Dall'emergenza freddo all'accoglienza durante tutto l'anno. Dal bisogno immediato di un tetto sotto cui dormire alla costruzione di percorsi capaci di restituire alle persone più fragili una prospettiva di autonomia. È un cambiamento di filosofia, prima ancora che di strutture e servizi, quello che prende forma in via Maspero a Varese, dove questa mattina è stata inaugurata la nuova Stazione di Posta e Centro servizi di contrasto alla povertà.
Un luogo completamente riqualificato - al primo piano è partito la primavera scorsa il progetto DesTEENazione dedicato ai giovani - destinato a diventare un punto di riferimento per le persone in condizioni di grave marginalità, grazie alla presenza di un'équipe multidisciplinare capace di offrire ascolto, orientamento, assistenza e accompagnamento. Ma anche il fulcro di un sistema di accoglienza più ampio, che comprende il dormitorio notturno e una rete di appartamenti destinati all'housing sociale.
Il progetto è stato realizzato grazie a un investimento di oltre un milione e 700 mila euro di fondi europei del PNRR, utilizzati per ristrutturare la sede comunale di via Maspero, riqualificare il dormitorio e intervenire su sette appartamenti comunali. Il risultato è un aumento del 43% della capacità complessiva di accoglienza, che oggi supera i 60 posti.
Dalla stazione al Covid: dieci anni di accoglienza
A ripercorrere la storia di questo percorso è stato l'assessore ai Servizi sociali Roberto Molinari, tornando al 2016-2017, quando il Comune dovette affrontare l'emergenza delle persone senza dimora che dormivano nei pressi della stazione ferroviaria. La prima risposta arrivò grazie alla collaborazione con la Croce Rossa, i City Angels e i volontari, che accompagnavano le persone in difficoltà in locali messi a disposizione per trascorrere la notte al riparo.
Nel 2019 venne allestito uno spazio di accoglienza nella struttura di via Maspero. Poi arrivò il Covid, con la necessità di garantire un ricovero continuativo a chi, durante il lockdown, non poteva certo essere rimandato in strada ogni mattina. Grazie ai City Angels, circa 40 persone poterono rimanere nella struttura ed essere assistite durante quelle settimane.
Da quell'esperienza è nato un percorso di progressivo potenziamento dei servizi, fino all'intervento inaugurato oggi.
«Abbiamo superato la logica dell'emergenza freddo: oggi le persone vengono accolte durante tutto l'anno - ha spiegato Molinari - Ma il nostro obiettivo non è soltanto offrire un tetto, è accompagnarle verso il recupero dell'autonomia, attraverso il lavoro, l'abitazione e la possibilità di tornare a una vita indipendente».
Un passaggio che l'assessore considera fondamentale anche per un'altra ragione: non esiste una risposta uguale per tutti. Dietro ogni situazione di marginalità ci sono storie, difficoltà e bisogni differenti, dalle dipendenze alla perdita del lavoro o dell'abitazione. Per questo l'accoglienza deve essere accompagnata da un progetto individuale, costruito insieme a professionisti e operatori sociali.
La nuova Stazione di Posta si propone come punto unico di accesso e orientamento per persone e nuclei familiari in condizioni di grave povertà o a rischio di marginalità, compresi i cittadini senza dimora.
Al suo interno opererà un'équipe multidisciplinare e multiagenzia, incaricata di costruire percorsi personalizzati. Tra i servizi disponibili figurano l'ascolto e l'accompagnamento nella ricerca di un lavoro e di un'abitazione, il fermo posta, le caselle elettroniche e i locker, oltre a uno sportello legale, alla consulenza amministrativa, alla mediazione linguistica e al triage sanitario.
Il centro lavorerà in collegamento con la rete cittadina dei servizi e delle associazioni già attive sul territorio.
Accanto a questa funzione di orientamento si sviluppa il sistema dell'accoglienza abitativa. Il dormitorio notturno, completamente riqualificato, dispone di 24 posti ed è destinato a percorsi di media e lunga durata per persone senza dimora residenti o in carico ai Comuni dell'Ambito, con la presenza di figure educative e custodi.
Il progetto di housing temporaneo comprende invece una rete di nove appartamenti comunali, affiancati da strutture del privato sociale, con una capacità di accoglienza fino a 35 persone. L'obiettivo è permettere il passaggio graduale dal dormitorio a una soluzione abitativa più autonoma, fino all'eventuale accesso all'edilizia residenziale pubblica o al mercato privato.
La continuità dei servizi anche dopo la conclusione del finanziamento PNRR sarà garantita dal Comune attraverso risorse proprie e fondi dedicati, tra cui il Fondo povertà.
Il sindaco Davide Galimberti ha voluto sottolineare soprattutto il significato europeo dell'investimento, ricordando come le risorse del PNRR siano nate dalla risposta comune dell'Unione Europea alla crisi provocata dalla pandemia.
«Questo intervento è stato finanziato dal PNRR, quindi dall'Europa. Un'Europa che non è un'entità astratta e lontana, ma è qui, oggi, in questa struttura che accoglie le persone più fragili. Varese ha la fortuna di poter contare su una rete di realtà sociosanitarie di grande sensibilità e competenza, con le quali è possibile costruire risposte concrete ai bisogni dei cittadini. Grazie a questo lavoro comune e all'ampliamento dei servizi, oggi la nostra città è più coesa, più sicura e più ricca».
Proprio la collaborazione tra pubblico e privato sociale costituisce uno degli elementi centrali del progetto, nato da un percorso di coprogrammazione all'interno del Piano di Zona, con il supporto scientifico dell'Università dell'Insubria.
La gestione e lo sviluppo dei servizi coinvolgono, in coprogettazione, Cooperativa Lotta contro l'Emarginazione, Cooperativa San Luigi, City Angels, Intrecci e Fondazione Progetto Arca, insieme a realtà storiche del territorio come Croce Rossa Varese, Sanità di Frontiera, Drop-In, Casa della Carità, Il Viandante e Pane di Sant'Antonio.
Una rete che consentirà di adattare gli interventi ai bisogni delle persone, superando una concezione dell'assistenza limitata alla sola risposta emergenziale.
All'inaugurazione è intervenuto anche il presidente della Provincia Marco Magrini, che ha sottolineato come il nuovo centro rappresenti il risultato di una strategia costruita nel tempo, grazie alla collaborazione tra amministrazioni, associazioni e operatori.
Un impegno che, secondo Magrini, deve comprendere non soltanto l'assistenza alle persone senza dimora, ma anche l'accoglienza dei minori, l'integrazione, il sostegno ai giovani e la riqualificazione degli spazi pubblici. Il presidente ha richiamato, in questo senso, anche gli investimenti provinciali per il futuro Centro per l'impiego e per gli edifici scolastici.
«Accogliere e aiutare le persone più fragili è un dovere morale. Varese sta dimostrando di avere questa sensibilità, con investimenti importanti e risultati concreti. Ma tutto questo è possibile soltanto lavorando insieme».
Un lavoro che non si conclude con il taglio del nastro. Sono già previsti ulteriori miglioramenti degli ambienti e delle condizioni di permanenza, mentre la rete dei servizi continuerà a evolversi sulla base delle necessità delle persone accolte.
Perché il traguardo, come ha ricordato Molinari, non è semplicemente garantire un posto letto, ma fare in modo che quel posto letto, prima o poi, non sia più necessario.


























