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Sport | 12 gennaio 2020, 22:33

LE PAGELLE - L’onda lunga di Clark e la “non invidia” di Tambone. Ma anche i problemi di Peak e la cronologia dell’orrore di Mayo

Voti e giudizi al termine della sconfitta della Pallacanestro Varese in casa della Dinamo Sassari (93-87)

Le prestazioni di Mayo sono... in caduta libera (foto Averna / Archivio)

Le prestazioni di Mayo sono... in caduta libera (foto Averna / Archivio)

Peak 4,5

Ci sono solo i falli nella sua partita e non è la prima volta che accade. I primi due sono anche - se volete - sfortunati, perché li deve spendere al cospetto di Bilan, gli altri meno. Non ha alcuna capacità di gestirsi, anzi tende a ripetere gli stessi errori nell’arco del match (vedi inizio del terzo quarto). Problemone.

Clark 7,5

L’onda lunga della sua prestazione monstre contro Treviso rischia di trasformarsi in uno tsunami e di travolgere anche l’Isola. Buon per Sassari che ogni tanto, qui e là, qualcosa sbaglia e - soprattutto - deve lasciare la contesa cinque minuti prima della fine a causa delle penalità personali. In mezzo, però, tanta poesia (entrate, triple, leadership, ancora rimbalzi).

Jakovics 7

Una comparsata nel primo tempo, una recitazione da Oscar nel secondo. Ingus si sveglia dal torpore intorno al 25’, inanellando punti, regia di alto livello (7 assist) e pericolosità offensiva a tutto tondo. Solita stufa a legna in uscita dalla panchina che non “arrossisce” davanti a termosifoni ben più tecnologici: bello stare nei suoi pressi e scaldarsi per davvero.

Natali 6

Qualche minuto per aiutare, in contumacia Peak.

Vene 5,5

Stavolta la tripla decisiva la mette sul ferro. Ma non è nemmeno solo questo: il fatto è che i mezzi lunghi di casa da lui controllati, cifre alla mano, se lo mangiano a colazione, in particolare nel primo tempo. Peccato, perché per il resto nella sua prestazione silenziosa si possono anche rinvenire buone cose.

Cervi 5 (alla carriera in biancorosso)

Se quella di Sassari fosse stata, come sembra, davvero la sua ultima partita a Varese, beh… come non sposare in pieno le parole pronunciate in settimana da coach Enzino Esposito (che riportiamo)? « (…) con questo regolamento gli italiani si sentono protetti e hanno meno voglia di emergere degli altri. Oggi il giocatore italiano se perde il posto di lavoro a Brescia lo trova subito a Cremona, se lo perde a Cremona lo trova a Bologna o a Sassari…». Quanto è difficile ricominciare dal basso, vero Riccardo?

Simmons 6

Per tanti minuti pare una groupie al cospetto di Madonna: un’emozionata statua di sale di fronte a un Bilan capace di fare il bello e il cattivo tempo. Poi si ricorda di essere lui stesso uno dei migliori centri del campionato (anche se davanti a sé ha forse il migliore…) e ricomincia a lottare (come sempre, del resto), sfoderando una partita di spessore in attacco (6/6) e limitando i danni dietro. La media (e i pochi rimbalzi catturati) per noi non fa tuttavia più di 6…

Mayo 2,5

Due su tredici dal campo, -4 di valutazione e -14 di plus-minus. E fin qui le tanto care cifre. Poi, se volete, c’è anche la cronologia del suo contributo alla causa al rientro sul parquet a metà dell’ultimo quarto, fresco fresco, in un momento decisivo e con la partita punto a punto: palla persa, tiro sbagliato, piccione viaggiatore, altro errore, fallo stupido… Volete per caso che andiamo avanti (oppure anche che torniamo indietro, ricordando le sue gare - salvo frangenti - da Reggio Emilia fin qui)? A quando la risalita?

Tambone 8

Sì otto. Otto per quei 22 punti che sono una manna dal cielo. Otto per quelle triple così fluide di uno che, quando è in giornata (e mannaggia a lui che non lo è spessissimo…), non ha nulla da invidiare a un Michele Vitali (oltre a qualche centimetro e, presumiamo, al conto in banca). Otto per come ci prova in difesa. Otto per tutti i minuti consecutivi in cui sta in campo, tanto da finire con la lingua di fuori. Otto, per averci quasi trascinato alla vittoria.

Ferrero 6,5

Quanto ci piace quando, non trovando spazio sull’arco, si avventura in area con raziocinio e un po’ di tecnica, concludendo o con una “mancinata" dalla media o con un’entrata fino al ferro. Tutte armi che - con il tempo, il lavoro, l’intelligenza - ha imparato a far valere anche in serie A.

 

Fabio Gandini


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