Al processo per l’omicidio di Davide Gorla, il commerciante di 64 anni ucciso con 28 coltellate nel suo negozio di via Milano a Busto Arsizio il 25 giugno 2025, Emanuele Mirti ha respinto le accuse, sostenendo di aver visto un altro uomo aggredire la vittima.
Ieri, al centro dell’esame in Corte d’assise, il debito di circa 10mila euro per affitti arretrati che Gorla vantava nei suoi confronti. Mirti ha ammesso di aver raccontato bugie al commerciante per rinviare il pagamento, parlando di finanziamenti e bonifici inesistenti. Ha riconosciuto di essere l’uomo ripreso dalle telecamere mentre entrava e usciva dalla Galleria di via Milano, riferendo di aver consegnato 1.350 euro alla vittima prima di allontanarsi. Ha poi descritto un presunto aggressore, con capelli brizzolati e occhiali, che avrebbe accoltellato Gorla e minacciato anche lui. Ha giustificato così le tracce di sangue sulle scarpe e il cambio d’abiti, oltre ad aver bruciato un paio di pantaloni.
La Procura ha evidenziato però l’assenza di riscontri: nessuna telecamera mostra l’uomo descritto e sul cellulare non risulta la partita online citata da Mirti nel lasso temporale dell’omicidio.














