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Calcio | 25 maggio 2023, 09:30

Mazzola: «Essere interisti significa soffrire, perdere trofei dati per vinti e agguantarne altri impossibili»

Nostra intervista al simbolo di un calcio dove la bandiera era tutto: «Nella maglia nerazzurra c’è il nero della delusione, ma c’è il colore azzurro che brilla insieme a una stella. Il giorno dell'esordio a San Siro mi tremavano le gambe, cercavo di non guardare il pubblico per non emozionarmi troppo. Papà Valentino mi portava agli allenamenti e potevo giocare e segnare a Bacigalupo... Nel mio libro il calcio vintage è una palestra di vita per i giovani. Riva? Quando eravamo in difficoltà davamo la palla a lui e tutto andava a posto»

Mazzola: «Essere interisti significa soffrire, perdere trofei dati per vinti e agguantarne altri impossibili»

«Da piccolo papà Valentino mi portava agli allenamenti del Grande Torino e mi faceva dribblare i suoi compagni di squadra... Potevo anche calciare e segnare a Bacigalupo. L'Inter? Essere interista vuol dire soffrire, vedere sfuggire trofei dati per vinti e agguantarne alcuni pensati impossibili: nella maglia nerazzurra c’è il nero della delusione, ma c’è il colore azzurro che brilla insieme a una stella»: parole di Sandro Mazzola, nato a Torino l'8 novembre 1942, figlio del grande Valentino, campionissimo granata morto a Superga. 

Nella sua carriera, Sandrino ha vestito la maglia nerazzurra dal 1960 al 1977, giocando 417 partite e realizzando 116 gol. Con la sua Inter ha vinto 4 scudetti e 2 Coppe dei Campioni. Mazzola è stato anche campione europeo con gli azzurri nel 1968 e vice campione europeo nel 1970: nelle 70 presenze in nazionale ha segnato 22 reti. Terminata la carriera da calciatore, è stato dirigente sportivo e opinionista televisivo e ha recentemente pubblicato il libro "Cuore nerazzurro" dove racconta storie, ricordi, curiosità e rimpianti della sua magica esperienza interista.

Sandro Mazzola, come è nata l’idea del libro?
Mi è sempre piaciuto scrivere ricordi ed emozioni della mia vita sportiva, momenti belli e, tante volte, difficili. Così ho pensato di raccogliere il tutto... Come spiego nell'introduzione del libro, essere interista vuol dire soffrire, vedere sfuggire trofei dati per vinti e agguantarne alcuni pensati impossibili: nella maglia nerazzurra c’è il nero della delusione, ma c’è il colore azzurro che brilla insieme a una stella. Di certo non conosciamo la delusione di una retrocessione perché l'inter è l'unica in Italia a non essere mai andata in serie B.

Ha debuttato a San Siro a 18 anni: cosa ricorda di quel giorno?
Ricordo che la notte prima non chiusi occhio, l'attesa sembrava interminabile. Appena ho toccato il terreno di gioco mi tremavano le gambe, ma cercavo di non guardare il pubblico sugli spalti per non emozionarmi troppo. Quando l’arbitro ha fischiato l’inizio è subentrata una grande forza interiore ed una motivazione incredibile. Poi è andato tutto bene visto che ho esordito e anche segnato.

Ricordi più emozionanti nella sua carriera calcistica?
L’Europeo vinto a Roma nel 1968, la partita Italia-Germania in Messico nel 1970 e la finale con il Brasile, ma sicuramente il traguardo più importante fu la finale di Coppa dei Campioni 1964 vinta contro il Real Madrid che era la mia squadra dei sogni: segnai due reti in quella splendida ed indimenticabile serata a Vienna. Nel Real giocava Alfredo Di Stefano, una persona che avevo sempre ammirato un grande campione.

Ricordi di suo padre?
Mi portava agli allenamenti, mi faceva palleggiare, mi faceva dribblare i suoi compagni di squadra... La mia soddisfazione da bambino era quella di calciare e segnare a Valerio Bacigalupo.

Ha partecipato al docufilm su Gigi Riva: ci racconta il suo Rombo di Tuono? 
Insieme abbiamo vissuto momenti di gloria con la maglia azzurra. Quando in campo eravamo in difficoltà nel gestire la partita, bastava passare la palla a lui e qualcosa di buono accadeva. Sapeva sorprenderti sempre, era imprevedibile. Ricordo che a fine allenamento ci fermavamo a calciare assieme in porta: il suo tiro era preciso, potente, fortissimo. Il pallone con lui andava a cento all’ora. Un grande campione, un grande uomo e uno straordinario dirigente anche quando ha collaborato con la nazionale come team manager. 

Qual è lo spirito del suo libro?
Fortunatamente la mia carriera sportiva e dirigenziale è stata lunga e ricca di emozioni in ogni momento: in "Cuore Nerazzurro" racconto tutto e provo a dare qualche consiglio ai giovani che si approcciano a questo nuovo calcio. Riscoprire il calcio vintage può anche essere una palestra di vita.

Sotto nella gallery la copertina di "Cuore nerazzurro", Mazzola con Pelè e poi con Ronaldo e Puskas, quindi con papà Valentino

Claudio Ferretti


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