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Backstage | 07 ottobre 2020, 14:30

Maroni a tu per tu con #Backstage, dall'arte della guerra all'appello a Berlusconi. «Varese merita passione e di tornare in testa alle classifiche»

Tutta la verità dell'ex ministro dell'Interno ospite del nostro talk show: «Io candidato sindaco? Fu Salvini a risvegliare in me la passione. Ripartiamo da qui per tornare a issare la bandiera dell'autonomia. Chi arriva a Varese non può inciampare nelle buche. Non diremo cosa ha fatto o non fatto la giunta Galimberti ma quello che vogliamo fare noi. Il siluro di Roma alla Lombardia e l'errore della scorsa estate: Matteo doveva essere rapido come il vento, proprio come Bossi nel '94... Caro Silvio, riprenditi il Milan»

Maroni a tu per tu con #Backstage, dall'arte della guerra all'appello a Berlusconi. «Varese merita passione e di tornare in testa alle classifiche»

«Sì, Maroni sarà il candidato della Lega alle prossime elezioni»: la frase del commissario cittadino leghista Cristiano Angioy Viglio ha introdotto la terza puntata di #Backstage che ha avuto come ospite del direttore Andrea Confalonieri e del giornalista Marco Dal Fior, sulle poltrone del Mobilificio Mornata di viale Borri, l'ex ministro dell'Interno. Ecco gli argomenti principali di cui ha parlato Roberto Maroni.

VARESE MERITA DI PIU' 

«Io Varese la vedo un po' ferma: ci sono e ci sono stati grandi progetti, però mi pare siano ancora lì. Si aprono i cantieri quando arriva la campagna elettorale perché si deve far vedere quello che si sta facendo e non si è fatto. Non è granché per Varese, che merita di più e merita soprattutto concretezza. Questa è la mia opinione, e non solo la mia».

«Questa è la mia città, qui nel 1990 entrai in consiglio comunale, qui è nata la Lega e, per chi come me è un autonomista e un federalista convinto, questa è la terra da cui partire. L'impegno su Varese, nonostante la "trasferta romana", da parte mia non è mai venuto meno».

L'INCONTRO CON SALVINI HA RISVEGLIATO LA PASSIONE

«Durante le regate ci sono colpi di vento improvvisi, bisogna essere pronti altrimenti si perde. In Italia non succede quasi mai che un politico decida di lasciare, di solito viene cacciato: io invece dopo trent'anni di politica decisi di scegliere la terza vita e di continuare l'attività professionale, mantenendo però il seggio in consiglio comunale a Varese perché questa è la mia passione. Ed è difficile resistere a una passione. Non pensavo di tornare a impegnarmi in politica su Varese ma a fine giugno ho incontrato Matteo Salvini a Roma dopo qualche mese in cui non lo vedevo e la prima cosa che mi ha detto è stata: "A Varese cosa succede? Chi sarà candidato? Pensaci...". E questa cosa ha risvegliato in me la passione, quella che mi riporta qui».

UNA QUESTIONE DI CUORE

«Cambiare rotta alla Lega con Zaia? Assolutamente no: sono amico di Zaia, lo stimo, è bravissimo, in Lega ci sono tanti esponenti politici di primo piano a cominciare da Giorgetti ma la leadership di Salvini è intoccabile perché è bravo e capace, d'altronde l'ho mandato io a fare il segretario. Né ho alcuna intenzione di tornare a svolgere ruoli politici nazionali o di governo: non sono alla ricerca di seggi. Questa partita è chiusa, rimane Varese che è la città del cuore e che amo. Ma è un fatto di passione, non di convenienza o di cosa potrei fare da grande».

TORNIAMO AD ALZARE LA BANDIERA DELL'AUTONOMIA

«La Lega di Salvini ha lasciato i temi del Nord per abbracciare quelli del sovranismo nazionale, però io non credo che quelle vecchie battaglie e la caratterizzazione territoriale siano perse: potrebbero uscire di nuovo perché c'è una situazione politica nazione in grandissima evoluzione. Pensiamo solo al 26 gennaio: se fosse andata in maniera diversa in Emilia Romagna e non ci fosse stato il Covid, oggi parleremmo probabilmente del governo Salvini. Oppure, se avesse vinto il no al referendum per la riduzione dei parlamentari e se Zingaretti avesse perso le elezioni in Toscana, si sarebbe andati a elezioni anticipate: invece, ora la legislatura arriverà alla fine». «Da qui al 2023 ci sono due anni e mezzo, la politica cambia con grande velocità. Visto che i risultati della Lega al Sud non sono stati esaltanti, sono convinto che il tema del Nord e dell'autonomia, e in questo sono d'accordo con Zaia, andrà fortemente ripreso. E quale città meglio che Varese può issare di nuovo la bandiera dell'autonomia, del federalismo e del Nord senza sconfessare quello che fa la Lega ora, all'interno di una visione nazionale. Sottolineare che il Nord è il Nord e merita un'attenzione particolare penso sia una cosa giusta».

