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Varese | 18 gennaio 2022, 16:55

Covid, Green Pass e libertà: numerose denunce a Draghi e Governo nel Varesotto

Aumentano i casi di cittadini che in tutta la provincia stanno presentando un documento alle forze dell'ordine, richiamando la discriminazione nei confronti dei non vaccinati

Covid, Green Pass e libertà: numerose denunce a Draghi e Governo nel Varesotto

In questi giorni, dopo la firma del decreto legge 21/2021 che ha prorogato in Italia lo stato di emergenza Covid-19 fino al 31 marzo 2022, numerosi sono i cittadini che hanno cominciato a presentare un modulo alle forze dell’ordine, scaricato su diversi siti online, per denunciare il premier Mario Draghi e tutto il governo, richiamando a diversi articoli del codice penale, legati alla limitazione della libertà personale delle persone in questo momento.

Il punto principale della denuncia riguarda la discriminazione verso le persone non vaccinate, che in base a quanto si legge, “a causa delle misure sempre più restrittive e all’obbligo di possedere il Green pass, rilasciato per guarigione o vaccinazione, per accedere al lavoro e a diversi beni e servizi, ha progressivamente limitato le libertà della popolazione residente non vaccinata. Allo stesso tempo, dopo il decreto dello scorso 15 febbraio, i lavoratori over 50 non vaccinati non potranno accedere al luogo di lavoro”.

Dopo questa premessa nel documento vengono richiamati alcuni regolamenti, dichiarazioni, convenzioni e direttive, anche a livello europeo. Uno tra questi è il regolamento europeo numero 953 che afferma “è necessario evitare la discriminazione diretta o indiretta di persone che non sono vaccinate, per esempio per motivi medici, perché non rientrano nel gruppo di destinatari per cui il vaccino anti-Covid-19 è attualmente somministrato o consentito, come i bambini, o perché non hanno ancora avuto l’opportunità di essere vaccinate o hanno scelto di non essere vaccinate. Pertanto…“.

A questo si aggiungono anche la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, la convenzione internazionale delle Nazioni Unite sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione e di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle Donne, l’articolo 14 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, l’articolo 13 del Trattato Istitutivo della Comunità Europea, la direttiva 2000/43/CE e quella del 2000/78/CE e, infine, la Carta dei Diritti fondamentali dell’UE (o “Carta di Nizza”).

Appare oggettiva, palese e ormai consolidata – si legge ancora nel documento – la discriminazione verso la persona non vaccinata, poiché di fatto e normativamente si ritrova limitata nell’esercizio dei propri diritti, delle proprie libertà, discriminata sul lavoro ed emarginata socialmente, in violazione all’articolo 604-bis del Codice penale”. Sempre in questo documento, inoltre, si cita l’articolo 32 della Costituzione Italiana che afferma “… La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana“.

Oltre ai temi legislativi, poi, al centro dell’attenzione finiscono i vaccini, “farmaci sperimentali sulla popolazione che ha accettato la vaccinazione: per il vaccino Pfizer-BioNTech la data prevista per il completamento degli studi clinici è stata stimata al 31 dicembre 2023, mentre quello di Moderna è previsto per il 27 ottobre 2022″. Per questa ragione – continuano -, “non è ancora chiara la reale efficacia dei vaccini ad immunizzare dal virus SARS-COV2, né la sicurezza del farmaco nel lungo periodo”.

Il punto preso in considerazione “va in netto contrasto con il Codice di Norimberga, che vieta la sperimentazione sull’uomo se si è a conoscenza che tale sperimentazione possa causare danni o morte”. Si rimanda anche all’articolo 10 della “Dichiarazione universale sul Genoma umano” di UNESCO: “Nessuna ricerca concernente il genoma umano né le sue applicazioni, in particolare nei campi della biologia, della genetica e della medicina, dovrebbe prevalere sul rispetto dei diritti dell’uomo, delle libertà fondamentali e della dignità umana degli individui o, all’occorrenza, dei gruppi di individui“.

Sul documento in questione, inoltre, si spiega: “Chi si è sottoposto a vaccinazione liberamente ha esercitato il proprio diritto di autodeterminazione nonché libero arbitrio, scegliendo di aderire liberamente ad una campagna vaccinale presentata come "sicura e garanzia di salvezza", fornendo un consenso informato assolutamente privo di validità, poiché carente di informazioni primarie e necessarie a qualificare il consenso quale "scelta consapevole", probabilmente ignorando e sconoscendo completamente i rischi di questo medicinale somministrato.

Chi si è vaccinato sentendosi costretto dal rischio di limitazioni di diritti e libertà, ha firmato un consenso privo di qualsivoglia valenza giuridica poiché indottovi dal concreto e oggettivo timore di conseguenze influenti sul libero esercizio dei propri diritti in quanto, in assenza di vaccinazione, al soggetto è vietato accedere a servizi pubblici, attività commerciali e soprattutto esercitare il proprio diritto al lavoro.

Chi ha deciso di non sottoporsi a tale cura ha ugualmente esercitato il proprio diritto di scelta e, alla luce di quanto argomentato, con le incongruenze, i dubbi e le gravi violazione riscontrate, la scelta di non vaccinarsi appare quindi oggettivamente condivisibile e ragionevole”.

Il documento va avanti, poi, sottolineando le “contraddizioni normative tra il decreto 52/2021, alla luce del DL 229/2021 e del DL 1/2022, che è contrario al regolamento UE 2021/953, già citato”. Proseguendo si legge anche: “Fatto ancora più grave si è ristretto l’uso della certificazione verde, stravolgendo il quadro normativo europeo, ai soli casi di guarigione e vaccinazione per accedere ai luoghi di lavoro. Se sei sano e hai necessità o desiderio di lavorare allora devi vaccinarti, una chiara estorsione/ricatto”.

Per tutte queste ragioni, quindi, le persone che hanno presentato querela alle forze dell’ordine hanno denunciato il premier Mario Draghi e tutti i ministeri del governo. Una situazione, ormai, che anche come si vede spesso sui social network, causa rabbia, intolleranza e mancanza di rispetto verso qualsivoglia istituzione o giornale, nonostante vengano citati studi o ricerche di enti competenti e scientificamente riconosciuti a livello internazionale.

Agostino Nicolò da Luinonotizie.it

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