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Calcio | 21 novembre 2021, 00:01

Luciano Lucchina: «Il Varese degli anni 70 era all'avanguardia e divenne un modello. Unire studio e lavoro per realizzarsi? Con il sacrificio»

Da massaggiatore a dottore, grazie al desiderio e alla determinazione di raggiungere un obiettivo. La storia di Lucchina è un insegnamento: «Studiavo di notte, di domenica... E mi presi la responsabilità di seguire i ragazzi al De Filippi: erano più di 50! Con Arcelli, Begnis e Oliva fu tracciato il futuro»

Luciano Lucchina, a sinistra, insieme al professore americano James Randi in una foto a cui il dottore è particolarmente affezionato. Nella galleria fotografica, alcune foto storiche delle "sue" squadre

Luciano Lucchina, a sinistra, insieme al professore americano James Randi in una foto a cui il dottore è particolarmente affezionato. Nella galleria fotografica, alcune foto storiche delle "sue" squadre

I tifosi biancorossi degli anni Settanta si ricorderanno sicuramente dell’allora giovane massaggiatore Luciano LucchinaLa sua carriera professionale può essere da esempio tuttora per tanti giovani che hanno voglia di mettersi in gioco e di applicarsi per raggiungere risultati, non fermandosi ai primi ostacoli. 

Il giovane Luciano inizia a 14 anni, dopo il diploma di terza media, a lavorare da un artigiano linotypista; alla sera frequenta assiduamente la palestra della Varesina, praticando ginnastica artistica. Questo tipo di disciplina sportiva - allora come adesso - è molto dura ed è necessario avere sempre una eccellente forma fisica e muscolare, in quanto sono frequenti traumi, strappi, distorsioni articolari. In quegli anni chi subiva questo tipo di infortuni veniva spesso accompagnato da “aggiustaossa” e manipolatori improvvisati che non avevano nessuna preparazione scientifica… 

Così il ginnasta Luciano, per capire come curare i suoi frequenti infortuni - e anche per passione alla materia - si iscrive ad un corso serale di massaggiatore sportivo. Il corso si svolge a Milano, presso il Centro di Medicina dello Sport (uno dei primi in Italia), dura due anni, frequenza obbligatoria ed esame finale per conseguire il diploma.

Dottor Lucchina, come riusciva a conciliare lo studio con il lavoro?
Con tante rinunce e sacrifici. Devo dire che le materie di studio mi appassionavano, studiavo di notte e alla domenica. Mi ero proposto di arrivare a raggiungere questo obiettivo anche per la mia salute, poiché ero stanco di soffrire di distorsioni alle ginocchia e altri traumi senza avere riferimenti precisi su come curarmi.

Ci racconta il suo passaggio al Varese calcio?
Durante il corso lavoravo, studiavo e andavo, anche se meno di prima, in Varesina. Di questi argomenti parlavo in palestra con l’ex campione italiano e dirigente della Varesina Pierino Sottocasa, che aveva ampie conoscenze nel mondo dello sport varesino. Quando feci l’esame e fui promosso mi mise in contatto con il cavalier Vanacore, che stava riorganizzando l’allora settore giovanile del Varese Calcio, con criteri all’avanguardia per quei tempi, che avrebbero dato negli anni successivi grandi soddisfazioni. Iniziai nel 1969 con un contratto part-time, seguendo i ragazzi delle giovanili. In quegli anni il Varese giocava in serie A. Il presidente era ancora Giovanni Borghi, il Cumenda; l’allenatore Niels Liedholm, con suo secondo Sergio Brighenti; in rosa c’erano giocatori come Tamborini, Sogliano, Carmignani, Braida, Andena, Della Giovanna, Perego, Morini, Borghi, Maroso, Dolci, Bettega, Mascheroni e altri campioni. Due anni dopo fui convocato dall’allora direttore sportivo Sandro Vitali e dal cavalier Vanacore che mi fecero la proposta di lavorare a tempo pieno per la società. Dopo un’approfondita riflessione accettai la proposta, con il patto che mi permettessero di frequentare la scuola interna del De Filippi, allora istituita apposta per i gli atleti e frequentata da calciatori e cestisti del Varese e anche da ragazzi delle giovanili del Milan. Il mio obiettivo era quello di acquisire il Diploma di Maturità per potermi iscrivere all’Università.

Cosa le risposero?
La risposta fu positiva, a patto che mi assumessi la responsabilità di dare una mano a “controllare” i giocatori ospiti del Collegio (erano più di 50!), che dovevano frequentare le lezioni il mattino per poter partecipare agli allenamenti il pomeriggio.

Varese ai quei tempi all’ avanguardia anche nel settore della preparazione fisica e della medicina legata allo sport?
Certo! Eravamo una delle poche società che curava sia la tecnica che la preparazione atletica. Nel settore giovanile avevano cominciato la loro collaborazione il dottor Arcelli e il professor Begnis. Una delle caratteristiche che hanno permesso i successi della squadra negli anni successivi è stata proprio la capacità dei giocatori biancorossi di correre più degli altri. L’aspetto medico della squadra era seguito, all’ inizio della mia attività, per la prima squadra dal dottor Ceriani; per le giovanili principalmente dal dottor Frattini. Nel frattempo aveva cominciato l’attività come allenatore delle giovanili Peo Maroso che, nel giro di pochi anni, diventò allenatore della prima squadra. Anch’io feci il salto di categoria.

