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Storie | 30 ottobre 2020, 18:50

«Pandemia e decisioni dall'alto, chiudiamo dopo 18 anni. Da Neto ai ragazzini del vivaio, sul Pianeta Calcio respiravi passione»

Claudio Casaroli, con l'amico e socio Massimo Pepi, chiude un'avventura bellissima durata oltre 17 anni: «Il nostro negozio in viale dei Mille a Varese non era solo un negozio, ci abbiamo dato dentro con il sorriso. Da qualche scarpetta messa lì per caso è nato un posto che ha vestito migliaia di piccoli grandi calciatori. Il primo lockdown, lo stop al calcio minore... non abbiamo più motivo di esistere»

Claudio Casaroli e Massimo Pepi nel negozio "Pianeta Calcio" di viale dei Mille a Varese: grazie di tutto, ragazzi

Claudio Casaroli e Massimo Pepi nel negozio "Pianeta Calcio" di viale dei Mille a Varese: grazie di tutto, ragazzi

Il coraggio, l'onestà e la passione ma, soprattutto, la capacità di guardare avanti: l'esempio di Claudio Casaroli e del suo socio Massimo Pepi, che dopo oltre 17 anni hanno trovato la forza di chiudere un pezzo della loro vita come Pianeta Calcio, un negozio che non era solo un negozio visto che è entrato a far parte della vita di migliaia di ragazzi che giocano a pallone e amano lo sport, tocca il cuore e lascia il segno. Da questo "campetto" dove poter scegliere scarpette, maglie, pantaloncini e soprattutto sogni sospeso a qualche metro d'altezza da viale dei Mille sono passate generazioni di fenomeni come Neto Pereira e Gianpietro Zecchin ma anche, e soprattutto, tutti voi e tutti noi che amiamo lo sport fatto di passione anche quando dobbiamo scegliere come andare in campo. E abbiamo sempre scelto di vestirci innanzitutto con l'amore e la dedizione assoluti messi in campo da Claudio, Massimo e dal loro Pianeta Calcio.

«Questa è la realtà delle cose - dice Claudio - e noi l'affrontiamo: abbiamo iniziato 17 anni e qualche mese fa, all'inizio del 2003, da un foglio di protocollo e dall'amicizia mai rotta di due persone che sono diventate anche soci. Da qualche scarpetta messa lì per caso è nato un posto che ha vestito migliaia di piccoli, grandi calciatori».

La decisione di chiudere, per cui Claudio ringrazia anche Simona Canossi e l'amico Alfio Brancato,  è stata, come sempre, un gioco di squadra: «Io e Massimo abbiamo convenuto insieme che non si poteva più andare avanti, le vendite online ci avevano messo a dura prova ma ci eravamo adeguati con l'e-commerce, investendo ancor più attenzione. Quando però incontri un avversario come la pandemia e decisioni dall'alto fermano tutto il movimento calcistico dei dilettanti e dei giovani, non hai più motivo di esistere. Siamo rimasti chiusi 88 giorni per il lockdown precedente ma ha contato, ancora di più, il fatto che il mio movimento, cioè il calcio dilettantistico, è stato bloccato o sospeso. La gente non esce, non compra e i costi per noi diventano impossibili da sostenere. Cercheremo di vendere più articoli possibili fino a metà del mese prossimo, scontandoli, ma non andremo oltre quest'anno terribile che sancisce la chiusura definitiva del nostro punto vendita». 

Claudio e Massimo, da quando hanno annunciato la loro decisione su Facebook, sono stati travolti da un'ondata di emozione: «Ho pianto - confessa Claudio - ho letto certi messaggi che mi hanno commosso e mi hanno reso felice e consapevole di aver fatto un gran bel lavoro in tutti questi anni. Non siamo stati solo un negozio: la passione che ci abbiamo messo è entrata nel cuore della gente e non potevamo ottenere riconoscimento migliore».

Claudio Casaroli è anche allenatore al Torino Club Gallarate e ha toccato con mano l'incertezza e le conseguenze sociali dovute a limitazioni e chiusure del calcio giovanile e "minore": «Facciamo appuntamenti on line su zoom con i ragazzi perché li vogliamo tenere uniti anche fuori campo. Trovarsi in gruppo insieme ad altri online, però, è un conto, farlo sul campo è un altro. Fare le cose da soli a casa, però, significa perdere l'aspetto della socialità che è quello più importante per un ragazzino che gioca a pallone».

La sensazione, non solo di Claudio, è che sia stato più facile fermare il calcio che altri settori. «Credo che tenere aperta l'attività fosse anche un modo per fare prevenzione, più che un rischio: chi veniva al campo doveva registrarsi, misurare la temperatura ed essere controllato, ognuno aveva la propria borraccia e chi decideva di farsi la doccia, la faceva negli spogliatoi a distanza».

Capace di slanci incredibili, Claudio ricorda alcuni momenti indimenticabili vissuti nel suo Pianeta Calcio: «Io amo Varese, tifo solo Varese e per me è stato fantastico stravendere le maglie biancorosse ai tempi della scalata e della serie B ma il nostro negozio nei primi anni di apertura era anche il punto di riferimento per le divise della Pallacanestro Varese. La maglia che ho venduto di più? La numero 10 di Neto: veniva da noi a comprare le scarpe, aveva il 43. Ricordo con piacere anche Christian Terlizzi, arrivava con il suo Porsche nero in viale dei Mille, tranquillo, saliva da noi in negozio e per me era un onore accoglierlo. E poi Zecchin: mi ha fatto impazzire con il suo piedino di fata e le scarpette misura 39». 

Claudio ha una figlia, Margherita di 9 anni, e le ha spiegato così la sua scelta, con la sensibilità e l'umanità che lo rendono una grande persona: «Devo dirti che ho fatto altri progetti e non posso stare qui a piangermi addosso. Si conclude un'era e si gira una pagina per iniziare un'altra storia e lasciare un segno altrove. Nei momenti peggiori magari riescono a venir fuori le occasioni migliori. Ci daremo dentro con il sorriso».

Andrea Confalonieri


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