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Calcio | 18 maggio 2023, 15:51

Rosati: «Fallimento di cui mi assumo la responsabilità. Torno in prima persona nel Varese. Cambieremo tante cose»

Passato, presente e futuro del club biancorosso nelle parole dell'ex patron che torna a parlare da patron: «Mi assumo le colpe per aver avallato le decisioni, obbligato a tornare in prima fila. Di primo acchito farei tabula rasa, ma prima attendiamo l'esito del ricorso». Nuovi investitori, l'Accademia di Sogliano, il rapporto con Montemurro, i lavori a Varesello, l'incontro con sindaco e assessore allo Sport: ecco tutto quello che ha detto Antonio Rosati

Rosati: «Fallimento di cui mi assumo la responsabilità. Torno in prima persona nel Varese. Cambieremo tante cose»

Antonio Rosati rompe il silenzio e parla di quanto accaduto al Varese, retrocesso sul campo in Eccellenza in attesa dell'udienza di domani alla Corte d'Appello Federale dopo la vicenda delle porte basse di Carate Brianza che potrebbe riportarlo in serie D nel caso di un 3-0 a tavolino nella finale playout (la sentenza arriverà entro brevissimo: clicca QUI).

Dall'ammissione del fallimento
di quest'anno al suo ritorno in prima persona e non più di sponda nel club, dai molti cambiamenti a livello di organizzazione societaria alle scelte prese nei confronti di allenatori e giocatori, dai lavori al centro sportivo delle Bustecche ai rapporti con il Comune e a quelli con l'Accademia Varese di Sogliano, ecco tutte le risposte date da Rosati ai giornalisti nella sede del club. Con una doverosa spiegazione: il dottor Paolo Girardi, citato spesso nella conferenza stampa, fa parte della capogruppo I&MI che detiene il Varese.

È raro vedere una squadra che perde e viene applaudita dal pubblico mentre il vertice della società è contestato: perché avviene?

«Il fatto che ci sia un pubblico che nonostante la debacle di quest'anno applaude la squadra che retrocede sul campo rappresenta anche la motivazione che ti spinge a perseverare in questo progetto. Ho vissuto i 10mila tifosi del Franco Ossola e le migliaia in giro per l'Italia: dal 2008 al 2023 bazzico a Varese e posso dire che, nel lasso di tempo durante questo periodo in cui sono stato io in società l'argomento è stato il calcio giocato. Quando invece non ci sono stato io si è parlato soprattutto di stipendi non pagati e fallimenti, quindi di cose extra campo. Vedere 300 persone in trasferta, che potrebbero essere tranquillamente il doppio o il triplo se le cose si facessero un po' meno peggio, è una delle molle che non ti fanno arrendere di fronte a sconfitte come la retrocessione in Eccellenza. Anche per i tifosi che la criticano è giusto che la società riporti il Varese dove merita e cioè nel professionismo».

Cosa cambia nel gruppo di lavoro del Varese?

«Sto parlando con tutti. Il mio primo sentimento, con i risultati ottenuti e con quanto speso non solo in termini economici, è fare tabula rasa. Mi esonererei anche io, e a seguirmi dovrebbero essere tutti, ma non posso farlo perché c'è una proprietà che investe in virtù del rapporto personale che ha nei miei confronti. Al di là della reazione di pancia, se mi fermo un attimo a pensare trovo anche del buono in quello che abbiamo fatto: ragionerò ancora nei prossimi giorni, cercando di analizzare tutti gli sbagli commessi, come e perché sono stati fatti. Sicuramente ci saranno dei cambiamenti in tutte le aree del club. In più c'è questo ricorso che in un certo senso fa continuare il campionato. Alla fine prenderemo le decisioni che vanno prese». 

Caso porte basse di Carate e possibile 3-0, quindi salvezza, a tavolino: il precedente Sangiovannese-Grosseto conta?

«Sì, Folgore Caratese-Varese è un clone di quanto accaduto tra Sangiovannese e Grosseto. È un caso fotocopia gestito in maniera fotocopia, anche se qui riguarda entrambe le porte. Per fare ciò che dice il regolamento devi mettere a posto un'area del terreno che va ben oltre le fosse scavate sulla riga. Non credo che ci possano essere interpretazioni soggettive delle regole ma mi attengo agli organi competenti che si riuniranno domani alle 11 per decidere».

La continuità societaria dipende dalla categoria?

«No, quasi nulla. Ma dire che la categoria non conta, è sbagliato. Sul campo siamo retrocessi ma c'è un ricorso perché le regole sono regole. Noi stessi abbiamo pagato sanzioni e sospensioni quest'anno quando abbiamo sbagliato. Oggi c'è questa anomalia delle porte: nel rispetto del club che rappresentiamo e dei regolamenti, pensiamo di aver fatto un reclamo fondato. Se ci daranno ragione faremo la D, altrimenti l'Eccellenza».