CHI ARRIVA IN CITTA' VEDE LE STRADE PIENE DI BUCHE

«Le cose che farei se fossi sindaco? Primo: ascoltare i cittadini che sono stati poco ascoltati negli ultimi anni, dobbiamo andare in giro per i rioni: Varese non è solo piazza Monte Grappa, che è bellissima, ma tante realtà locali che sono state un po' trascurate. Poi ci sono i grandi progetti, piazza Repubblica, il teatro, la riqualificazione di strutture pubbliche lasciate un po' andare. Il palazzo dell'Inps è un vero scandalo: serve una riqualificazione della zona. E soprattutto, banalmente, vanno riasfaltate tutte le strade che sono piene di buchi. Non è una grande strategia politica per i prossimi cinque anni, ma quando arrivo in Varese con degli amici, loro non dicono "qui ci starebbe bene un grande teatro" ma "con queste buche si rischia di cadere". Banalmente e concretamente, sono queste le cose di cui i sindaci si devono occupare».

SO COME BUSSARE ALLE PORTE DEL GOVERNO

«Il teatro all'ex Politeama? Quella è una struttura abbandonata che andrebbe riqualificata ma fare lì il teatro non credo sia possibile per questioni tecniche. Per questo motivo avevamo previsto nel progetto approvato in Regione con il sindaco Fontana di portarlo in piazza Repubblica. La giunta Galimberti ha bloccato tutto e credo sia stato un errore: riprenderei in mano quell'idea. I progetti ci sono, bisogna concretizzarli. Mancano le risorse? Faremo battaglia con il governo e con la Regione per farci dare i soldi: l'occasione dei 219 miliardi del Recovery Fund, e credo arriveranno anche i 32 del Mes, è straordinaria per poter andare a bussare alle porte del governo e portare qui le risorse. E io so come si bussa».

DALLA "VARESE IN UN GIARDINO" A "VARESE IN TESTA... A TUTTE LE CLASSIFICHE"

«Dobbiamo tenere aperta Varese 24 ore su 24, metterla al centro di tutto, anzi in testa. Varese in testa... a tutte le classifiche: ecco la mia città del futuro. Dobbiamo accendere i riflettori su Varese, rivitalizzarla: sarebbe un beneficio sia dal punto di vista economico, sia per la valorizzazione delle straordinarie bellezze che possiede. Varese in testa perché è in testa: deve tornare a svolgere un ruolo di guida per tutta la provincia perché è la città capoluogo. C'è una sana competizione con Busto Arsizio? Benissimo, ma Varese è la città capoluogo. La provincia ha 4 siti Unesco su 12 in Lombardia: valorizzare questo patrimonio mondiale dell'umanità è una delle cose che va fatta».

GALIMBERTI NON VA SOTTOVALUTATO PERCHE'...

«Personalmente stimo Galimberti, è capace, ha avuto difficoltà nella prima legislatura come tutti quelli che non hanno esperienze amministrative precedenti. Chi dà per persa la sua corsa si illude per due motivi. Primo, c'è un anno di tempo e ha già fatto ripartire i cantieri: dovesse mai trovare nel cilindro la risorsa giusta, o dovesse succedere - spero davvero di no - che il centrodestra non trovi l'accordo come a Luino o come è successo qui la volta scorsa, come sindaco uscente avrebbe dei vantaggi».

«Secondo: la situazione politica è talmente in evoluzione... Cosa succederà nel centrodestra con questo conflitto apparente tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni... e poi c'è Silvio Berlusconi: io so che c'è grande fermento dentro Forza Italia, non solo a Varese ma anche a livello nazionale. Dall'altra parte, faccio un'ipotesi un po' azzardata: alla fine ci sarà l'accordo sul territorio tra 5 Stelle e Pd perché il governo si farà forte dei finanziamenti e degli investimenti europei. Non sarà già vinta la battaglia nemmeno se il candidato sarà Roberto Maroni: per vincere bisogna impegnarsi, ascoltare i cittadini e fare proposte concrete, non da libro dei sogni».

