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Canton Ticino | 17 agosto 2021, 11:35

Lugano, lo stadio si riempie per l'addio a Borradori: «Che la terra le sia lieve, signor sindaco»

Già alle 8 arrivati i primi cittadini, poi il feretro ha raggiunto il campo sportivo e al via la cerimonia. Tanti, e toccanti, gli interventi. Questa sera alle 18.10 le campane risuoneranno all'ora esatta della sua scomparsa, avvenuta mercoledì scorso

Lo stadio accoglie l'addio al sindaco Borradori (immagini dalla diretta di Teleticino)

Lo stadio accoglie l'addio al sindaco Borradori (immagini dalla diretta di Teleticino)

«Addio, signor sindaco, che la terra le sia lieve». Già alle 8 si sono presentati i luganesi (e non solo) per il funerale del sindaco Marco Borradori, scomparso mercoledì 11 agosto dopo essere stato colpito da un malore mentre correva.

Tanta gente, ma anche tanto ordine per l'ultimo saluto nel "suo" stadio. Don Aldo Aliverti il parroco che guida il corteo funebre (ridotto, ricordiamo che non è stato organizzato per la situazione Covid) verso lo stadio di Cornaredo, presenti il picchetto d'onore e la Civica filarmonica di Lugano.

Davvero tanta commozione, come riportano i servizi in diretta per le esequie. Da quella di Teleticino tanti interventi emozionati, ma anche di grande gratitudine.

«Te ne sei andato facendo ciò che amavi»

Quindi il feretro si avvicina allo stadio per la commemorazione, prevista alle 10. Uno striscione, "ciao Marco", due parole che racchiudono tutto il rapporto schietto e umano con il sindaco. 

All'ingresso nello stadio, solo la musica ha rotto il silenzio.

Alle ore 10.10 i discorsi di commemorazione.

«La vita era tutta davanti, tutta da vivere...» le prime parole del consigliere federale Ignazio Cassis ricordando l'avvio del percorso insieme a Borradori fino all'arrivo in Parlamento nel 1991: «Tu sapevi manifestare il tuo cuore con eleganza. Tu c'eri sempre, per chiunque. Sei tornato a Lugano, perché era il tuo posto. Sei andato per la tua strada sempre, come il 10 agosto... ti vedo correre sorridere e ti hanno strappato alla vita, uno strappo scritto nel tuo destino. E qui noi ancora increduli».

E ha aggiunto: «Te ne sei andato mentre facevi ciò che amavi e i ticinesi amavano ciò che facevi. Se fossi qui, diresti molto semplicemente che ciò fa parte della vita, con un disarmante sorriso. Caro Marco ci mancherai».

Per il Consiglio di Stato è intervenuto Norman Gobbi: «Era un esempio, ma anche un unicum. Come lui, non c'era nessuno. In governo lui faceva il poliziotto buono, io il cattivo e si lavorava bene. In questi giorni di profonda tristezza, ci sono tante testimonianze, racconti personali, commenti. Il suo tratto gentile e la sua disponibilità ne facevano un uomo buono. Allo stesso tempo aveva un'attenzione nel voler fare per il bene comune». Gobbi ha ricordato i risultati politici di Borradori per la comunità: «Un uomo che amava le sfide e le ha vinte. Marco ha voluto bene al Ticino e il Ticino ne ha voluto a Marco. Il suo impegno politico è stato prezioso ed esempio per noi tutti, non per emularlo, ma per avvicinarci alla sua capacità di costruire un cantone  e una città migliori per tutti». 

«Voleva realizzare sogni, stateci vicino»

Dopo un intermezzo musicale dell'orchestra della Svizzera italiana, da lui tanto amata, ha preso la parola il vicesindaco Michele Foletti: «La città a cui stavi lavorando sarebbe stata capace di offrire benessere, spazi pubblici di qualità, una città attenta al bene comune. E il lago Ceresio, che lui vedeva dal suo ufficio, sarebbe diventata una perla. Aveva sogni che ha cercato di realizzare, i frutti stanno crescendo piano piano. Starà a tutti coltivarli con attenzione, partecipazione, rispetto. Aveva la capacità di mediare senza compromessi al ribasso».

Con la voce rotta dall'emozione, Foletti ha parlato anche del rapporto personale con il sindaco e del percorso insieme: «Un'avventura iniziata insieme trent'anni fa con tanta incoscienza e tanto entusiasmo. Ora la mia avventura continua senza di lui ma con l'aiuto di tutti voi Lugano avrà una futuro radioso, perché la forza sono le sue cittadine e i suoi cittadini... Vi chiedo di starci vicini per portare avanti l'eredità del nostro sindaco».