Siete aperti a nuovi investitori?

«Qualsiasi cosa intelligente verrà valutata ma su 100 nomi che girano, 99 lo fanno a vuoto. Qualcuno ha scritto che non c'è nemmeno un cane che vuole investire a Varese: ebbene, uno c'è. Se qualcun altro si vuole aggiungere a lui... Se arriva il Berlusconi della situazione, sono sicuro che I&MI e Girardi non obietterebbero: sarebbero pazzi a farlo. E io anche. Ma deve arrivare quel nome su cento serio. Le porte del canile comunque sono aperte, basta che arrivi un cane di razza...».

È stato riaccostato al Varese il nome di Montemurro: è fondata l'indiscrezione?

«È un amico, ha fatto con me il primo ciclo del Varese ma è un accostamento di pura fantasia: non so nemmeno se abbia più voglia di fare calcio. È uscito anche lui in maniera netta da questo problema giudiziario che ci accomunava, ogni tanto ci vediamo da interisti e magari andremo pure a Istanbul assieme ma non so nemmeno se vorrà ancora fare calcio nella vita. Pura fantasia quindi»

Quale sarà il suo ruolo nel prossimo Varese?

«È d'obbligo per me prendere in mano la situazione visto che la proprietà I&MI investe perché Antonio Rosati glielo ha chiesto. Se avessi detto a Girardi di andare da un'altra parte, lui si sarebbe fidato e sarebbe venuto altrove con me. Dobbiamo dare risposte alla proprietà, risposte diverse da quelle date fino a oggi. Quindi, dopo quello che è successo quest'anno, d'ora in avanti il mio impegno è obbligato. Non ho più la velleità di fare il presidente con la sciarpa sotto la curva perché sono soddisfazioni che mi sono già preso. Il riassetto societario? Non sono mai per le rivoluzioni totali ma qui ci sarà da mettere mano in maniera pesante. La mia sarà una presenza diretta e non più di sponda: lavorerò a strettissimo contatto con il gruppo di lavoro che ci sarà, decidendo e non solo avvallando. Poi le cariche lasciano il tempo che trovano».

Settore giovanile: pensate di fare di più? Ci sono contatti con l'Accademia Varese?

«Io e Sean ci sentiamo spesso per un saluto, ci siamo anche visti per parlare di alcuni giocatori, in particolare uno su cui lui ha lavorato assieme a mio figlio che è agente Fifa. Sogliano ora è impegnato in una missione importante, cioè la salvezza del Verona. A centro sportivo ultimato, possiamo ben lavorare sui giovani: in campo le nostre giovanili quest'anno hanno ottenuto buoni risultati, fuori campo è andata meno bene. Prenderò in mano la situazione. Grazie alle Bustecche vogliamo dialogare con il territorio perché è impossibile che non si facciano progetti comuni: parlerò con Sean per capire come è stata la storia di questi anni tra noi e l'Accademia... Quando saremo fuori dai nostri giorni di fuoco, ci mangeremo una pizza e capiremo se ci potranno essere delle sinergie. I tempi sono maturi. Parlo dell'Accademia ma anche di collaborazioni con altre società del territorio, come ai tempi della serie B».

Se giocherete in Eccellenza, potreste farlo alle Bustecche?

«Tecnicamente si potrebbe forse giocare l'Eccellenza da ottobre alle Bustecche ma arriveremmo poco sotto i 300 posti in tribuna: quindi, pensando anche gli avversari, escludo questa possibilità». 

Questione stadio a Varese.

«È simile nel 70% degli stadi d'Italia. Sarà un argomento futuro all'ordine del giorno ma oggi come oggi non lo è ci va benissimo pagare il gettone ogni domenica perché siamo concentrati sul risultato sportivo da ritrovare, sul centro sportivo e sulle giovanili su cui vogliamo investire moltissimo». 

Le scaramucce sul ripescaggio con il Comune sono superate?

«Le ho vissuto indirettamente perché, come sapete, fino a qualche settimana fa avevo anche altri pensieri che mi distraevano. Oggi mi sono un po' alleggerito da quel punto di vista e mi dedicherò molto più in prima persona a questo progetto, sia perché devo farlo sia perché lo devo alla proprietà che ho coinvolto e che investe. Incontrando sindaco e assessore, mi sembrano persone molto disponibili. Magari la scorsa estate ci sono state incomprensioni: conoscendomi, non ce ne saranno più».

Come si è chiesto qualche tifoso: il Varese ci sarà anche in Eccellenza?

