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Territorio | 02 ottobre 2026, 10:18

Consensi alla donazione di organi: Busto viaggia col freno a mano tirato

La percentuale di "no" è più alta che nel complesso della Provincia di Varese e in Lombardia. Al convegno annuale della sezione Aido intitolata a don Gnocchi, numeri, approfondimenti e riflessioni sulla cultura del dono, su un gesto di generosità che non costa nulla, sul percorso che parte dall’intervento. Maria Iannone, presidente del sodalizio: «Continueremo a lavorare per ottenere i “sì” che salvano vite. Nel 2027 compiamo 50 anni, intensificheremo il nostro impegno»

Sede della Croce Rossa di via Savona, 1 ottobre, 20.45. Al convegno annuale di Aido Busto Arsizio, dopo i saluti iniziali e il benvenuto di Giulio Turconi, presidente del Comitato locale Cri, la parola passa agli esperti. E l’attacco è shock. Laura Chierichetti, medico rianimatore e referente in Asst Valle Olona per la donazione degli organi, è chiara: «I no alla donazione crescono, il tasso su scala nazionale è di circa il 40 per cento. In Lombardia le opposizioni sono al 33 per cento, la Provincia di Varese è in linea con la Regione, al 33,4. A Busto siamo al 39,6». Motivi? Presumibilmente numerosi. La domanda sul consenso fatta in Anagrafe, al rinnovo della Carta d’identità, forse avviene in un contesto non ideale, molti cittadini arrivano in Comune senza averci pensato, dunque vengono colti alla sprovvista. Leggende metropolitane e fake news pesano. «È incredibile ma molti pensano che dando il consenso alla donazione non verranno curati a dovere». Il convincimento: prima muoio, prima mettono le mani sui miei organi. Risultato: «I donatori sono troppo pochi rispetto ai riceventi. E in lista d’attesa si muore».

L’appuntamento organizzato dalla sezione Aido intitolata a don Gnocchi è stato una miniera di informazioni e spunti. Platea attenta, partecipe, numerosa. C’erano, fra gli altri, il consigliere regionale Emanuele Monti (nel suo saluto iniziale, la sottolineatura sul problema dei consensi, oltre che al percorso in dirittura d’arrivo per la prima legge regionale sul Terzo Settore), il tenente colonnello dei Carabinieri Andrea Poletto, l’amministratrice nazionale dell’associazione donatori, Donata Colombo, l’assessore di Busto Mario Cislaghi (tra le sue deleghe, Servizi demografici/Anagrafe), i consiglieri comunali Maurizio Maggioni e Vincenzo Marra, l'attuale segretario cittadino della Lega, Alessandro Albani. A presentare i relatori, la presidente di Aido Busto Arsizio, Maria Iannone, il dottor Adelio Scorti, socio Aido e coordinatore della serata, il giornalista de “Il bustese”, Stefano Tosi.

L’approfondimento più tecnico su ciò che avviene, o dovrebbe avvenire, prima, durante e dopo il trapianto è stato affidato al professor Giulio Carcano, direttore del Dipartimento interaziendale trapianti e della Struttura complessa di Chirurgia generale d’urgenza e dei trapianti in Asst Sette Laghi. «Un luminare» ha sottolineato il dottor Scorti introducendone l’intervento. Con componenti della sua equipe (il professor Giuseppe Ietto, l’infermiera Elena Ferrari, il chirurgo Mattia Gritti), Carcano ha parlato del dono calando il discorso nella concretezza di ciò che una pluralità di figure, personale medico e infermieristico oltre allo stesso paziente, deve affrontare, in particolare nell’ambito del trapianto del rene. In sala operatoria e oltre, dalla gestione dell’immunodepressione all’alimentazione, dall’adesione alle terapie alla necessità di un’attività fisica progressiva e calibrata (ha sviscerato il tema anche Andrea Moriondo, professore associato di Fisiologia al Dipartimento di Medicina e Innovazione Tecnologica dell’Insubria).

Il professor Carcano ha riportato i presenti al 1967, alle parole del padre che consentì di prelevare il cuore alla figlia Denise, vittima di un incidente, perché il professor Barnard potesse trapiantarlo: «Era il mio modo di ribellarmi alla morte. Ho detto sì e lo direi ancora». Ricordato l’effetto Nicholas, l’impennata di consensi alla donazione successivo alla morte del piccolo Nicholas Green, vittima innocente di un agguato sulla Salerno – Reggio Calabria nel 1994: «Sette italiani ricevettero suoi organi e tessuti, una di loro è diventata da poco nonna». Ancora, con riferimento esplicito al “caso Gallarate”, cioè al no alle informazioni in arabo sulla donazione, all’anagrafe del Comune: «Noi abbiamo materiale in 12 lingue, ricordiamoci che dobbiamo sostenere e diffondere una cultura».

Da cosa nascono i no a questa cultura e ai valori che la costruiscono? «Senza empatia – ha sottolineato Maria Marconi, psicologa e psiconcologa in Asst Valle Olona - resto indifferente. Eppure l’empatia non mi ruba nulla. (…) Dietro al no c’è l’incapacità di vivere la vita nella dimensione della cura. Però attenzione, senza reciprocità non riusciamo a stare bene nemmeno nelle famiglie, tra gli amici, con i colleghi».

Emozionante ed emozionato Roberto Zausio, intervento e percorso di ritorno alla normalità affrontati 15 anni fa, alle spalle un’esperienza di coma e giorni trascorsi tra la vita e la morte. «Mentre non c’ero, qualcuno ha combattuto per me» ha affermato, rivolgendo parole di gratitudine a medici, agli infermieri, alla moglie e ovviamente alla persona grazie alla quale oggi vive, lavora, fa sport: Zausio è campione europeo e mondiale con la nazionale di volley trapiantati. «Non saprò mai il nome del mio donatore. Ma lo sento in me a ogni schiacciata».

«Continueremo a fare informazione e a sensibilizzare – ha assicurato la presidente Aido, Maria Iannone - continueremo a girare con persone come Roberto, con le loro testimonianze, con i medici, con i nostri volontari, anche giovani. Continueremo ad andare nelle scuole. Intensificheremo gli sforzi e ci faremo conoscere ancora di più, anche grazie all’anniversario che si avvicina: nel 2027 compiamo 50 anni, sarà un anno intenso».

S.T.

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