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Opinioni | 23 gennaio 2021, 16:30

L'OPINIONE. Articolo 1: l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul "non lo sapevo"

La svista-incomprensione-cantonata sui dati incompleti e sulla zona rossa inutile: se il governo è contro la Lombardia non allineata, perché non lo è anche contro Zaia, stessa compagine di Fontana? Il problema vero sono i generali che dovrebbero guidarci nella battaglia contro il virus

Foto tratta da Cna Varese

Foto tratta da Cna Varese

Qui ci tocca di correggere l’articolo 1 della Costituzione. L'Italia come “Repubblica democratica fondata sul lavoro” probabilmente ha fatto il suo tempo. Intanto perché il lavoro pare proprio non esserci. Neppure per i 3.000 “navigator” che, secondo le norme sul reddito di cittadinanza, dovevano aiutare gli altri a trovarlo. Il loro contratto scadrà ad aprile e nella legge di bilancio non c’è traccia di proroga.

Quindi, se non sul lavoro, su cosa potrebbe fondarsi la nostra Repubblica?. Si potrebbe riscrivere l’articolo così: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul non lo sapevo”. Che è la scusa principe fra tutte le scuse. Non è che l’ho fatto per fregarti, per malafede, per disattenzione o per interesse personale. Semplicemente non lo sapevo.

Potremmo nominare lo gnorri prossimo presidente del Consiglio. Oppure il generale Saverio Cotticelli, commissario alla Sanità in Calabria, che scoprì davanti alle telecamere che il piano anti Covid toccava a lui. “Davvero? Non lo sapevo”. Oppure quei geni che a Palazzo Lombardia hanno mandato dati incompleti all’Istituto Superiore di Sanità, che su quei dati poi stabilisce il colore delle Regioni.

A quanto si è saputo, il problema è alquanto semplice: nei conteggi spediti da Milano a Roma il numero degli infetti era decisamente superiore al reale perché da quel computo non venivano depennati molti di quelli usciti dalla quarantena. In poche parole: se ti ammalavi di Covid e dopo il periodo di quarantena prescritto ritornavi alla tua vita normale senza il doppio tampone ma con tutti i crismi di legge, per la Lombardia restavi ancora ammalato. Quel campo, nel rapporto settimanale, rimaneva in bianco. “Nessuno ci aveva mai detto prima che altrimenti i guariti non sarebbero stati conteggiati”, si sono difesi i cervelloni della sanità lombarda. Gli stessi che hanno organizzato la campagna vaccinale contro l’influenza nel modo in cui tutti gli over 65 lombardi hanno potuto verificare sulla loro pelle. Anche lì, forse, non sapevano che l’influenza arriva in autunno e non aspetta i comodi di funzionari e assessori.

Adesso c’è chi tenta di girarla sulla politica: non è la Lombardia ad avere sbagliato, ma Roma che tenta di calunniare Pirellone e dintorni perché la giunta Fontana non è allineata al governo giallorosso. Un governo strabico, visto che contro Zaia, stessa compagine di Fontana, non spara nessuno. E se qualcuno a Palazzo Chigi volesse approfittare della pandemia per far fuori qualche possibile competitor politico, tra Zaia e Fontana probabilmente sceglierebbe il primo.

Ora il problema, purtroppo, non è neanche quello - enorme - dei danni che questa svista/incomprensione/cantonata ha provocato all’economia della regione, ai negozianti che hanno dovuto tenere abbassate le saracinesche, ai ragazzi rimasti a casa da scuola. Il problema vero è che sono questi i generali che dovrebbero guidarci nella battaglia contro il virus che si annuncia, purtroppo, ancora lunga e difficile.

Siamo pronti a prenderci, seppure a malincuore, tutte le nostre responsabilità e i nostri doveri: mascherina, disinfettante, distanziamento e quant’altro. Ma vorremmo che a dare le direttive fossero personaggi con le palle quadrate, tipo Churchill che prospettava ai suoi concittadini “sangue, fatica, lacrime e sudore” nel suo primo discorso alla Camera dei Comuni dopo la nomina a primo ministro. Era il 1940, c’era la Guerra Mondiale e ottenne la fiducia. Ve lo immaginate se, alzandosi alla Camera dei Comuni, avesse detto “Davvero c’è la guerra e Hitler ce l’ha con noi? Non lo sapevo”. Lo avrebbero gettato nella Manica o fatto, seduta stante, cittadino italiano.

Marco Dal Fior

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