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Politica | 19 ottobre 2021, 20:14

Il toto-nomi per la giunta Galimberti bis: tra continuità, poca politica, intoccabili e il “women power”

Fatto il sindaco, bisogna fare il governo. Il confermato primo cittadino sceglierà in fretta, probabilmente con autonomia e determinazione. Nella nostra analisi i criteri della scelta, i possibili scenari e i papabili

Foto profilo Facebook Ivana Perusin

Foto profilo Facebook Ivana Perusin

Le indicazioni politiche, non così tante e nemmeno così cogenti. E quelle del voto. Poi la continuità con i primi cinque anni e i rapporti di fiducia che si sono edificati nella comune militanza dietro gli scranni. Quindi la competenza, orientata verso un futuro di progetti e gestione (di tante risorse economiche). E infine i “tecnici”, il “women power” e le sorprese. Che non dovrebbero mancare mai.

Prendete questi ingredienti, miscelateli insieme e aggiungente due spezie indispensabili, entrambe pescate dal sacco del nuovo-vecchio sindaco: l’autonomia di scelta e la determinazione, che ha già dimostrato in un incedere senza indugi.

La ricetta è quella che servirà ad allestire la giunta che governerà Varese, dietro al rieletto Davide Galimberti, per i prossimi cinque anni. Fatte le elezioni, ecco quindi il toto-nomi, più o meno appassionante gioco a occupare il tempo che separa dalle decisioni. Un tempo breve, a sensazione di molti: entro l’inizio della prossima settimana la Città Giardino avrà i suoi assessori.

Nove posti, forse dieci. Più quello di presidente del consiglio comunale, che proprio oggi pomeriggio è stato però reclamato dal centrodestra sconfitto in segno di condivisione (leggi qui). Più la guida delle partecipate, anch’esse da considerare.

Come verranno occupati? Ecco una breve analisi.

La politica

C’è stato un vincitore poco equivocabile in queste elezioni. Ed è il Partito Democratico. E ci sono stati degli sconfitti chiari, anche all’interno della coalizione che ha strappato la contesa: si tratta del Movimento 5 Stelle, che ha ottenuto l’1,65%. Salvo accordi pre-elettorali di cui si ignora al momento l’esistenza, dunque, il nuovo governo cittadino nascerà esclusivamente democratico e civico (pescando cioè dalle liste PratiCittà, Lavoriamo per Varese e Progetto Concittadino). In Lavoriamo per Varese, però, c’è un’evidente e non celata - visto anche il forte impegno dell’onorevole Maria Chiara Gadda nella campagna elettorale locale - anima di Italia Viva. Ecco che allora la collaborazione che ha caratterizzato gli ultimi anni della vecchia giunta non possa addirittura allargarsi nella prossima, con magari qualche rinuncia - in termini numerici - da parte del PD in nome di un’alleanza che, da Varese, arrivi fino alle elezioni regionali 2023.

Il voto

Cosa ha rivelato l’ultima conta delle preferenze? In primis che diversi assessori uscenti hanno fatto breccia nel cuore dei votanti: si pensi ad Andrea Civati, leader indiscusso della lista PD, a Rossella Dimaggio e Roberto Molinari, colleghi di partito e di gradimento, e a Ivana Perusin e Francesca Strazzi, le più votate di Praticittà. Poi ha detto anche che certi nomi non vogliono sparire dal radar: si pensi a Luisa Oprandi, a Luca Paris e a Giacomo Fisco, tutti democratici. E in sintesi ha aggiunto che c’è spazio per i giovani - su tutti Matteo Capriolo (PD) - e per nomi della società civile e dell’attivismo extra consiglio, come Guido Bonoldi, Alberto Coen Porisini e Maria Grazia D’amico.

La continuità

L’indicazione arriva da più parti, politiche e non: Galimberti farà in modo di riproporre almeno una quota della giunta uscente. Forse addirittura consistente. Gli assessori dei primi cinque anni (quelli rimasti dopo le porte girevoli e le dimissioni) godono infatti della sua piena fiducia, personale e professionale, non fosse altro perché i loro risultati sono stati presentati come il punto di partenza della campagna elettorale che ha teso alla rielezione. Tra i 9 che sono arrivati in porto, i più lontani da una riconferma sembrano solo Fabrizio Lovato e Raffaele Catalano, gli ultimi a entrare e quindi - anche a causa del Covid - i meno valutabili. I voti non hanno premiato nemmeno Dino De Simone, che per il momento rimane fuori dal consiglio comunale. È stato uno dei maggiori sodali dell’avvocato nel primo mandato: sarà eventualmente sacrificabile? L’“ufficio facce” dell’election day suggerirebbe di no…

La competenza e il “women power”

Un’altra che non ha raccolto tante croci sulle schede è stata Cristina Buzzetti: solo 66 preferenze. Eppure l’assessore uscente al Bilancio sembra una delle più vicine al bis. Perché? Perché Galimberti la considera la maga dei conti di via Sacco e non gradirebbe un salto nel vuoto davanti a cinque anni in cui i soldi da gestire (PNRR ma non solo) saranno tanti e servirà competenza per farlo. Buzzetti, peraltro, insieme a Perusin (altra quasi certa conferma insieme al già citato Civati) e Strazzi, fa parte di quella componente femminile che ha segnato indelebilmente sia l’ultimo governo che la campagna elettorale. Partite a fari spenti, forse anche inizialmente snobbate, le tre assessore (e con Rossella Dimaggio fanno quattro) sono state le più operative, le più brave a fare squadra (sono amiche e si vede anche pubblicamente) e le più coinvolte anche nell’immaginare il secondo mandato, avendo costruito da sole e con largo anticipo la lista espressione del sindaco, PratiCittà appunto. Non sarà facile, eventualmente, spezzare il tridente. Alternative rosa? Si torna ai numeri: l’eterna Oprandi (che sia il suo turno, finalmente?), Ciappina, D’amico, Maria Paola Cocchiere e Nicoletta San Martino, la più votata in Lavoriamo Per Varese, dietro Guido Bonoldi.

Le sorprese, le novità e i tecnici

Bonoldi che, a seguire il retro di diverse voci, sarebbe praticamente “dentro”. Questione di cifre, di rapporti con Italia Viva e di sanità: l’ex presidente del Molina potrebbe avere un peso strategico importante in un Comune sempre più protagonista nella partita della cura. Ma lui accetterà? E che aspirazioni avrà Stefano Malerba, presidente del consiglio comunale uscente, non eletto, ma equilibratore fondamentale di Lavoriamo per Varese? Ci sono anche le partecipate, non lo si dimentichi. E se il nome nuovo fosse invece l’ex rettore dell’Università dell’Insubria Porisini, per quella Cultura che Galimberti non potrà più gestire in prima persona? E, infine, ci sarà il Roberto Cecchi del 2021, ovvero quel “tecnico” di grido scelto “d’imperio” dal sindaco e quindi estraneo a tutte le logiche esaminate finora? A giudicare com’è andata con l’ex sottosegretario alla cultura del governo Monti nel 2016, probabilmente per il Galimberti bis sarebbe meglio di no…

Fabio Gandini


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