Un club davvero all’avanguardia.
In quegli anni aveva anche cominciato la sua collaborazione con il Varese Calcio, presentato dal dottor Arcelli, uno sconosciuto medico italo-argentino: il dottor Oliva, portatore di notevoli innovazioni. In seguito divenne medico della Nazionale argentina campione del mondo e medico personale, fra gli altri, di Diego Maradona. Come vede, la fortuna e soprattutto la capacità organizzativa avevano concentrato in quegli anni un potenziale umano e tecnico che avrebbe dato frutti copiosi negli anni successivi; l’esempio del Varese Calcio sarebbe presto stato imitato da altre società. Nel frattempo però alcuni eventi cambiarono le condizioni del club: il grave lutto per la perdita del Presidente Giovanni Borghi con successione del figlio Guido e l’avvenuta cessione della Ignis alla Philips avevano certamente modificato le prospettive.

Da massaggiatore a medico: ci racconta questa storia?
Dopo il primo anno al De Filippi, nel quale avevo superato gli esami di seconda geometra, mi sono iscritto ai corsi serali dell’ Istituto Daverio conseguendo il diploma di maturità nel 1975. Subito dopo mi sono iscritto all’Università, primo anno della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Pavia. Successivamente ho lasciato il Varese e lavorato come massaggiatore nella Solbiatese, il che mi lasciava più tempo per lo studio. Dopo un anno sono stato chiamato dal Torino Calcio cioe non ho saputo resistere alla tentazione: per due anni ho seguito la squadra granata, ricca di campione come Pulici, Graziani, Zaccarelli, Sala, Pecci. La decisione di concludere la mia esperienza torinese è stata presa per la volontà di terminare al più presto i miei studi.

Come andò?
Tornai alla Solbiatese e mi immersi completamente nei libri, riuscendo a dare con successo gli esami che si erano accumulati: ben 18 esami in 8 mesi. Conseguita la laurea (anno 1982) ed effettuato l’Esame di Stato, ebbi la fortuna di iniziare subito a lavorare al Centro Ortopedico Fisioterapico di Lanzo D’Intelvi. Mi sono poi iscritto alla Scuola di Specializzazione in Medicina dello Sport dell’Università di Torino e, conseguito il diploma di specializzazione, ho avuto l’occasione di seguire come medico la partecipazione di Azzurra alla Coppa America anno 1986-87. Sono stato inoltre medico sportivo della Solbiatese Calcio fino al 1991.

Qualche ricordo speciale in biancorosso?
Sono stati anni di importanza capitale nella mia vita. Un periodo nel quale sono cresciuto professionalmente e umanamente. In quegli anni mi sono sposato, ho conosciuto ragazzi che hanno fatto splendide carriere sportive come Gentile e Marini e tantissimi che sono riusciti a giocare in squadre di primo livello. Uno dei giovani conosciuti in quel periodo e con il quale abbiamo strettamente collaborato per qualche tempo ha fatto una carriera spettacolare ed inaspettata (grazie alle sue straordinarie doti): è Beppe Marotta.

Lei è stato, con Arcelli e Oliva, un apripista nella medicina sportiva.
Ho avuto la fortuna di lavorare con questi due grandi professionisti e ho cercato di rubarne i segreti, come un ragazzo di bottega. Adesso si parla molto di dieta, di preparazione atletica, di fisioterapia e riabilitazione: allora questi argomenti non erano trattati con criteri scientifici consolidati. Da quegli anni la cura di certi traumi iniziò a fare notevoli progressi: ad esempio, se uno sportivo professionista subiva un grave infortunio al ginocchio aveva la carriera compromessa; adesso invece, grazie ai progressi della chirurgia, si recupera molto bene. Il rapporto tra allenatore e staff medico non era facile e i tempi di recupero da un infortunio erano spesso motivo di forti discussioni con l’allenatore. La dieta e la preparazione fisica e mentale, indispensabili per far durare a lungo la carriera dello sportivo, sono oggetto adesso di grande attenzione. Comunque vedo che le infermerie sono sempre piene e ciò mi fa pensare che ci sia ancora molto da fare e da capire!.

Dottor Lucchina, grazie. Un’ultima domanda: cosa fa, oggi?
Dal 1988 ho uno studio medico-sportivo a Gavirate, dove ho lavorato fino alla pensione curando sportivi e non sportivi per problematiche legate a dolori e disfunzioni di articolazioni e muscoli. Negli ultimi decenni mi sono dedicato soprattutto alla cura di dolori e disfunzioni della colonna vertebrale, dolori al collo e alla schiena. Ora ho tre figli adulti, un nipote e una nipotina in arrivo, sono in pensione, curo la mia casa, coltivo il mio orto e il mio frutteto, mi procuro personalmente la legna per l’inverno; tutto ciò mi aiuta a tenere una buona condizione fisica. Per tanti anni ho praticato corsa lenta seguendo i consigli dell’amico Arcelli che, purtroppo, ci ha lasciati troppo presto. Adesso cammino e, durante la stagione estiva, nuoto nello stupendo lago di Monate. Ogni tanto mi diletto scrivendo poesie in dialetto bosino e racconti dei tempi andati.

Claudio Ferretti


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