«Per quello che stiamo facendo, il risultato sul campo è importantissimo ma è più importante l'investimento sulle strutture. Se lo stiamo facendo, però, è chiaro che la categoria è importante. Se stai costruendo una Ferrari, hai l'ambizione e la volontà prima o poi di metterla in pista». 

 

Capitolo convenzione con il Comune.

«Io e il dottor Girardi qualche settimana fa abbiamo conosciuto il sindaco Galimberti e l'assessore allo Sport Malerba. Abbiamo condiviso i lavori che stiamo facendo. Loro sono sempre stati molto disponibili nei nostri confronti: i ritardi non causati da noi sono stati supportati e sopportati. Anche loro hanno tutto l'interesse che le Bustecche diventino un'eccellenza. Il progetto finale ci porterà a spendere circa due milioni di euro, però riteniamo fondamentale avere un centro sportivo di proprietà con un albergo accanto. Può nascerne un hub di interesse anche per altri club».  

Lavori alle Bustecche: a che punto siamo e perché sono così in ritardo?

«Le Bustecche prevedono due lotti, uno è quello dato in concessione dal Comune, una concessione già un po' vecchia tant'è che l'investimento iniziale è aumentato di parecchio. Il secondo lotto è il campo sopraelevato acquistato dal club. Al netto del periodo Covid che ha bloccato tutto e del post Covid con preventivi esplosi anche del 30% causa aumento delle materie prime, siamo rimasti fermi anche per tutta una serie di pratiche burocratiche, compresa quelle del Credito Sportivo. Abbiamo sbloccato la burocrazia dopo Natale, riformulato appalti e contratti. Eravamo pronti un mesetto e mezzo fa, poi abbiamo deciso di iniziare i lavori dopo il campionato con i campi liberi. Ora c'è un piano di intervento molto serrato con degli step: in estate dovremmo finire il blocco ampliato di spogliatoi, infermeria e palestra così come il campo sopraelevato in sintetico, quello ex Provincia, e l'altro più piccolo. Bar, uffici e tribune dovrebbero essere ultimati entro la prima decade di ottobre».

Quest'anno abbiamo visto partite con pochissime persone allo stadio: perché?

«Tutto parte dal risultato: da 1 a 10, la mancanza di risultati vale 7 e disamora una piazza, smorzando passione ed entusiasmo. Il rimanente 3? Ci abbiamo messo del nostro: abbiamo sicuramente sbagliato un piano di comunicazione, sono mancate iniziative popolari per renderci simpatici. Anche qui, rivedremo il tutto con la prossima stagione». 

Rincorrere il ripescaggio ha fatto male all'ambiente e alla squadra?

«Ci eravamo organizzati per accelerare i tempi e andare su. A livello di campo non sapere se approcciare una serie C o una D ha fatto perdere qualche settimana. Ma non ci sono scusanti per quello che è stato combinato quest'anno. Non posso dire oggi che quello fu un motivo alla base della retrocessione».

In inverno avete cambiato capitano e vice capitano: scelta giusta o sbagliata?

«A posteriori diventa facile rispondere. Ritengo che in quel momento fosse la decisione giusta perché con Mapelli, Disabato e quel gruppo di lavoro ci eravamo creati traguardi e aspettative importanti venuti a mancare. Così siamo passati alle scelte forti, pensando di operare a fin di bene. Così come quando cedetti Ebagua al Torino, che se ne andò un po' "di traverso", e poi lo ripresi ero convinto che quelle scelte, fatte in quel preciso momento, erano le scelte giuste per il Varese. Il mercato invernale? Si era capito che non avremmo ammazzato il campionato - come comunicato, con un po' di inesperienza, l'estate scorsa - e senza segnali positivi perché si potesse riattivare il cuore della squadra, pensammo fosse giusto cambiare. Poi quelle scelte non si sono rivelate felici né per noi, né per loro». 

Perché De Paola?

«Perché pensavamo che la squadra non rispondesse agli stimoli per fare un campionato di vertice. Ho cercato un mister "strong", sullo stile di quello che facemmo con Sannino dopo Carmignani. A proposito di Sannino, mi fa piacere che oggi abbia imparato anche lui a dire sui giornali che servono soldi e competenze per arrivare in cima. Pensate che io lo incontrai dopo che fu costretto a fare addirittura il barelliere: diciamo che arrivò con la cazzimma giusta al Varese... In De Paola abbiamo cercato ciò che trovammo allora in Sannino: serviva un intervento di rianimazione verso ragazzi che in quel momento avevano l'encefalogramma piatto. O il cuore ricomincia a battere, o non succede: abbiamo usato il defibrillatore ma non ha avuto l'effetto desiderato. Se si poteva peggiorare, lo abbiamo fatto».