SILURO ROMANO ALLA LOMBARDIA QUANDO QUALCUNO DISSE DI VOLER FARE IL SINDACO

«La Lombardia è finita in una guerra totale con un nemico invisibile come il Covid: con il senno di prima e non del poi, non era facile capire cosa si doveva fare. Onestamente, per me sarebbe facile dire: avrei fatto come Luca Zaia. Lui ha fatto una scelta che poi si è rivelata quella giusta, prima era difficile saperlo. Non credo quindi che avrei fatto cose molto diverse da quelle di Fontana: quando Bertolaso arrivò in Fiera, tutti lo applaudirono per quell'opera. Poi i picchi diminuirono e l'ospedale non servì più, per fortuna... Ecco, forse c'erano già strutture ospedaliere dove queste attrezzature si potevano portare, ma non entro nel merito della scelta». «E' partita l'offensiva politica contro la Regione quando qualcuno in un'intervista ha avuto la malaugurata idea di dire: "Sì, potrei candidarmi a sindaco di Milano". Da lì è partito il siluro da Roma e alla Lombardia non è stato più perdonato nulla, nemmeno cose che in altre regioni invece vanno bene. Ho espresso solidarietà a Fontana, e lo farò sempre, perché il suo impegno è stato veramente totale: questo gli va riconosciuto e va anche apprezzato. Ha commesso degli errori? E chi non li avrebbe commessi...».

ZONA ECONOMICA SPECIALE PER ATTIRARE INVESTIMENTI

«Bisogna fare di Malpensa un punto d'attrazione anche per Varese e non solo per Milano. La città, inoltre, non può avere un rapporto conflittuale con il Canton Ticino perché attrae investimenti o le imprese vanno di là: io avevo proposto, ed è una cosa per cui mi batterò ancora, che questa diventi una zona economica speciale. Confiniamo con un paese extracomunitario, le direttive europee permettono alle aziende che vengono a investire qui di non pagare le imposte, proprio per attrarre investimenti. Credo che attrarremmo aziende anche dal Canton Ticino, invece di farle andare oltre confine. Qualcosa di simile accadde con la carta sconto benzina pensata dalla Lega e da Giancarlo Giorgetti». 

RISORSE ANCHE DALL'EUROPA

«Varese fa parte di una regione europea che si chiama Eusalp, euro regione delle Alpi, insieme alla Lombardia e a sei altre regioni italiane e alla Svizzera. Questa regione è riconosciuta dall'Unione Europea e può attrarre investimenti concreti su progetti concreti come infrastrutture, tutela dell'ambiente e sostegno alle imprese. Dobbiamo attrarre investimenti e possiamo farlo creando alleanze sul territorio, senza essere in competizione, tanto meno con Como o all'interno della stessa provincia: facciamo dell'area prealpina un punto di riferimento economico, culturale e dell'ambiente. E' un luogo unico in Italia e al mondo, bisogna sviluppare le potenzialità che ci sono. Come Eusalp. Questo è un terreno vergine».

NIENTE CRITICHE AGLI ALTRI, DICIAMO COSA VOGLIAMO FARE NOI

«Non voglio che la Lega o il centrodestra facciano una campagna elettorale di critica a ciò che ha fatto o non ha fatto questa giunta: voglio dire cosa faremo noi se vinceremo le elezioni. Attrarre investimenti anche stranieri di qualità, valorizzare il territorio a partire dai siti unesco, tutelare l'ambiente... e poi c'è lo sport. Nuovo stadio? Nuovo palazzetto? Rilanciare il ghiaccio? Va ascoltata la gente che va allo stadio e al palazzetto, oltre alle società affinché il privato possa mettere risorse. Il tutto va fatto in collaborazione con le scuole e con il sistema scolastico: serve il dialogo con le istituzioni. Ecco, il riferimento al rapporto tra me e Marantelli fa capire che non ci deve essere divisione tra maggioranza e opposizione su questi progetti. Serve il consenso della città e di tutte le forze politiche. Varese deve essere in testa a tutti, non solo a chi vince le elezioni». 

STRUTTURE SPORTIVE

«Rispondo alla domanda del mio amico Marco Caccianiga sulla ripresa del ruolo di città capoluogo nello sport: a Roma ti ascoltano se va il sindaco di Varese assieme agli altri sindaci, dopo aver fatto una mappa di tutte le strutture sportive per il settore non professionistico da migliorare. Il Covid e lo sport? Prima deve venire la sicurezza per i ragazzi e i bimbi fanno lo sport, magari avendo un po' di pazienza finché questo maledetto virus non ci avrà lasciato».

COLLEGAMENTI CON MILANO

«Quello che è stato fatto con Monza, si può fare qui. Un progetto ambizioso ma tecnicamente possibile è proprio questo: collegare Milano e Varese con un sistema di metropolitana di superficie, passando anche da Malpensa magari. Vuoi continuare a usare l'auto? Va bene, purché sia elettrica. C'è anche l'elettrificazione dell'autostrada come quello che si sta provando sulla Brebemi».

