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Varese | 13 luglio 2022, 08:18

I pentoloni di polenta e asino e quelle tavolate nel bosco dove Varese da 50 anni si riscopre una famiglia: a Capolago torna la (mitica) festa degli Alpini

I sapori e l'umanità degli Alpini di Capolago da venerdì attendono tutti sui 54 tavoli dove a pranzo e cena si riscopre il piacere di stare assieme. «I prezzi delle materie prime aumentano, ma quelli dei nostri piatti rimangono quasi inalterati: in famiglia si fa così». Dal must della pasta e fagioli a salamelle, tomini e fritto misto: la festa può cominciare, ricavato in beneficenza o per sostenere la banda

I pentoloni di polenta e asino e quelle tavolate nel bosco dove Varese da 50 anni si riscopre una famiglia: a Capolago torna la (mitica) festa degli Alpini

Claudio, in cucina, batte i coperchi dei due pentoloni dove prepara una delle specialità della casa (l'asino, che senza polenta è come un mare senza onde) per dare il via alla festa: da venerdì a domenica 24 luglio torna la Festa degli Alpini di Capolago dopo due anni di vuoto causa Covid parsi un'eternità per chi attende 12 mesi di poter tornare "in famiglia" sui tavoloni nel bosco a raccontarsela davanti a piatti e bicchieri colmi di umanità e di quel tocco di cose fatte in casa rimasto inalterato negli ultimi cinquant'anni.

«L'asino bisogna saperlo fare» dice il cuoco di casa (qui in cucina si è ancora cuochi, altro che chef), coccolando con gli occhi e con le parole anche le altre specialità che hanno reso celebre la festa: «Pasta e fagioli, fritto misto, filetto di persico, salamelle, tomini e l'asino, che è il fiore all'occhiello» elenca Claudio senza bisogno di aggiungere aggettivi perché basta abbinare tutto ciò alle parole "alpini", "tavolate", "Capolago" e "bosco" per rendere speciali, unici e attesi i 10 giorni di festa. Solo sull'asino aggiunge, non a caso, qualcosa in più, prima di battere i coperchi e dare il via alle danze alpine, mentre tutt'intorno decine di persone sono al lavoro per ritrovare «l'esatta posizione dove sono sempre state panche, tendoni, pentoloni, frigo e cucina perché qui ogni cosa deve essere sempre al suo posto e, dopo due anni, non è facile ricordarsi tutto, anche se abbiamo lasciato dei piccoli segnali sul terreno, o ci orientiamo grazie alla presenza degli alberi, per non dimenticare come allestire» aggiunge il capogruppo degli Alpini di Capolago, Lorenzo Carabelli.

«Abbiamo iniziato i preparativi il 19 giugno - aggiunge - è bellissimo ricominciare ma è dura rientrare nell'ordine delle cose e della fatica. Nonostante l'aumento del prezzo delle materie prime, anche del 140 per cento, abbiamo cercato di mantenere inalterati i prezzi, perché anche questo a Capolago conta e fa la differenza. Magari sul menù troverete mezzo euro di aumento, giusto il minimo necessario, visto che qui compriamo tutto ciò che si mangia e il ricavato va in beneficenza o per sostenere la banda degli alpini».  

I tavoli sono 54, «ma abbiamo provato a distanziarli un pochino, dopo quello che abbiamo vissuto», anche se «la nostra festa vive di rapporti tra le persone» che magari si ritrovano sotto questi tendoni dopo chissà quanto tempo, e magari ci restano fino a tardi la sera, oltre che a pranzo o anche al mattino quando c'è anche chi si presenta per una (abbondante) colazione. 

Tra lago e collina, in quest'angolo di verde che si trasforma ogni luglio nella "piazza" principale di una città che alla fine resta orgogliosamente e rigorosamente un paese, o meglio un rione, con i suoi riti e le sue tradizioni, è difficile anche risalire alla prima edizione della festa, visto che tutto è avvolto in un'aurea di misteriosa magia: «La prima volta fu nel 1970 - azzarda qualcuno con quelle poche e vere parole che uniscono i 150 volontari, tra alpini e famiglie di alpini, piccolissimi compresi, oltre che i ragazzi della banda - quindi sono 52 anni: togliamo i 2 del Covid e facciamo cifra tonda: 50».

Miracoli dello spirito alpino e di questi "ragazzini" che, a Capolago, ne sono la bandiera.

Andrea Confalonieri

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