 (9).














