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Busto Arsizio | 08 febbraio 2022, 13:51

Busto, la pandemia rivoluziona anche le abitudini di clienti e personale dei locali

La testimonianza di Mario Azzimonti dell’Ovidius, pub che in questo periodo è alla ricerca di personale. Tra clienti meno propensi a uscire di casa la sera e una minor disponibilità di chi con la pandemia si è impegnato in altri settori a tornare a lavorare fino a tardi

Busto, la pandemia rivoluziona anche le abitudini di clienti e personale dei locali

Il mondo della ristorazione è stato travolto dalla pandemia. Prima le chiusure, semichiusure, riaperture temporanee, con un crollo degli incassi. Ora la ripartenza, con la pesante zavorra degli aumenti di bollette e materie prime.

Ma la rivoluzione post (si fa per dire) pandemica riguarda anche le abitudini della clientela e le disponibilità di chi è in cerca di lavoro.
Lo spiega Mario Azzimonti del pub Ovidius di via Gaeta, a Busto Arsizio, che proprio in questi giorni è in cerca di personale per il servizio ai tavoli.

I clienti

Lo scorso anno, in un periodo durante il quale non era possibile aprire la sera, Azzimonti ci aveva raccontato che grazie al lavoro nei mesi estivi del 2020 le perdite erano state “solo” del 50 per cento (leggi qui).
Ora la situazione è diversa: «La luce in fondo al tunnel si vede, ma è molto lontana – afferma –. Non si lavora come prima della pandemia».

Un aspetto importante è quello dei clienti: «Bisogna richiamare la clientela, far uscire le persone di casa. La gente è ancora spaventata».
A influire sui posti liberi ai tavoli dei locali è stato ed è tuttora l’elevato numero di quarantene, tra contagi e contatti con positivi.

Ma non si tratta solo di questo. La sensazione è che le persone si siano disabituate a uscire di casa. «Una volta ogni due settimane prepariamo un piatto tipico, come ad esempio polenta e bruscitti, su prenotazione – spiega il titolare dell’Ovidius –. In occasione della Giöbia, ci sono state più richieste per l’asporto che persone sedute ai tavoli. Eppure la gente si ritrovava comunque, ma a casa, non al pub».

Insomma, almeno per il momento «il lavoro è cambiato. Dobbiamo tenercelo così com’è e ce la mettiamo tutta».

Il personale

Ma qualcosa è cambiato anche sul fronte del personale. In questo periodo l’Ovidius è in cerca di qualcuno che si occupi del servizio ai tavoli.
«Chi lavorava nel settore, quando ristoranti e bar erano chiusi per la pandemia si è cimentato in altri campi e ha pensato che non ne vale la pena – osserva Mario Azzimonti –. Se prima c’erano cento persone disposte a lavorare di sera, adesso ce ne sono dieci. C’è il ragazzo che fa l’università ed è disponibile a impegnarsi una o due sere la settimana. Prima c’era molta più gente che lavorava nei ristoranti e nella somministrazione di alimenti nelle ore notturne».

Non è possibile generalizzare né ovviamente affermare che sia più semplice trovare un impiego in altri campi. Ma, stando a quanto osservato da Azzimonti, la sensazione è che «chi in questo periodo ha provato a fare altre esperienze non sia più disponibile a lavorare al bar fino a mezzanotte o l’una».

R.C.

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