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Varese | 26 maggio 2020, 19:44

Piano “salute e sicurezza”, Zambelli e Dell'Erba: «Ci siamo battute per garantire svago e continuità lavorativa»

Le rappresentanti di Confesercenti e Confcommercio spiegano la filosofia dietro al piano che potrebbe salvare gli aperitivi della movida varesina e i bilanci dei bar. «Comprendiamo siano regole toste che comportano sacrifici, ma è sicuramente meglio che chiudere tutto»

Piano “salute e sicurezza”, Zambelli e Dell'Erba: «Ci siamo battute per garantire svago e continuità lavorativa»

Sedute al tavolo dei pubblici esercizi, le rappresentanti FIEPET Confesercenti e FIPE Confcommercio, Romana Dell'Erba e Antonella Zambelli, hanno lavorato e combattuto per stendere il piano che i locali della città dovranno adottare per scongiurare la chiusura totale o il coprifuoco alle 22. Si tratta di nuove modalità operative a cui tutti i titolari di locali pubblici dovranno attenersi per evitare gli assembramenti, soprattutto in alcune zone del centro città (leggi qui). 

Sette i punti proposti (allegati a fine articolo), «che sappiamo essere veramente penalizzanti – premettono –, ma sappiamo anche che con regole meno ferree non avremmo potuto dare ai nostri associati la possibilità di restare aperti. Dopo tre mesi di chiusura forzata anche poco è meglio di niente e se il ritorno alla normalità deve essere graduale, lo sarà anche per gli incassi dei bar». Zambelli e Dell'Erba non parlano solo a nome dei locali del centro città, ma di tutti i bar di Varese che verrebbero penalizzati se il sindaco firmasse l'ordinanza di chiusura totale. 

Il primo punto del piano prevede che si passi ad una fase punitiva di esercenti e avventori che non rispettano le regole, «perché chi lavora e si comporta bene non può essere penalizzato da chi invece non lo fa». E poi ci sono le questioni pratiche: «Ci è stato segnalato che le bottiglie di vetro sono un grosso problema, per cui dalle 19 in poi si potrà fare solo servizio al tavolo, no al banco e nemmeno d'asporto, in modo da non avere vetro sparso per tutta la città. E per ridurre ancora di più le possibilità di assembramento, in alcune zone, i locali dovranno mettere del personale all'ingresso e all'uscita delle vie perché controlli la temperatura delle persone e ne contingenti l'accesso». Chi vorrà restare in centro a fare quattro chiacchiere potrà invece farlo in zone di "sosta conviviale".

Il tutto dovrà essere supportato da una campagna di informazione e sensibilizzazione capillare «che abbiamo chiesto avvenga su mezzi di comunicazione più frequentati dai giovani, quindi i social network – concludono - perché possano capire anche loro bene come ci si dovrà comportare d'ora in poi per uscire e fare serata ai tempi del Coronavirus».

Files:
 allegato 1 sostenibilità movida 4059  (173 kB)

Valentina Fumagalli

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