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Varese | 03 dicembre 2020, 20:33

FOTO. Forum pubblico sull'ex Aermacchi: «Non è un intervento privato. L'amministrazione è co-progettista»

Dall'incontro con gli esperti organizzato da Aime emergono parecchi margini di intervento pubblico. Zanzi: «L'amianto va rimosso a priori». Possibile una rigenerazione dell'area partendo da una conservazione delle architetture come spiegato dall'architetto Elena Brusa Pasquè

FOTO. Forum pubblico sull'ex Aermacchi: «Non è un intervento privato. L'amministrazione è co-progettista»

Un momento di confronto per analizzare il progetto con cui si prevede di ridare vita agli spazi abbandonati dall'ex Aermacchi, è stato organizzato questo pomeriggio da Aime, l'associazione degli imprenditori europei. Un forum a cui tutti i cittadini erano stati invitati a partecipare (compresa la proprietà dell'area che, però, non ha accettato) per cercare di capire meglio e analizzare i contorni di un intervento che interessa una delle aree dismesse più grandi della città e quella anche più ricca di storia, non solo architettonica, ma anche imprenditoriale di Varese. Un'occasione da cui sono emersi dettagli importanti per valutare l'opera più discussa del momento.

«Abbiamo voluto organizzare questo dibattito, non certo per prendere una posizione pro o contro l'intervento proposto – hanno sottolineato Gianni Lucchina e Giuseppe Albertini, rispettivamente segretario e presidente di Aime -, ma per confrontarci con esperti, capirne di più e magari poter fornire degli spunti utili». E sicuramente delle novità, e non di poco conto, sono emerse dagli interventi dei relatori, tra cui l'architetto Raffaele Nurra, Luca Paris presidente della commissione urbanistica del Comune di Varese, la presidente dell'ordine degli architetti di Varese Elena Brusa Pasquè, l'architetto Katia Accossato, l'architetto Angelo Del Corso e il vice sindaco Daniele Zanzi.

L'aspetto sicuramente più rilevante lo ha evidenziato l'architetto Angelo Del Corso, membro della consulta sulla qualità urbana del Comune di Varese: il fatto che l'area sia di un privato e il progetto conforme al pgt non basta per archiviare la questione. Al contrario di quanto detto fino ad oggi, sui pochi margini di intervento del Comune sul progetto presentato da Italiana Diamanti e Tigros, la pubblica amministrazione avrebbe un ruolo determinante. «Trattandosi di un “piano integrato d'intervento”, come tecnicamente definito dal pgt – ha sottolineato l'architetto Del Corso - prevede la partecipazione pubblica non solo come revisore, ma il Comune deve intervenire come co-autore e co-progettista. La definizione stessa lo dice: gli interventi prevedono un'interazione tra privato e pubblico. L'amministrazione deve quindi caratterizzare questo progetto, che deve interagire con il quartiere e con la città stessa. Bisogna ricreare un luogo attivo, che garantisca nuove funzionalità e dia motivo di aggregazione».

Funzionalità che possono essere ricreate anche all'interno degli edifici esistenti, senza demolirli. La presidente dell'ordine degli architetti, Elena Brusa Pasquè, ha portato alcuni esempi di come luoghi con una storia importante siano stati rigenerati, partendo proprio dalla conservazione delle loro architetture (vedi galleria fotografica). Nello specifico, l'architetto Katia Accossato ha raccolto materiale e svolto ricerche approfondite sulla storia dei capannoni dell'ex Aermacchi, che potrebbero servire come presupposto, come spunto, e fornire suggerimenti di rigenerazione.

Un altro elemento di novità rispetto all'intervento lo ha fornito il vice sindaco Daniele Zanzi, e riguarda la bonifica dell'area, «che non è assolutamente collegata o collegabile alla demolizione – ha detto – C'è un preciso obbligo di intervento da parte della proprietà di togliere l'amianto, a prescindere da qualsiasi intervento voglia fare. Non deve passare il concetto che la bonifica sia vincolata all'approvazione del progetto e questo lo farò presente subito, alla prossima riunione di giunta».

Valentina Fumagalli

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