BIANCHI, BISON, MARONI E IL DIBATTO DELLA LEGA

«La Lega è un partito vivo e vivace, a volte anche troppo. Ma è la storia della Lega. E' il bello della diretta. Ricordo quando Bossi girava per le sezioni dove c'erano conflitti: prima ascoltava tutti, poi sceglieva chi andava bene e gli altri venivano espulsi. Così ha creato un partito dove il capo comanda, ma è giusto che sia così. Il dibattito all'interno della sezione di Varese su chi si candiderà per sfidare Galimberti, se Galimberti si candiderà, c'è stato e ci sono diverse opinioni che rispetto. Io certo non sono il nuovo che avanza, ho tanti anni di esperienza e so come funzionano le cose della politica. Ho fatto tante cose che sono lì, da ministro del Lavoro, dell'Interno e da governatore. C'è chi pensa: serve il rinnovamento. E' anche la linea di Salvini, e Salvini ha cambiato e rinnovato, avendo grande successo. La domanda è: chi è in grado di rivincere a Varese? Un uomo di esperienza come Maroni o un giovane brillante, effervescente che mostra quale sarà il futuro? Questo è un dibattito molto bello, che mi piace». 

CERCARE ACCORDI PER UN BENE SUPERIORE

«Io in tutti questi anni ho cercato sempre l'accordo, da ministro e governatore, anche con l'opposizione. Quando ero ministro e il mio predecessore era dell'altra parte politica, non mi sono mai sognato di cancellare tutto quello che aveva fatto, anzi ho valorizzato molte cose che funzionavano, e per questo sono stato anche criticato da alcuni leghisti. Sono fatto così. Bisogna fare le cose giuste: quando mi convinco di una cosa, la faccio perché è giusta per la città. Sul candidato sindaco la sezione della Lega di Varese deve essere unita. Se si parte divisi, si perde. Il prerequisito è l'unità della sezione, estendendola poi al centrodestra su cose concrete e obiettivi molto precisi».

IL CONSIGLIO POLITICO DEL FIGLIO FABRIZIO

«Mio figlio Fabrizio, consigliere comunale a Lozza, ha avuto la stessa reazione che ho avuto io quando ho saputo che si candidava con il Pd: ho detto "va bene, l'importante è che tu sia convinto. Non ti ostacolo ma apprezzo questa tua scelta perché così possiamo discutere". In casa mia non transigo soltanto su una cosa: siamo tutti milanisti, per il resto ognuno è libero di pensarla come vuole».

SUN TZU L'ARTE DELLA GUERRA

«Ho con me questo libro di un generale cinese del sesto secolo avanti Cristo che spiega come si vincono le guerre, le battaglie e le campagne elettorali. Non ci sono nemici ma avversari, il metodo per vincere queste battaglie è quello di Sun Tzu. Quando muovi il tuo esercito, dice Sun Tzu, devi essere rapido come il vento, maestoso come la foresta, avido come come il fuoco. Io avevo detto a Matteo Salvini di essere rapido come il vento, cosa che poi lui non ha fatto, quando l'8 agosto dell'anno scorso sfiduciò il governo Conte. Salvini lasciò a Conte, al Pd e ai 5 Stelle 15 giorni e 15 notti, che a Roma contano, per arrivare in senato e trovare una soluzione per fregarlo, e così avvenne. Invece avrebbe dovuto agire rapido come il vento e ritirare la delegazione dei ministri della Lega, come fece Bossi nel '94: Conte sarebbe stato costretto ad andare al Quirinale, fine delle trasmissioni. Maestoso come la foresta significa progetti, idee, ascolto e avere la gente dalla tua parte. Avido come il fuoco vuole dire non concedere nulla ai tuoi avversari».

IO, MARANTELLI, FASSA

«Io convinsi Marantelli, un amico, e l'allora Pds ad astenersi sulla votazione che permise l'elezione del sindaco Fassa, impedendo il ritorno della Dc. Immagino che lui ora non farà l'assessore, se vinciamo noi, ma è stato un proto-leghista prima che arrivasse la Lega. Parlava di autonomia, federalismo e valorizzazione del territorio: i suoi consigli li ho sempre ascoltati e li ascolterò. Se vorrà, è benvenuto».

IL MIO MILAN E L'APPELLO A BERLUSCONI

«Di Berlusconi sono amico e gli sarò riconoscente per tutta la vita: gli ho detto "presidente, basta politica, dedicati alle cose serie, riprendi il Milan e facci tornare a sognare". L'ultima grande vittoria del Milan, scudetti a parte, fu nel 2007 ad Atene, finale di Champions League: Inzaghi-Inzaghi, battemmo il Liverpool. Presidente, mi raccomando!».


Redazione


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