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Territorio | 16 settembre 2019, 10:42

LA STORIA. L'airone che aspettò il ragazzino. Un incontro emozionante lungo l'Olona

Un passeggiata nel parco, un avvistamento inaspettato, la magia di una foto. E poi quell'airone che sembra aspettare il ragazzino come per ringraziarlo.

LA STORIA. L'airone che aspettò il ragazzino. Un incontro emozionante lungo l'Olona

Tra ciclisti che sfrecciano, runners e viandanti a passo lento, un solo sguardo si ferma: è quello di un ragazzino. Lui è emozionato per la sua bici che lo fa pedalare tra i grandi, ma tutto passa in secondo piano quando lui scorge con la mamma uno spettacolo silenzioso.

Li raggiungiamo mentre percorriamo il tratto del Parco Medio Olona da Solbiate verso Gorla Minore: il fiume fra la vegetazione e le tracce dell’industria, sembra indicare la sagoma del Collegio Rotondi che spunta dagli alberi con la sua storia. Ma al ponticello c’è un segreto che mamma e figlio ci donano: «Un airone!».

Lo sussurrano e non turbano la bestiola. C’è trambusto però e l’airone vola via. Eppure ci sembra incerto, come se gli spiacesse allontanarsi da un piccolo umano che l’aveva avvistato, forse cercato. Ci pare persino che getti un malinconico sguardo indietro.

Andiamo avanti, ma del volatile non c’è più traccia e il piccolo che vuole diventare grande, lui che pedalava così deciso, è rammaricato perché non ha potuto nemmeno scattare una fotografia. «È la prima volta che incontri un airone?». «Così sì». Perché in un parco, forse una gita, gliene avevano mostrati, ma ora è diverso. Questa è la nostra valle e quella creatura  sembrava aver atteso lui.

Più avanti ancora, ci fermiamo e lo vediamo. Immobile, con lo sguardo puntato in direzione della zona dove ancora si aggira il bambino. A quest’ultimo facciamo gesti, febbrili, e il ragazzino corre, ma non c’è fretta. Perché l’airone lo sta aspettando e non si schioderà di lì, tanto che forse si è fatto un book fotografico sullo smartphone del bambino.

E quando torniamo, lungo il corso del fiume è come se fosse andato in frantumi un incantesimo. Perché improvvisamente ci accorgiamo che c’è un grande movimento a fil d’acqua e tra le foglie animali piccoli e orgogliosi strillano la loro esistenza.

Certo, vediamo anche le solite tracce di disumanità: bottiglie, lattine, un sacco di rifiuti nel fiume. Ma quello, è un segno dei grandi. I piccoli sanno vedere e prima ancora cercare. Così un airone può ringraziare, aspettandoli perché scattino la foto più bella e possano rivivere quel primo incontro per sempre.

Marilena Lualdi

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