«Tutto questo stadio»

Andrea Leoni è intervenuto a nome della famiglia. «La gentilezza era i tuo tratto distintivo, ma quello era il tuo profumo che ti precedeva, ti accompagnava, ti lasciavi alle spalle...La generosità era la tua virtù principale. Donavi e basta, a chiunque credesse. e poi quel sorriso che oggi ci strapazza il cuore. Il tempo è il bene più prezioso che si possa donare, come dimostra anche la tua tragica fine, e quanto ce ne hai donato...».

L'unità di misura dell'affetto per Borradori? «Lo vediamo qui, è lo stadio - ha detto Leoni - Nel 2007 ci sarebbe voluto Wembley per contenere tutti gli elettori, oggi ci vorrebbe almeno il Maracanà.

Non un politico che si sentiva un superuomo: «Ascoltava consigli, chiedeva scusa quando sbagliava, affrontava ogni sfida con l'umiltà e l'entusiasmo dell'esordiente, con una tenacia fuori dal comune. Era un uomo rinascimentale, attratto da ogni attività umana capace di conoscenza e bellezza». Musica, cinema, libri... meno le serie tv: «Marco, poi ti tocca stare a casa».

Gli ultimi mesi non erano stati facili dopo 30 anni di vita pubblica, era un uomo anche ferito: «Tutti sono andati oltre, avvertiva come una profonda ingiustizia il fatto che . per settimane è stato tratteggiato da una parte della politica e dei media come un delinquente, disonesto, presunto colpevole... per molti neppure presunto. Lo tormentava questa goccia di veleno quotidiano, che offendeva i suoi valori più profondi. Credo proprio di non meritarmelo, mi hai ripetuto tutta l'estate. No, Marco non te lo meritavi, tutto questo stadio te lo sta dicendo ora». Gli applausi che sono seguiti, l'hanno confermato con forza. «Dico queste parole - ha precisato Leoni - per una questione di giustizia. Non ti credere, continuerò a cercarti nei progetti e nei sogni che coltivavi per la tua città, nelle notti di festa... nelle albe e negli scorci di Lugano che ti piaceva condividere... in un pensiero intelligente, nel prossimo libro, in un dipinto, tra le note... E ti troverò in tutto ciò che genera bellezza. Ci vediamo lì, con un quarto d'ora di ritardo, lo so già».

«Ci esortavi a essere migliori»

La parola poi al cugino Luca Borradori, che si è soffermato anche sui messaggi social di Marco. «Ci esortavi a cambiare, a essere migliore, a mostrare gentilezza che non costa nulla e permette di stare meglio anche noi - racconta- certo nel tuo diario ci dicevi che il lavoro di sindaco è totalizzante, stressante, richiede molte energie, motivazione, tanta perseveranza... Ti domandavi: cosa farò fra tre anni? si vedrà, ora ho tanto lavoro da fare, progetti importanti».

Per il sindaco la vita si misurava dai momenti di piacere ed emozione che tolgono il respiro: «È una follia odiare tutte le rose perché una spina ti ha punto, ricordavi Saint-Exupéry e caro Marco sapevi bene che il tuo percorso era duro, arduo e citando Churchill dicevi: ogni passo può essere fruttuoso. Ma dicevi anche: non arriverò mai alla fine del viaggio, ma questo non fa che aumentare la gioia della salita».

Il saluto: «Spero che questa tua volontà di cercare sempre soluzioni costruttive, senza compromessi, possa servire da ispirazione. Sul tuo diario il 31 dicembre scrivevi: questa è l'ultima alba del 2020, un addio e un'altra alba, quella di domani sarà più luminosa. Luminosa la tua vita terrena è stata, Marco». 

«Gli veniva da dentro»

Dopo l'intermezzo musicale, la benedizione del vescovo Valerio Lazzeri. «La vostra affabilità sia nota a tutti gli uomini - ha detto - è l'invito di San Paolo. Identifichiamo immediatamente chi fa così. Il sindaco Marco ce ne ha dato molte volte una testimonianza luminosa. Il suo tratto affabile verso tutti non era un artificio. Gli veniva da dentro. Mancherà a molti, ma volgiamoci alla nascosta sorgente a cui lui si era abbeverato. Osiamo scoprire anche in noi questa linfa preziosa e nutriente. La forza della gentilezza ha una radice divina».

Così il vescovo ha detto che la memoria del sindaco sia uno stimolo per tutti, «in modo da superare in maniera feconda ciò che ci divide, ricordiamolo con riconoscenza, preghiamo per lui. A nome della Diocesi vorrei porgere ai familiari e agli amici i sentimenti di una profonda vicinanza e solidarietà».

Prima dell'ultimo intermezzo musicale, il capo della divisione sport Roberto Mazza, che ha guidato la cerimonia: «Che la terra le sia lieve, signor sindaco». Il feretro ha poi lasciato lo stadio, tra gli applausi e le lacrime. Questa sera alle 18.10 - ora della scomparsa di Borradori - le campane di Lugano suoneranno in suo omaggio e memoria.

 

Ma. Lu.

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