E' stato sbagliato fare la rivoluzione appena le cose si sono messe male?

«Io ero forse il meno convinto di ripartire con Porro e tutto il gruppo dell'anno scorso. Io ritenevo che si dovesse ripartire con Porro modificando la squadra o con la stessa squadra ma non con Porro perché due scommesse insieme potevano essere un azzardo. L'anno scorso dopo la partita persa con il Novara con un gol di mano, Porro è stato capace di toccare le corde giuste per ridare il brio che è servito, insieme a un pelo di fortuna, a conquistare i playoff. Fissandoci su quell'ultimo punto ci siamo preparati anche per essere ripescati anche se fortunatamente - lo dico con il senno di poi - non è successo. Avallata la doppia scommessa poi, probabilmente precipitosamente, abbiamo fatto il cambio con De Paola».

Cosa non rifarebbe quest'anno di ciò che ha fatto?

«A portare fuori pista il gruppo di lavoro è stata la benedetta maledetta vittoria dei playoff. Sulle ali di quel successo ci siamo inebriati: abbiamo fotografato il punto esatto in cui era arrivata l'asticella a Sanremo, e da quell'asticella ci abbiamo costruito sopra. Ma la posizione di quell'asticella era fasulla. Abbiamo lavorato sulla convinzione di avere una capacità professionale e calcistica che poi non si è rivelata tale nei fatti. Questo è stato l'errore fondamentale da cui è scaturito tutto il resto. Lì cominciamo a sbagliare: quel punto di partenza troppo alto non era lo specchio realistico della stagione scorsa, quando avevamo avuto una gestione da metà classifica tranquilla. Ci siamo montati la testa sulla vittoria dei playoff».

«Mi assumo tutta la responsabilità di quello che è successo - le prime parole sulla retrocessione dette dall'uomo di riferimento del club - Quando mi chiesero di dare un voto al gruppo di lavoro scelto nel Varese che sfiorò la serie A, fu un ottimo voto. Oggi mi assumo la responsabilità del fallimento di tutto il gruppo di lavoro che ha lavorato quest'anno, un fallimento che parte da me: chiedo scusa innanzitutto alla proprietà rappresentata dal dottor Girardi. Chiedo scusa ai tifosi più caldi e appassionati e, a scendere, a tutti gli altri. Le colpe devo e posso assumerle io perché io ho avallato le scelte, e sempre a me va ricondotto il risultato finale di questa annata».

«Ho letto tante inesattezze che mi hanno fatto sorridere e mi hanno anche amareggiato e che hanno sorpassato varie volte la linea da non superare - prosegue Rosati -. Il Città di Varese è un patrimonio dei tifosi e di tutti ma ha anche una proprietà che investe soldi, a volte spendendoli meglio e a volte peggio. Tutti dobbiamo portare rispetto verso persone che investono, e nemmeno poco. Se non ci fossero state, forse non saremmo qui. Nel bene o nel male».

«Oggi come proprietà volevamo fare questo incontro per rispondere a tutte le domande che possono essere sorte dal momento dell'acquisizione del titolo del Busto 81 alla partita di domenica scorsa - inizia Rosati - Quello che sarà il futuro lo decideremo nei prossimi giorni anche alla luce del ricorso. Oggi vogliamo fare il punto della situazione da quando il Città di Varese è in serie D all'epilogo di domenica scorsa con la retrocessione sul campo».

«Il dottor Paolo Girardi, della capogruppo I&MI che detiene il Varese, avrebbe dovuto essere presente con me e invece per un contrattempo è assente. Sarà con me di persona nella prossima conferenza stampa» esordisce Rosari prima che Girardi si colleghi al telefono in viva voce con la sede biancorossa: «Ci sarò quando verrà presentato il club che affronterà la nuova stagione. Abbiamo già condiviso tutto con Antonio».

Mancano un paio di minuti all'inizio della conferenza stampa: a parlare sarà solo Antonio Rosati.

Probabile che l'ex patron torni patron del Varese
, ma vedremo tra poco cosa accadrà.

Entriamo in diretta al Franco Ossola: Antonio Rosati è presente all'esterno delle sede biancorossa e tra poco inizierà l'incontro con i giornalisti che vi racconteremo in tempo reale.

L'ex presidente della serie B, da sempre vicino al Città di Varese tornato tre anni fa in serie D grazie all'acquisizione del titolo sportivo del Busto 81, affronterà i temi di oggi e di domani nella conferenza stampa che sta per iniziare nella sede del Franco Ossola e che vi racconteremo in diretta.

Andrea Confalonieri


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