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Politica | 20 settembre 2026, 15:35

VIDEO. Pontida, la sfida di Salvini: «Congresso a ottobre». Le voci della provincia di Varese

Le tensioni che avevano preceduto l’appuntamento sul Pratone tra i fedeli al segretario e il fronte nordista sembravano essere state messe sotto al tappeto. Almeno fino all’annuncio a sorpresa del leader. Prima Romeo e Fontana avevano proposto la formula del «partito federale». Giorgetti dal palco: «I nemici non sono dentro la Lega, sono fuori»

Le foto e i video realizzati a Pontida sono di Alessandro Galbiati

Le foto e i video realizzati a Pontida sono di Alessandro Galbiati

L’annuncio a sorpresa di Matteo Salvini arriva alla fine, quando le tensioni che avevano preceduto Pontida tra i fedeli al segretario e il fronte nordista sembravano essere state messe sotto al tappeto, limitate a qualche sparuto coro o striscione.
«Domani convocherò il consiglio federale della Lega e proporrò di convocare nel mese di ottobre un congresso straordinario per decidere insieme come marciare uniti e compatti».

È la notizia che spiazza, l’annuncio di quello che può trasformarsi in un referendum sulla leadership del “Capitano”. Come si comporteranno ora i nordisti? Come risponderà la provincia di Varese, i cui amministratori, giunti sul Pratone intitolato oggi a Umberto Bossi, avevano ripetuto che la Lega è e resta una sola?
La prima «voce fuori posto» dopo il congresso, «che danneggia il lavoro di decine di migliaia di militanti in tutta Italia, dovrà spiegare a voi perché continua a fare il gioco della sinistra», è l’avvertimento del leader, che lascia il palco sulle note di Eye of the Tiger.

Romeo e Fontana

C’è profumo di salamelle nell’aria di Pontida. Ma sono le 9 del mattino, e il popolo leghista si mette in coda nel bar gestito da cinesi poco lontano dal “sacro prato” per un caffè e una brioche. Ancora poca gente sotto al palco, ma compaiono già striscioni a sostegno di Romeo e Fontana: «Bergamo è con voi». Davanti sfilano militanti con la maglietta con scritto «Leali sempre a Salvini».
Le divisioni che hanno scosso il partito nelle ultime settimane sono limitate a questo o poco più. Almeno fino alla bomba sganciata dal segretario federale quasi sui titoli di coda della prima Pontida senza Umberto Bossi.

Salvatore Romeo, capogruppo al Senato e segretario della Lega Lombarda, è già allo stand della Lombardia, attorniato da telecamere e microfoni. Pronto a portare sul palco «le proposte di una Lega più collegiale, che valorizza la squadra, più forte sui territori, che non dimentica dove è nata. Che metta le idee davanti alle persone». Ma senza spaccature: «Nessuno strappo, nessuna fronda, nessun dissidente. La Lega è una. Unita in una confederazione con Nord, Centro e Sud. Non tre Leghe, il federalismo non divide ma unisce».

Concetti che ripeterà sul palco, mentre Pontida si tinge di verde, il colore delle origini, per i fumogeni dei militanti. Concetti ribaditi anche dal governatore lombardo, il varesino Attilio Fontana. «Dove vogliamo andare? Verso il federalismo e verso un partito organizzato in modo federale, così che le istanze vengano dal basso».
Che cosa significa? «Devono esserci maggiori riconoscimenti ai territori, alla Lega Nord, alla Lega Centro, alla Lega Sud – preciserà poi –. Il partito deve valutare le necessità dei singoli territori e fare le proprie proposte. Un percorso che Matteo Salvini è disposto a seguire? «Vediamo, per ora ne stiamo discutendo», risponde il presidente lombardo.

«I nemici non sono dentro ma fuori dalla Lega», le parole pronunciate sul palco da un altro varesotto eccellente, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. A chi non c’era: «Senza di voi lo spirito di Pontida muore». Alcuni militanti, però, gli hanno fatto sapere che oggi avrebbero portato sul Pratone i propri figli: «Così il sogno non muore. Lo spirito di Pontida può continuare».

Le voci del Varesotto

Tra i primi ad arrivare c’è Andrea Cassani, segretario provinciale della Lega varesina. «Ci stiamo interrogando su che Pontida potrà essere», dice, non immaginando probabilmente l’annuncio a sorpresa di Salvini. «C’è un dibattito interno volto a raddrizzare le sorti del partito» in quello che è «sicuramente uno dei momenti più complessi della storia degli ultimi vent’anni della Lega». L’obiettivo è «coniugare Lega nazionale a istanze territoriali». Missione possibile per Cassani, alla sua ultima Pontida da sindaco di Gallarate ma, forse, non da segretario provinciale. La sua idea è infatti quella di ricandidarsi al congresso in programma entro fine ottobre. Quando – non era previsto – si terrà anche quello straordinario voluto da Salvini.

Arriva presto anche Manuela Maffioli, colei che è stata chiamata a prendere il posto in Parlamento di Bossi: «Avere questa responsabilità è un carico emotivo maggiore ma è anche una ragione di grande orgoglio e di grande senso di responsabilità – confida –. Le lacerazioni non fanno bene, invece il dibattito interno dimostra quanto il movimento sia vivo. Pontida è sempre stata il nostro momento di grande sintesi».

Altre voci dal Pratone. L’eurodeputata Isabella Tovaglieri rivendica la scelta sovranista del posizionamento europeo. Sulla maglietta la scritta “Remigrazione”: «È la battaglia all’immigrazione clandestina che la Lega porta avanti da anni. Oggi parlare di remigrazione significa anche parlare della questione settentrionale, perché è un problema che riguarda prevalentemente il nord, tra baby-gang e spaccio».

Il consigliere regionale Emanuele Monti rivendica le misure a favore delle aree di confine, rilanciando il lavoro portato avanti in questi mesi insieme al ministro Giorgetti, a beneficio anche della provincia di Varese. Sul momento della Lega: «La sintesi è Pontida. C’è la volontà di portare una bussola che guarda al territorio, affrontando i bisogni che i cittadini ci chiedono, come il problema dell’immigrazione e della sicurezza».

E poi ci sono loro, i “militanti ignoti”, incarnati dal saronnese Elio Fagioli, che di “Pontide” ne ha fatte tante da perdere il conto. «In Lega c’è ancora spazio per i militanti ignoti - dice -.  Anzi, sono quelli che andrebbero maggiormente ascoltati, come chiedono Romeo, Fontana e i militanti come me». Sulla bandana c’è il nome di Bossi, ma nessuna intenzione di chiedere il “passo di lato” a Salvini: «Caro Matteo, nessuno ti vuole mandare via, però ascolta anche gli altri che difendono il territorio», è l’appello.

Riccardo Canetta


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