Si è svolto nella mattinata di sabato 31 ottobre, al Centro Congressi Ville Ponti di Varese, il convegno “Disabilità e sport nel cuore”. A conclusione della mattinata Roberto Bof, a nome della squadra organizzativa, ha affidato a una lettera aperta il suo bilancio.
C'era la Varese più bella. Tutta. L'ho capito guardando la sala, prima ancora di cominciare. Nessuno ha preteso il posto in prima fila. Nemmeno chi ne avrebbe avuto tutto il diritto. Ci si è seduti dove capitava, accanto a chi capitava, e da lì in poi non ha più contato chi fosse chi.
Poi è successa la cosa più importante, quella che chi conosce questo mondo sa quanto sia rara. Le realtà che ogni giorno fanno sport con e per le persone con disabilità hanno accettato di sedersi nella stessa platea, allo stesso tavolo. Insieme. Giusy Versace l'ha detto senza giri di parole: la rivalità tra associazioni non serve a niente. Giovanni Castiglione, presidente dell'APD Ciechi e Ipovedenti Sportivi Varesini (CISV), l'ha detto meglio di chiunque: «Sono un piccolo in una grande realtà, non un grande in una piccola realtà». E Katia Cattaneo, parlando per il mondo della scuola, ha chiuso il discorso: da qui si inizia. È il punto di partenza più bello che potessimo immaginare.
Abbiamo ascoltato storie. «Lo sport è la scusa per continuare a vivere, per uscire di casa», ci ha detto Giusy, che quando ha cominciato era la prima donna a correre senza gambe. Michaela Fantoni ci ha spiazzati: «Non lavoro con la disabilità. Io lavoro con le diverse abilità». Il progetto «Oltre l'impossibile» dell'Istituto Tecnico “Enrico Tosi”, che porta in bicicletta fino a Capo Nord ragazzi con storie difficili, ci ha ricordato che l'impossibile non esiste: è solo una sfida che non abbiamo ancora affrontato. Anna Sculli lo ha messo in fila con semplicità: si parte sempre da un problema, ma poi si trovano le soluzioni.
E poi l'emozione, quella vera. Ho visto voci incrinarsi al microfono. Ho visto Paolo Giorgetti commuoversi, di una commozione sincera, di quelle che comunicano anche senza parlare. Momenti che non si dimenticano. Stamattina ne abbiamo vissuti parecchi.
E c'erano loro. Sandro Galleani e Momo Fiorentini. Non ci sono più, eppure stamattina c'erano. Mario Carletti ha raccontato trent'anni di Pallacanestro Varese, «un matrimonio a tre», e dentro quel matrimonio c'era Sandro. La mattinata era dedicata a lui e a Momo, e qualcuno forse si chiedeva perché. Stando in quella platea l'abbiamo capito tutti. Sandro e Momo avvicinavano gli altri con una battuta e un sorriso, anche quando dentro avevano un dolore. Sceglievano di essere un sollievo, mai un peso. Non si lamentavano, non cercavano colpevoli: trovavano una via. Oggi quella sala ha fatto esattamente così.
Fabrizio Mannoni, della Fondazione Renato Piatti, ci ha consegnato quello che per me è il manifesto di tutta la mattinata. «Bisogna farli ridere. Vale per i bambini, per i disabili, per i normo, per tutti. Risate e divertimento: questo è il manifesto». Sandro e Momo, con la loro battuta sempre pronta, lo sapevano da sempre.
Max Laudadio ha usato un'immagine che mi porto a casa. Da solo sono una piccola formica, ha detto, ma se ne coinvolgo altre faccio la rivoluzione. Stamattina a Ville Ponti di formiche ce n'erano tante. E tutte hanno sentito la domanda che ci ha lasciato: tu, cosa puoi fare?
Ecco la risposta che ci diamo: stare insieme. Semplice da dire, quasi banale. Difficilissimo da fare.
Oggi l'abbiamo fatto. La mappatura delle realtà del territorio va avanti, e tutto quello che abbiamo raccolto e registrato sarà di chiunque voglia usarlo. Ma nessuna banca dati varrà mai quanto quello che è successo stamattina: persone che si sono guardate in faccia e hanno deciso di camminare nella stessa direzione.
Grazie.
Grazie alla Camera di Commercio che ci ha ospitato nella splendida Villa Andrea. Grazie ai relatori, che ci hanno messo la faccia e il cuore. Grazie a chi è arrivato da lontano. Grazie alle associazioni, che hanno scelto il tavolo comune. Grazie alle istituzioni, che sono venute ad ascoltare (mai visto prima un Prefetto e un Vice Questore restare fino alla fine). Grazie al Pio Istituto dei Sordi di Milano, che ha reso la mattinata accessibile davvero a tutti. Grazie alle famiglie, agli atleti, ai volontari. Grazie alla Fondazione Giacomo Ascoli, alla Freerider Sport Events e alla splendida squadra di belle persone amiche o incontrate da poco che in questi mesi mi ha supportato e sopportato anche solo ascoltandomi, sorridendomi, mandandomi a quel paese. Grazie a chi ha raccontato e a chi ha ascoltato.
E grazie a Sandro e a Momo. Non volevo deludervi, non vi abbiamo delusi.














