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Varese | 15 agosto 2020, 14:12

LA STORIA DI FERRAGOSTO. «Io, Lorenzo, torno a Varese dalla Spagna: voglio rispettare le regole, ma capirle è un’impresa»

Un varesino che tornerà dall’Andalusia il 24 agosto: «Sono qui a trovare la mia famiglia e nel giro di due giorni mi hanno detto che per tornare devo fare di tutto, dai tamponi in aeroporto a quelli in strutture sanitarie, passando dall’isolamento fiduciario per finire a seguire regole di buonsenso. Prima decidete chiaramente, poi comunicate»

LA STORIA DI FERRAGOSTO. «Io, Lorenzo, torno a Varese dalla Spagna: voglio rispettare le regole, ma capirle è un’impresa»

«Sono in Andalusia dal 7 agosto e tornerò a Malpensa il 24. Sono venuto a trovare la mia famiglia che vive qui e da due giorni sono incollato al telefono per capire cosa fare quando rientrerò nella mia Varese». Inizia così la storia di Ferragosto di Lorenzo, che si appella a VareseNoi per sapere come comportarsi al suo rientro in provincia tra una settimana in base alle nuove norme per il contenimento del Coronavirus.

«La prima cosa che mi chiedo è se potrò far venire un mio amico in aeroporto a prendermi visto che mi chiedono di evitare ogni tipo di contatto, anche quelli tra conoscenti e conviventi. Oppure prenderò il taxi, confessando che vengo dalla Spagna?»: questa è la prima domanda di Lorenzo ma non l’unica. «Non c’è isolamento fiduciario, potrò dunque fare la spesa visto che avrò la casa vuota? E potrò reincontrare le persone che vivono vicino a me, a partire da mia nonna a cui bagno i fiori?». 

Ma il punto cruciale è un altro: la mitica telefonata all’Ats o all’Asst. «La prima cosa che farò è mettermi in contatto con il numero messo a disposizione per chi rientra da Spagna, Grecia, Malta e Croazia per ottemperare all’obbligo del tampone. Bene, ma perché non ci spiegano come avverrà? In queste 48 ore sarò io, evitando i contatti se non indispensabili, che dovrò recarmi al centro sanitario che mi verrà indicato o saranno loro che si recheranno a casa mia per farmi il test?». 

E ancora: Lorenzo si chiede se, nel caso l’esito del tampone fosse negativo, potrà «tornare alla vita normale o devo tenere conto dei fatidici 14 giorni in cui il virus può manifestarsi, e quindi allungare il periodo di attenzione e di limitazione dei contatti?». Di sicuro, quando Lorenzo saluterà i suoi parenti spagnoli, dirà «certamente non so quando ci rivedremo. Non presto, magari nemmeno a Natale, per evitare stress a chi vive accanto a me. Se questo è un ritorno alla normalità....».

«Mettetevi nei panni di chi è lontano - aggiunge amaramente Lorenzo - e vuole rispettare le regole, ma per farlo ha bisogno che esse siano chiare per capirle. Da due giorni si è parlato di tamponi in aeroporto, di quarantena per 14 giorni e di isolamento fiduciario fino al momento del tampone per poi leggere la sera della vigilia di Ferragosto che non è imposto alcun isolamento ma l’obbligo di agire con buonsenso. Ma sono regole di buonsenso quelle che continuano a cambiare?». 

Il punto, ammette lo stesso Lorenzo, «non sono io che torno dall’Andalusia o quelli che rientrano dalle Baleari e dalle isole greche, ma ciò che accadrà a settembre e il ritorno alla quotidianità tanto desiderato negli ultimi mesi: i nostri figli torneranno a scuola, molti lavoratori in ufficio, riprenderemo a usare i mezzi pubblici e magari perfino ad andare negli stadi. Fate in modo che non ci siano scuse o alibi per non rispettare le norme. Perché questo accada, le regole devono essere limpide e indiscutibili, non interpretabili in mille modi o soggette a continue modifiche».

Redazione

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